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Ecologia, Salute ed Economia

Archive for 11 marzo 2009

L’agricoltura nel deserto grazie alla sabbia idrofoba

Posted by darmel su 11 marzo 2009

Fra Israele e la Giordania, a circa due chilometri dal Mar Morto, dove il suolo e la pioggia scende raramente e dove la temperatura media ad agosto è di 50°C un esperimento di permacultura ha già dimostrato che si può far crescere alberi da frutto nel deserto. Ora, una società situata negli Emirati Arabi Uniti (EAU), DIME ha creato una sabbia impermeabile idrofoba che si può stendere direttamente a terra o su un foglio a strati utilizzando le nanotecnologie. L’obiettivo è quello di impedire il rilascio della preziosa umidità che si forma nel deserto durante la notte rendendola disponibile alle radici delle piante. Questo sottilissima coltre di “super sabbia” è attualmente in fase di produzione al ritmo di 3000 tonnellate al giorno e promette una rivoluzione nel deserto.

Mohammad Saeed Hareb ingegnere della DIME spiega, che un foglio di sabbia impermeabile al di sotto della sabbia del deserto potrebbe combattere la desertificazione e facilitare la crescita delle piante, anche nei climi più aridi. Questo farebbe diminuire l’utilizzo di acqua fino al 75%. Oltre ad impedire l’utilizzo eccessivo delle falde profonde acquifere. Addirittura sarebbe possibile con il tempo coltivare in deserto dai suoli salini, dove le precipitazioni sono ancora più  basse e dove qualsiasi pioggia che cade evapora lasciando dietro sali che si accumulano nella parte superiore del terreno. Generalmente suoli come questi potrebbero essere trattati solo inondandoli con grandi quantità di acqua, ma anche se ciò fosse possibile, i risultati sarebbero di trovarsi con acqua stagnante ad alto contenuto di sali. Senza considerare inoltre il fatto che la maggior parte dei terreni desertici sono piatti, eliminando la possibilità di un facile drenaggio dell’acqua. Questa peculiarità è anche la più dannosa per le colture.

Per ragioni di proprietà, la DIME non rivelare l’esatta natura del rivestimento nanotecnologico in uso, ma lo chiama SP-HFS 1609. La formula è stata tuttavia approvata dalla tedesca Federal Environment Agency , che conferma la non pericolosità e la sicurezza ecologica della nuova sabbia impermeabile. Questa sabbia idrofoba di circa 14 micro-millimetri di spessore è venduta sfusa o inserita tra strati di polietilene puro, disponibile al Kg o in rotoli di 50 metri di lunghezza. L’obiettivo finale afferma la DIME è quello di convertire fino all’8% dei terreni desertici a seminativi dell’EAU entro il 2015, rispetto al 3,7% ad oggi.

Nella principale università degli Emirati Arabi, dove la sabbia idrofoba è stata testata dal dicembre del 2007, palme, erbe e riso sono tutti cresciuti con successo. Ma la vera sorpresa è stata del riso, un caso di successo e addirittura c’è chi prevede una rivoluzione nelle tecniche di coltivazione agricola in regioni aride come il Emirati Arabi Uniti, l’Africa, l’India e alcune parti dell’Australia. Man mano inoltre, che la popolazione aumenta anche la scarsità d’acqua è destinata ad aumentare nei prossimi decenni. Ricordando poi che in Medio Oriente e Africa del Nord, l’85% di acqua è utilizzata per l’irrigazione, un sistema agricolo di questo tipo che utilizza sabbia idrofoba potrebbe risultare veramente rivoluzionario.

Ma l’estrema utilità di un materiale come questo può essere in molteplici settori. L’utilizzo di sabbia idrofoba come fondamenta di una qualsiasi struttura consente di raggiungere un effetto di rottura capillare, garantendo una maggiore longevità della struttura. Stessa cosa vale per lavori sotterranei quali la posa di tubi o cavi, la sabbia idrofoba in questo caso è il luogo ideale su cui poggiare condotte di diverso tipo. La sabbia idrofoba è stata anche  testata di recente da alcune aziende di servizi pubblici nella regione artica, per seppellire fili elettrici e telefonici per proteggerli al meglio.

Fonte:
genitronsviluppo.com

www.dimecreations.com (sito della società)

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Nanotubi in titanio per convertire Co2 in metano e idrocarburi

Posted by darmel su 11 marzo 2009

Roma (Apcom-Nuova Energia) – I catalizzatori duali potrebbero rappresentare la nuova frontiera per convertire in modo efficiente il biossido di carbonio e l’acqua in metano e altri idrocarburi, utilizzando nanotubi in titanio ed energia solare. Questo l’esito della ricerca dei ricercatori della Penn State University che utilizzando luce solare ambiente, hanno ottenuto una resa di metano 20 volte superiore a quella normalmente riscontrata in laboratorio.

Il cuore della ricerca sta nel tentativo di riciclare il biossido di carbonio emesso nell’atmosfera dalla combustione di carbone in molecole di idrocarburi, utilizzando una forma di energia pulita come il solare e limitando così il riscaldamento globale.

Il direttore della ricerca, Craig A. Grimes, che insieme ai colleghi ha firmato un articolo di resoconto sulla rivista ‘Nano Letters’, ha spiegato di aver utilizzato nanotubi in biossido di titanio ‘dopati’ con azoto e rivestiti con un sottile strato di rame e di platino per convertire una miscela di biossido di carbonio e vapore acqueo in metano.

Utilizzando poi luce solare ambiente, i ricercatori hanno ottenuto una resa di metano 20 volte superiore a quella riscontrata in laboratorio utilizzando intense esposizioni ultraviolette.

“Convertire il biossido di carbonio e acqua in metano sfruttando la fotocatalisi è un’idea affascinante, ma storicamente i tentativi hanno ottenuto un’efficienza di conversione molto bassa”, ha spiegato Grimes. “Per ricavare una resa significativa della reazione, occorre un catalizzatore efficiente che utilizzi il massimo dell’energia disponibile nella radiazione solare”, ha aggiunto.

Fonte: notizie.virgilio.it

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