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Ecologia, Salute ed Economia

Archive for 23 marzo 2009

Rete idrica a pezzi, il 42% dell’acqua va perduta

Posted by darmel su 23 marzo 2009

L’articolo di seguito è tratto da un articolo del 2007 di Enzo Dimasi. Il tema degli sprechi è sempre molto attuale.
Siamo tutti impegnati a produrre, innovare e consumare risorse che non ci rendiamo conto del fatto che molti dei nostri problemi economici e non potrebbero essere risolti sistemando quello che abbiamo sotto il naso. Buona lettura!

Tra lotte politiche, sprechi e malagestione lo stato della rete idrica nazionale è semplicemente disastroso: per ogni 100 litri d’acqua che passano in rete, sono ben 42 quelli che si perdono nel nulla. L’emergenza riguarda tutta la penisola, ma è più evidente al Sud. Il primato spetta, infatti, a Cosenza, dove si perde il 70% dell’acqua immessa in rete, mentre Latina e Campobasso seguono con perdite del 65% e 61%.

Il problema è che gli acquedotti, nella maggior parte dei casi, sono abbandonati a se stessi: circa un terzo ha bisogno di manutenzione e almeno 50 mila chilometri di tubature devono essere completamente rifatti. Negli ultimi trent’anni, però, gli investimenti pubblici sono progressivamente diminuiti (dai 2,3 miliardi di euro del 1985 si è passati ai 700 milioni del 2005), anche se i numeri (63 mila addetti e 291 mila chilometri di rete acquedottistica) mostrano come si tratti di un settore di particolare importanza economica e strategica. Se alla vecchiaia della rete si aggiungono poi le perdite fisiche involontarie e volontarie, gli allacciamenti abusivi e gli usi non contabilizzati, ecco che si arriva al 42% di perdite dell’acqua erogata. I dati variano tra un valore minimo del 22% nell’Ambito territoriale ottimale (Ato) 3 Piemonte-Torinese e uno massimo del 73% nell’Ato 4 Lazio-Meridionale e nell’Ato 2 Abruzzo-Marsicano.

Il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, ha recentemente dichiarato che una delle priorità del proprio ministero è la risistemazione delle reti. In questo modo la situazione potrebbe migliorare notevolmente, ma ecco un esempio perfetto di carenza idrica e malagestione: Agrigento. La città siciliana è da sempre una delle più assetate d’Italia, eppure la quantità di acqua a disposizione dei cittadini è superiore alla media nazionale. Non è la mancanza d’acqua, quindi, il vero problema, bensì la rete idrica fatiscente (con perdite del 54%). In un contesto del genere, dove il primo passo dovrebbe essere quello di rimodernizzare la rete, il Commissario regionale all’emergenza idrica ha, invece, deciso di procedere alla costruzione di un dissalatore (del costo di oltre 10 milioni di euro) che permetterà agli agrigentini di avere ancora più acqua. In teoria, perché in pratica le perdite continueranno ad essere elevate ed in più si saranno spesi molti soldi inutilmente.

Enzo Dimasi (17 maggio 2007)

Fonte: giornalismo.maldura.unipd.it

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Possiamo fare a meno del ponte sullo stresso di Messina, ecco perchè

Posted by darmel su 23 marzo 2009

Ma perchè questa ostinazione con questa opera faraonica? Magari avesse vagamente a che fare un pochino con le opere dei faraoni, così saremmo sicuri che durerebbe nei secoli, ma non è così.

Serve davvero all’Italia? Non credete tolga risorse a opere davvero utili come il rifacimento della Salerno-Reggio Calabria, l’ammodernamento delle trarre ferroviarie in Sicilia (in molte zone sono ancora a un unico binario), la ristrutturazione completa della rete idrica (che perde in media il 42%!) ed elettrica.
Non parliamo delle risorse che lo Stato potrebbe riversare sulle energie alternative, nell’isolamento termico e nell’efficienza energetica delle case. Troppo ovvio! Così i cittadini pagherebbero bollette più leggere e avrebbero più soldi in tasca per i consumi, se consumare serve davvero al Paese. Ma questo Governo non si schioda dalle grandi opere.

Onestamente parlando con il bilancio carico di debiti dell’Italia non ci possiamo permette di fare altri passi più lunghi della gamba. Per questo qui c’è un link per una raccolta firme e dire NO! al ponte sullo stretto di Messina: sospendiamo il ponte sullo stretto.

Qui di seguito trovate qualche controindicazione alla costruzione del ponte di Messina così come le individua il Wwf.

Leggi il seguito di questo post »

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Un appello per difendere il verde in provincia di Milano e bloccare il cemento

Posted by darmel su 23 marzo 2009

Il Piano territoriale di coordinamento della provincia di Milano è in discussione da qualche giorno in Consiglio provinciale e il centrodestra ha presentato 1900 emendamenti per bloccarne l’adozione, ricorrendo all’ostruzionismo. Perché?
Perché il Piano punta a contenere il consumo di suolo, a dare più verde al nord Milano, a conservare le aree agricole milanesi, indica ai Comuni di riutilizzare le aree dismesse, di recuperare l’esistente e soprattutto vuole impedire nuove costruzioni nel Parco Sud.
A causa dell’ostruzionismo del centrodestra il Piano rischia di non essere adottato dal Consiglio in tempo utile, da oggi partiranno dei consigli provinciali ad oltranza per smaltire la mole di emendamenti. Nei 1.980 chilometri quadrati della provincia di Milano il 35% del territorio e’ occupato da edifici e costruzioni, ma il consumo del suolo, sulla base degli interventi di sviluppo gia’ pianificati, salira’ a breve al 42%. ”Il piano territoriale di coordinamento attualmente in discussione – ha spiegato l’assessore provinciale al Territorio Pietro Mezzi – si e’ posto un obiettivo quantitativo per arginare il consumo del suolo, fissando una soglia massima del 45%. Questo significa che dove si e’ superato questo limite si dovrebbe soltanto riutilizzare cio’ che e’ gia’ costruito ed evitare la dispersione urbana”.

Qui l’appello.

Fonte: ilKuda

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La Cina produrrà 22 Gigawatt con l’eolico entro il 2011

Posted by darmel su 23 marzo 2009

Beijing – Entro il 2011 la capacità installata degli impianti eolici in Cina raggiungerà i 22.04GW.

Questo permetterà ai produttori di migliorare i loro margini e probabilmente si assisterà a un cambiamento nella politica di creazione dei prezzi nazionali dell’energia elettrica fornita dall’eolico.

Zhao Gang, vicepresidente della CCID Consulting, parlando all’evento 2009 China International Clean-Tech and New Energy Investment Forum ha affermato che prevede che la Cina produrrà celle fotovoltaiche per una capacità di 6,975MW entro il 2011, di cui il 25% saranno pannelli a film sottile.

Nel frattempo, secondo Xinhua (l’agenzia di stampa ufficiale cinese)  la capacità installata di impianti fotovoltaici raggiungerà i 300MW.

CCID Consulting prevede che la Cina produrrà 2.44 milioni di tonnellate di etanolo entro il 2011, dalle 1.9 milioni di tonnellate prodotte nel 2008.

Il settore cinese delle energie rinnovabili, infatti, vedrà una graduale crescita del mercato domestico, miglioramento dell’innovazione, integrazione e riorganizzazione dell’industria.

Secondo CCID Consulting, il business dell’energia rinnovabile sarà il volano della crescita economica per le industrie locali. Ad ogni modo questo settore soffre ancora della mancanza di politiche incentivanti e di una vera capacità manageriale; inoltre ha ancora una forte dipendenza dalla tecnologia straniera.

La Cina ha prodotto 2,000MW (o 2 GW) di celle fotovoltaiche nel 2008, in aumento del 66.7% rispetto a un anno fa. La capacità installata ha raggiunto una potenza di 1,324MW, in crescita del 110.9% rispetto a un anno fa. Mentre con i pannelli termosolari ha scaldato un volume di acqua totale di 132.84 milioni di m2, in crescita del 23% rispetto a un anno fa.

Fonte: TheBioenergySite.com

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