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Ecologia, Salute ed Economia

Jeremy Rifkin: riduciamo i consumi di carne

Posted by darmel su 3 novembre 2009

Tutti gli scritti del professor Jeremy Rifkin, economista di fama mondiale, hanno in qualche modo influenzato le opinioni di studiosi e politici. Difficile dire lo stesso per Ecocidio, il saggio uscito quasi vent’anni fa contro quella che viene definita la «cultura della bistecca».

Professor Rifkin, il suo j’accuse contro un sistema alimentare basato essenzialmente sul consumo di carne è rimasto praticamente inascoltato. Perché?
In effetti è un problema di cui nessuno vuole parlare – risponde Rifkin –. Pochi sanno che l’allevamento e la produzione di carne contribuiscono al riscaldamento globale più di tutti i mezzi di trasporto messi insieme. La produzione di carne è in assoluto la seconda causa di emissioni di gas serra sul pianeta (la prima è il riscaldamento degli edifici). Eppure nessun leader politico dei 175 paesi nel mondo ha mai speso una sola parola su questo tema, inclusi Obama e Al Gore.
Siamo nel mezzo di una crisi economica, ambientale ed energetica senza precedenti che sta mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza della nostra specie. In questo contesto osservo che, da un lato, l’allevamento occupa il 28% delle terre non ghiacciate del pianeta e 1,3 miliardi di capi di bestiame consumano una spropositata quantità di risorse, mentre dall’altro lato 850 milioni di persone soffrono per scarsa nutrizione. L’assurdo è che delle grandi quantità di cereali prodotte nel mondo, solo un terzo viene destinato all’alimentazione umana. Il resto viene destinato a foraggio per il bestiame allevato nei paesi ricchi, dove per contro si muore per malattie come cancro, colesterolo, infarto, diabete. Vale a dire malattie spesso causate da un eccessivo consumo di carne.
Credo sia arrivato il tempo di discutere a livello globale sul l’impatto che questo tipo di agricoltura sta avendo sulla nostra economia, sull’ambiente e sui milioni di persone che ogni giorno muoiono di fame.

Qualcosa le fa credere che sia in atto una maggiore presa di posizione nella giusta direzione, o l’atteggiamento è rimasto quello di allora?
Potrei citare Rajendra Pachauri, premio Nobel per la pace nel 2007 insieme ad Al Gore, il quale ha dichiarato pubblicamente che la migliore soluzione per contrastare il cambiamento climatico è la riduzione del consumo di carne. Ma nessuno sembra abbia colto il valore di quella dichiarazione. Paul McCartney ne ha parlato, sua moglie Linda, deceduta di tumore, ha scritto la prefazione del mio libro per l’edizione inglese, io ne ho parlato, il ministro tedesco dell’Ambiente ne sta parlando.
Negli Usa, invece, non è successo nulla. Si va avanti con l’industrializzazione degli allevamenti, con le bestie tenute in spazi ristretti che favoriscono la diffusione di virus che mutano a contatto tra un esemplare e l’altro. L’ultimo caso è l’influenza suina, prima c’era stata l’aviaria. Dobbiamo svegliarci! Se questa maniera di fare agricoltura è nociva per gli animali, lo è anche per la popolazione, per l’ambiente e per il pianeta.

Cambiare la cultura di una popolazione è difficile. Quale potrebbe essere lo strumento da utilizzare per indirizzare le persone verso regimi nutrizionali caratterizzati da un minore consumo di carne?
Assistiamo quotidianamente a discussioni globali su come ridurre il consumo energetico domestico, su come utilizzare più efficientemente l’energia, sul riciclo dei rifiuti e su come rendere più efficiente il consumo di carburante, ma non c’è ancora alcun dibattito su come ridurre il consumo di carne. Si parla di come tassare le emissioni di anidride carbonica, come già avviene per il petrolio, ma non si parla di tassare la carne. Perché? Ricordiamoci che l’uomo è onnivoro e che i nostri antenati erano cacciatori occasionali. Siamo stati disegnati biologicamente per ingerire un grande quantitativo di frutta e verdura e poca carne.
Il regime alimentare che dovrebbe essere adottato in tutto il mondo è la dieta mediterranea. Questo permetterebbe di ridurre l’utilizzo di carne e liberare terre agricole: si potrebbe quindi coltivare più cibo per l’umanità, facendone di conseguenza diminuire il prezzo. La salute della popolazione migliorerebbe, poiché nei paesi ricchi si ridurrebbero le malattie derivanti dal l’alto consumo di grasso animale, mentre in quelli più poveri aumenterebbe la quantità di cibo a disposizione, garantendo alla popolazione una vita decente.
È veramente così difficile cambiare le nostre abitudini alimentari riducendo il consumo di carne e aumentando quello di cereali, frutta e verdura?

Fonte: luxury24.ilsole24ore.com

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