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Ecologia, Salute ed Economia

Archive for marzo 2010

Beppe Grillo e il suo movimento MoVimento 5 Stelle

Posted by darmel su 26 marzo 2010

Qualche riflessione sul movimento politico di Beppe Grillo (MoVimento 5 stelle) e delle sue iniziative in vista delle prossime elezioni di marzo. Il movimento propone una politica che parte dal basso e attenta ai temi dell’ambiente, dell’energia, dei rifiuti, della mobilità, delle privatizzazioni e di tanto altro.

Come probabilmente molti cittadini, anche io sono spesso nauseato dalla politica che conosciamo attraverso TV e giornali e spesso e volentieri me ne disinteresso. Proprio per questo evito di inserire post politicizzanti in questo blog.

Ma qualche giorno fa mi è successo qualcosa di nuovo: sono letteralmente inciampato in un comizio di Beppe Grillo (per il quale ammetto ho avuto sempre una simpatia per il personaggio comico e qualche dubbio per il politico nascente), in vista delle elezioni regionali di marzo. Sono rimasto ad ascoltare una mezz’oretta perchè ho pensato che se riesco a guardare la TV idiota di prima serata perchè non dovrei ascoltare un comizio di Beppe Grillo: in piazza c’era una bellissima atmosfera partecipativa e seria ma allo stesso tempo leggera. Il movimento mi è piaciuto perchè fatto dal basso, dai cittadini, e pieno di iniziative concrete e vicine al mio senso civico.

Fino ad ora non sapevo veramente su quale partito indirizzare il mio voto per le prossime elezioni regionali. Tutti i manifesti mi sembravano uguali e non dicevano quello che volevo sentire: attenzione al territorio, gestione sensata delle risorse e progetti nuovi, attenzione alle energie alternative e un NO secco alla follia del nucleare.

Possiamo criticare quanto vogliamo Beppe Grillo, ma è un fatto che sta riscuotendo l’interesse o perlomeno la curiosità di tantissimi italiani, compreso il mio.

Qui di seguito è possibile trovare una sintesi del movimento, estratto dal sito di Beppe Grillo beppegrillo.it

Il MoVimento 5 stelle raccoglie le esperienze di cittadinanza attiva svolta, in questi anni, da decine di Gruppi di attivisti.
Siamo una rete di cittadini auto organizzati che ha accolto la sfida lanciata da Beppe Grillo il 4 ottobre 2009 di mobilitarsi contro la corruzione della politica, siamo fortemente motivati a reagire attivamente alla profonda crisi del sistema economico e democratico nazionale.

Siamo una rete di cittadini auto organizzati, composta da centinaia di persone che stanno lavorando liberamente e gratuitamente a questo progetto politico nato grazie anche ad Internet. Dallo scambio continuo di esperienze, idee e professionalità, è stato costruito il programma politico, discusso e sviluppato dalla Rete.

Il movimento 5 stelle ha deciso di mobilitarsi e di presentarsi come Vera alternativa per le Elezioni Regionali del 28 e 29 marzo 2010 in Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Si presenta alle elezioni indipendente da ogni partito, una scelta decisa per garantire al meglio l’interesse pubblico.

Il Movimento 5 Stelle presenta un nutrito programma d’intenti, esemplificato nelle cinque stelle (acqua pubblica, tutela dell’ambiente, sviluppo sostenibile, mobilità sostenibile, connettività libera e gratuita), e propone di fare proprie e replicare le tante “buone pratiche” che già esistono, nel nostro paese e nel mondo.

Il tentativo è inoltre quello di proporre non un nuovo partito, ma una rete di cittadini; di riportare l’impegno politico ad essere un “servizio” invece che un “potere”.

Primo obiettivo: permettere ad almeno un candidato di entrare in consiglio, per essere gli occhi e la voce di una partecipazione democratica diretta, tramite appunto una rete, dove ognuno conti uno; ogni persona potrà proporre, discutere e votare le scelte portate avanti nel tempo.

Beppe Grillo non è né candidato né candidabile nel Movimento di cui è il principale promotore, per via delle regole che la lista si è data. Solo persone incensurate; già questa è, nel quadro politico nostrano, una bella novità. Tramite assemblee e votazioni aperte a tutti, si è definita una lista di cittadini dell’età media di 35 anni, non politici di carriera e che, se eletti, non potranno superare i due mandati.

Il nostro obbiettivo è di rendere effettiva la Democrazia:

  • informando costantemente su quello che succede nei luoghi del potere politico;
  • rendendo pubbliche le proposte di legge prima che vengano votate;
  • incentivando la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica;
  • controllando e opponendosi ad ogni forma di malaffare;
  • dando spazio alle “buone pratiche” per l’amministrazione pubblica e alle politiche ecologiste e virtuose.

Il nostro obbiettivo è di rendere effettiva la Democrazia:

  • informando costantemente su quello che succede nei luoghi del potere politico;
  • rendendo pubbliche le proposte di legge prima che vengano votate;
  • incentivando la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica;
  • controllando e opponendosi ad ogni forma di malaffare;
  • dando spazio alle “buone pratiche” per l’amministrazione pubblica e alle politiche ecologiste e virtuose.

I nostro valori fondanti:

  • Il cittadino al centro della vita politica e delle decisioni pubbliche.
  • La salute e la tutela dell ambiente intesi come bene comune irrinunciabile.
  • La trasparenza nella gestione della cosa pubblica e nei rapporti con i cittadini.
  • La democrazia diretta per coinvolgere i cittadini nelle decisioni e come antidoto ad ogni forma di emarginazione e di violenza: uno vale (davvero) uno.
  • La rivalutazione delle competenze e dei meriti al posto del clientelismo.
  • La centralità dei valori quali il rispetto, il confronto e l’onestà.
  • La creazione delle opportunità perchè tutti possano vivere nella legalità.
  • La corretta informazione come fondamento della libertà di decidere.
  • Il rifiuto in modo assoluto di ogni forma di violenza.

Alcune delle nostre proposte per una Lombardia a 5 stelle:

ACQUA PUBBLICA: contro la legge per la privatizzazione voluta da tutti i partiti.

LAVORO: favorire la trasformazione del Sistema Produttivo in chiave ecologica e sostenibile, favorire l’Agricoltura locale, la Filiera corta e i prodotti a “KM zero”, Vera tutela del lavoro e del consumatore.

ENERGIA: riduzione drastica degli sprechi energetici, edilizia a basso consumo, Si alle fonti di energia rinnovabile e No al nucleare.

AMBIENTE: Stop alla cementificazione selvaggia e al consumo di territorio, Vera difesa delle aree verdi.

RIFIUTI: Si alla raccolta differenziata fonte di materie prime, No agli inceneritori fonti di inquinamento.

MOBILITÀ: indirizzare la maggior parte degli investimenti sul trasporto pubblico.

ETICA: Controllo sull’attività amministrativa e legislativa, eliminazione dei privilegi della casta partitica.

Sostegno prioritario alla SCUOLA PUBBLICA e alla SANITÀ PUBBLICA contro le privatizzazioni selvagge dei servizi più importanti.

INTERNET bene universale gratuito e accessibile a tutti, fonte di informazione libera e strumento di democrazia per il futuro.

Tutte le informazioni sul MoVimento 5 stelle potete trovarle su: beppegrillo.it

Un estratto del discorso di Beppe Grillo a Milano il 24 marzo 2010

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Crisi economica: il consumatore spende meglio ed è attento all’ambiente

Posted by darmel su 16 marzo 2010

Milano, 16 mar. – (Adnkronos/Labitalia) – La crescita economica non si è soltanto interrotta per via della crisi, ma ha anche smesso di essere vissuta come valore assoluto. Nella società italiana, e non più solo in nicchie ristrette, si fa strada la convinzione che siano possibili e apprezzabili stili di vita contraddistinti dalla “condanna dello spreco, l’attenzione alla sostenibilità ambientale, il disagio per le forti sperequazioni sociali, una maggiore oculatezza nello spendere, la presa di distanza da processi di accumulazione di beni e servizi scissi da una loro effettiva fruizione, uno shift di attenzione dai beni identitari a quelli relazionali, un diffuso goodwill verso le marche che si caratterizzano per una maggiore attenzione alla dimensione etica”. Lo sottolinea Giampaolo Fabris, docente di sociologia dei consumi all’Università Iulm, nel libro “La società post-crescita. Consumi e stili di vita” (Egea, 2010, 430 pagine, 26,50 euro).

Costretto a spendere meno, il consumatore si è accorto che può spendere meglio, rispettando gli altri e l’ambiente senza rinunciare alla qualita’, rivela Giampaolo Fabris. Per il sociologo, i più recenti sviluppi dei consumi, in un trend complessivamente negativo a causa della crisi, vedono andare controcorrente comparti come l’alimentazione biologica o il benessere, mentre sembra definitivamente superata la fase di bulimia dei consumi che aveva contraddistinto gli ultimi anni. I tempi di sostituzione di automobili ed elettrodomestici si allungano in assenza un’usura effettiva, i guardaroba si restringono, in tavola arriva meno quantità, ma più qualità e al possesso si comincia a preferire l’accesso.

Il cittadino, in quanto a disponibilità a sobbarcarsi gli impegni della raccolta differenziata dei rifiuti, ha abbondantemente scavalcato le capacità organizzative delle amministrazioni locali. Anche in economia, viene messa in discussione la tirannia del Pil come unico indicatore di sviluppo. A dare conto con maggiore trasparenza di questo mutamento è il settore alimentare.

“Gli italiani che dichiarano di consumare regolarmente cibi biologici -dice Fabris nel libro- passano dal 22% del 2008 al 26% del 2009 (circa il 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane). Nielsen segnala che, nella prima metà del 2009, si è registrato nella Gdo un aumento del biologico dell’8,5%. L’Italia, con circa 50.000 produttori che adottano tecniche di coltivazione rispettose dell’ambiente alimentando un mercato di circa 3 miliardi di euro e oltre un milione di ettari dedicati, è il primo produttore al mondo nell’agroalimentare biologico”, mentre si diffondono forme alternative di distribuzione come i farmer market e l’agriturismo, attente al valore dei prodotti del territorio.

Il consumatore, costretto dalla crisi a spendere meno, ha scoperto che può spendere meglio, affrancandosi in parte dai miti delle marche: i monogami, che nel 1995 erano il 47,9% della popolazione, oggi sono solo il 39% e i livelli di soddisfazione sono crollati.

Fabris interpreta il cambiamento come la rivincita di uno stile di vita mediterraneo contrapposto a quello anglosassone e ne vede la tangibile conferma nel salvataggio di Chrysler da parte di Fiat, nel nome dello sviluppo di auto più economiche e rispettose dell’ambiente, nonchè nella diffusione di nuove abitudini alimentari anche negli Stati Uniti.

Il sociologo ammette di individuare una tendenza ancora nella sua fase iniziale. “Il più forte ostacolo alla sua diffusione -scrive- è la mancanza di una elaborazione collettiva, di paradigmi a cui fare riferimento, l’assenza di modelli proposti dai media”. I consumatori, però, si stanno attrezzando anche per questo: il web si sta rivelando decisivo nel superamento della passività, dovuta a una forte asimmetria informativa, che ha caratterizzato in passato il loro rapporto con i produttori e il libro di Fabris potrebbe rappresentare un importante nucleo di elaborazione teorica per il movimento emergente.

Fonte: adnkronos.com

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Quibio, la bioplastica tutta italiana

Posted by darmel su 15 marzo 2010

Dall’idea di due cagliaritani, Giuseppe Brau e Maria Grazia Sanna, 10 anni fa è nato Quibio, portale specializzato nell’e-commerce di prodotti in bioplastica, biodegradabile e compostabile al 100%. I prodotti possono essere acquistati sul sito di Quibio e verranno spediti gratuitamente in tutta Italia in sole 48 ore, questo è quanto promettono alla Quibio.

Ci sono utensili per la casa ad uso quotidiano, ed usa e getta, di tutte le categorie, tutti rigorosamente col prefisso bio: biobicchieri e biotazzine, biovaschette, biopannolini, biopattumiere, biopiatti, biociotole, biotovaglie, bioposate, biogiochi, bioguanti… insomma, di tutto e di più.

I prezzi sembrano abbastanza competitivi. I pannolini, ad esempio, in confezione da 30 vengono intorno ai 14 euro, e non dimentichiamoci il trasporto gratuito (con un ordine minimo di 30 euro) e la possibilità di ricevere i prodotti comodamente a casa nostra. Un po’ più costose mi sono sembrate invece le posate: una confezione da cinquanta forchette in bioplastica costa intorno agli 8 euro, quando nei supermercati si trovano anche 100 posate ad un euro. Ma non si può avere tutto, e l’ecosostenibilità spesso, si sa, che ha costi proibitivi. Va meglio per le tovagliette in carta riciclata che partono dai sei euro. La Quibio fornisce carte da imballaggio, sacchetti biodegradabili e altri prodotti a molte aziende italiane, senza dimenticare i privati. La mission dell’azienda è fornire:

Posate, piatti, bicchieri e tutti quei prodotti di largo consumo destinati a trovare una collocazione nel mercato, tra gli utenti ecosensibili che preferiscono l’utilizzo di oggetti rispettosi della natura. Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione all’utilizzo dei prodotti ecocompatibili nel settore dell’usa e getta.

Insomma un usa e getta tutto italiano e tutto biodegradabile, che si propone su larga scala, con prodotti di vario genere, e che festeggia il suo decennale nell’e-commerce con un po’ di sana pubblicità. Anche quella, rigorosamente, bio.

Fonte:
Quibio.it
ecologiae.com

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Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Posted by darmel su 15 marzo 2010

A Febbraio Terna ha presentato il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che tra mille difficoltà cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione: quella che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.

Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.

Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.

La seconda, invece, è che non si parla di nucleare nonostante il fatto che, se le centrali un giorno dovessero realmente vedere la luce, avranno bisogno di una rete molto robusta per sopportare la nuova quantità di energia prodotta. Non è strano, a dire il vero, visto che è ancora fortissimo il dibattito sulla localizzazione dei siti e la maggior parte dei governatori stanno dando battaglia per evitare di trovarsi, tra una decina di anni, con la centrale nel giardino. C’è da scommettere, però, che ogni tipo di valutazione sul dove verranno messe le centrali atomiche dovrà passare prima da una valutazione di Terna sul come allacciarle in rete.

Per le rinnovabili, invece, le buone notizie sono due: l’eliminazione dei vincoli strutturali, come già accennato, e l’istallazione di pannelli fotovoltaici in terreni adiacenti le stazioni elettriche che, attualmente, non sono utilizzati. Terna dichiara la volontà di spendere circa 300 milioni di euro in questo progetto e crede di poter arrivare a 100 Mw istallati nel solo 2010. Si tratterà, per essere più precisi, di impianti di piccola taglia.

La vera, buona notizia, però, è un’altra: il grosso degli investimenti per la rete sarà al centro-sud dove, contemporaneamente, ci sono sia le centrali più vecchie che le reti più vecchie. Il solo fatto di avere collegamenti nuovi e più robusti permetterà di utilizzare centrali più pulite. Due esempi per chiarire: con il raddoppio dell’elettrodotto sottomarino Sorgente-Rizziconi che collega Sicilia e Calabria si potrà fare a meno dell’inquinantissima centrale termoelettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela (Me) perchè l’energia in meno (1.600 MW) si potrà in parte importare in Sicilia dalla Calabria. Certo, si spera che non sia l’elettricità della centrale a carbone di Saline Joniche

Discorso simile in Sardegna per l’elettrodotto di collegamento con il continente, il Sapei, che farà il paio con il gasdotto Galsi e permetterà di sostituire le centrali a carbone e a gasolio sarde con nuove centrali a turbogas a ciclo combinato. Non sono proprio ecologiche, ma di questi tempi è sempre meglio di niente. Sempre il Sapei, per finire, permetterà di sfruttare al meglio l’abbondante produzione eolica sarda, realmente ecologica anche se a qualcuno non piace.

Fonte: ecoblog.it

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Nasce Asso Energie Future, prima battaglia: difendere gli incentivi

Posted by darmel su 15 marzo 2010

Febbraio è nata una nuova associazione di categoria che raccoglie una trentina di aziende attive nel campo dell’energia e, in particolare, del fotovoltaico. Si chiama Asso Energie Future, non è ancora associata a Confindustria, ma il suo statuto ne prevede la posibilità.

Il presidente di questa associazione è Massimo Sapienza, un catanese di appena 35 anni che oggi vive nella capitale ai Parioli, presidente e amministratore delegato di Helio Capital S.p.A. che, a sua volta, è un fondo chiuso di investimento specializzato negli investimenti in energie rinnovabili. Il primo di questi investimenti è stato un impianto fotovoltaico da 1 MW in Puglia.

Helio Capital è posseduto da Cimino & Associati Private Equity (Cape). Non è la prima volta che parliamo di Cape su Ecoblog: è la stessa azienda che ha proposto “Sunny car in a sunny region”, cioè il progetto di riconversione della Fiat di Termini Imerese in una fabbrica di auto elettriche e colonnine di ricarica. Un progetto che dovrebbe essere realizzato da Cape Regione Siciliana Sgr S.p.a., un altro fondo chiuso misto pubblico-privato che vede la stessa Regione Sicilia come socio al 49%. Mezza Termini, quindi, se la potrebbe comprare la stessa Regione.

Asso Energie Future è un’associazione che probabilmente farà parlare di sè. O almeno così si potrebbe ipotizzare visto che in meno di un mese di vita, come ben si può constatare dalla rassegna stampa aziendale, ha già collezionato un paio di pezzi sul Sole 24 Ore, due su Quotidiano Energia e vari passaggi su alcune delle maggiori agenzie nazionali di stampa.

Insomma, questa è gente ben messa, che ha i soldi e che sa come farli girare. E a deciso di farli girare nel settore delle rinnovabili. Si dirà: vengono a fare incetta di soldi pubblici, tra incentivi e Certificati Verdi. Più o meno, ma sarebbe una interpretazione troppo semplicistica della situazione. Vero è che la prima battaglia di Asso Energie Future è quella per la conferma del Conto Energia, come confermano le proposte pubblicate dall’azienda stessa nel suo sito web.

Tuttavia, sempre nelle stesse proposte, si legge anche qualcosa di molto interessante: se venissero mantenuti gli attuali incentivi il rendimento in vent’anni del capitale investito in fotovoltaico sarebbe del 10% mentre lo stesso capitale, investito nel settore immobiliare, renderebbe l’11%. Se invece, come sembra dalle indiscrezioni che girano in questi giorni, gli incentivi del Conto Energia venissero abbassati (si parla di tagli tra il 6 e il 15% circa) la redditività dell’investimento nel solare sarebbe ben lontana dal grande banchetto che molti descrivono.

Detta in altre parole: se il Governo taglia gli incentivi i soldi andranno verso il mattone, se li lascia come sono andranno nelle rinnovabili. Un bivio non da poco, vista la terribile tendenza italiana alla speculazione edilizia che, si sa, è sempre ben retribuita. Sarà forse un caso che, da un paio di mesi a questa parte, si parla solo di nuovo Conto Energia e di Piano Casa? Probabilmente no e, sinceramente, tra i due scelgo il primo: l’Italia ha già un passato di cemento, palazzine ed ecomostri illuminati e riscaldati a petrolio, vorrei che provasse ad avere un futuro diverso.

Fonte: ecoblog.it

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Pramac: energia con stile

Posted by darmel su 14 marzo 2010

Il Gruppo Pramac sviluppa, produce e commercializza a livello mondiale gruppi elettrogeni, macchine per la movimentazione interna, moduli ed altri componenti per impianti legati alle energie rinnovabili. Pramacutilizza il suo network globale per distribuire questi prodotti nei mercati di tutto il mondo.

Pramac nasce dall’integrazione di varie realtà commerciali leader nei settori della movimentazione, della produzione di generatori elettronici e di componenti per impianti fotovoltaici.

Articolo su blogonomy.it:

Stare dietro alla sua parlata toscana diventa ancora più difficile quando Paolo Campinoti, vicepresidente e amministratore delegato di Pramac, attacca con le citazioni: dalla saga di Rocky Balboa all’impegnatissimo guru della green economy Jeremy Rifkin, passando per Carl Lewis e i vecchi rullini della Kodak. «Tutti elementi» dice Campinoti «che in qualche modo hanno contribuito alla nostra idea di business». Business che per la senese Pramac, fondata nel 1966 da suo padre Mario e sbarcata a Piazza Affari esattamente quattro anni fa, è fatto allo stesso tempo di produzioni tradizionali (dai generatori elettrici ai carrelli elevatori) e di visioni ultrafuturistiche, come i moduli fotovoltaici di ultima generazione prodotti in Svizzera e la microturbina RevolutionAir, lanciata il 27 gennaio, che si affida anche al design di Philippe Starck per conquistare anche l’utenza domestica. Prima, però, bisogna parlare di Rocky, Lewis e Kodak.

Cosa c’entrano una serie pugilistica e un atleta olimpico con Pramac?
Niente, a parte che il suo amministratore delegato è un fanatico di sport. E che crede nel motto del vecchio Mickey (il primo allenatore di Rocky, ndr): «Se vuoi vincere, devi sempre guardare il tuo avversario con gli occhi della tigre».

Che cosa significa?
Avere più «fame» dei competitor che ci stanno di fronte. È qui che entra in gioco anche Carl Lewis. Quando ero ragazzino lo sentii spiegare una sua sconfitta sui 100 metri con la stessa frase: «Il vincitore aveva più fame di me». Questo a noi non dovrà mai succedere.

Passiamo a Kodak…
Stesso concetto di prima: nel 1993, subito dopo la laurea (in economia e commercio a Firenze, ndr), mio padre mi spedì a farmi le ossa nella nostra filiale commerciale di Stoccarda. Lì accanto c’era lo stabilimento leader al mondo nella produzione di rullini: 7 mila dipendenti e un fatturato da multinazionale. Sa cosa c’è oggi in quel piazzale?

Francamente no.
Un discount. Anche questo, a noi, non dovrà mai succedere. Per noi è indispensabile reinventarsi continuamente.

Come avete fatto lanciando RevolutionAir?
Sì: non a caso lo considero un punto di svolta per il nostro business.

Di cosa si tratta esattamente?
È una microturbina eolica capace di sviluppare da 400 watt a un kilowatt di potenza, cioè quanto una decina di pannelli solari e più della metà del fabbisogno di una famiglia tipo. Ed è proprio qui che sta la maggiore novità.

In che senso?
Al di là delle caratteristiche tecniche, la nostra pala occupa uno spazio ridottissimo, meno di due metri quadrati, ed è stata messa a punto da Philippe Starck. Insomma, oltre a essere tecnicamente un gioiello, design, dimensioni e costi ridotti (i due modelli lanciati saranno venduti anche su internet, e sul mercato italiano i prezzi partiranno da 2.500 euro, ndr) ne fanno la soluzione ideale per immagazzinare energia pulita in ambienti come appartamenti, terrazzi e barche.

Com’è stato lavorare con uno dei designer più lunatici al mondo?
Stimolante. Starck è un po’ lunatico, è vero, ma geniale. Un fiume in piena, una creatività che non si interrompe mai. Non si era mai cimentato con le sorgenti energetiche, ma avendo lavorato a lungo con i marchi italiani del mobile e dell’illuminazione è riuscito a disegnare oggetti che, più che pale, sembrano pezzi d’arredamento. Quello che cercavamo.

Quante pensate di venderne nel primo anno di lancio?
Ancora non sappiamo che numeri svilupperà RevolutionAir, ma la domanda è forte, anche sul lungo periodo.

Perché?
Non ci sono solo i ricchi mercati occidentali, ma anche il Terzo mondo, dove intere aree sono prive di corrente o a rischio interruzione. Problemi che una micropala montata sul tetto può risolvere agevolmente. Queste cose le so bene, in una vita precedente vendevo generatori e gruppi elettrogeni.

Anche in quella attuale. Anzi, i vostri business più tradizionali, generatori e carrelli industriali, valgono ancora circa 180 milioni di euro di ricavi sui 234 realizzati a fine 2008. Come sono andati nel 2009?
Abbiamo risentito dell’attuale scenario macroeconomico, principalmente nell’area della movimentazione a terra. Però stiamo lentamente risalendo.

Grazie a quali aree?
Fortunatamente a tutte e tre. La logistica industriale è un classico anticipatore di ripresa, e quindi gli ordini sono già tornati a crescere di un buon 20% già nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Per i generatori si aprono continuamente nuovi mercati: Turchia, Tunisia, Est Europa, Medio Oriente…

E i business più futuristici?
Vanno benissimo. Bisogna tenere conto che la scorsa estate, in piena tempesta finanziaria, abbiamo investito 80 milioni nel nostro nuovo stabilimento svizzero di Locarno dove si producono moduli fotovoltaici a film sottile di ultima generazione. Ma grazie a quei pannelli contiamo di realizzare importanti ricavi già nel 2010, oltre a conquistare parecchia visibilità presso competitor più grandi.

Altre partnership in vista dopo Proit, la joint-venture attiva nel fotovoltaico partecipata da Pramac e Ansaldo Energia?
Più che probabile. L’interesse degli altri operatori, ripeto, c’è. Il nostro brevetto, a oggi, è il passo in avanti più importante verso quella che Rifkin definisce la «green building innovation». Infatti i nostri pannelli, potendo essere integrati anche sui grattacieli, contribuiscono alla produzione di energia pulita in modo esteticamente compatibile.

Fissato anche lei con la «green revolution»?
Credo sia importante pensare all’ambiente. Ma, banalmente, il mio obiettivo è quello di far crescere l’azienda, che il business sia verde oppure di un altro colore. Certo che occupandoci di energia e logistica non potevamo pensare di restare fuori dal business chiave del nuovo millennio.

Fonte: blogonomy.it

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Dall’Italia il 20% dell’energia elettrica proviene da fonti rinnovabili

Posted by darmel su 14 marzo 2010

Ringrazio Marco Pagani del sito Eco Alfabeta per il suo post sulla produzione di elettricità da fonti di energia rinnovabile.

Questa è stata la produzione di elettricità da fonti rinnovabili nel 2009:

  • idroelettrico: 47 TWh
  • eolico: 6,7 TWh
  • fotovoltaico: 1 TWh
  • biomasse: 6,5 TWh

Complessivamente si tratta di 61 TWh, pari a circa il 20% dei consumi (circa 320 TWh).

Il ministro Scajola ha affermato che il prossimo obiettivo è produrre il 25% dell’energia elettrica da fonti rinnovbili, ma si è curiosamente dimenticato di ricordare che l’Italia nel 2009 ha già raggiunto l’obiettivo dell’Unione Europea del 20% da rinnovabili.

Ancora più curiosamente, il ministro, parlando del futuro energetico dell’Italia, non ha fatto alcun cenno al nucleare. Probabilmente sa che, cementificazioni e tubistica a parte, non se ne farà mai veramente nulla. Certo è che in periodo di elezioni è meglio evitare di parlare di questi temi caldi, così non si perdono potenziali voti di preziosi elettori.

La cosa mi lascia stranito è che leggendo tra le notizie degli ultimi giorni (vedi blogeko.it) si dice che l’Italia non riuscirà a rispettare i patti europei sulla produzione di energia così detta “verde” nel 2020: almeno è quanto emerso in Commissione europea a Bruxelles dove sono state esaminate le previsioni riguardanti 27 governi impegnati in questo progetto. Ma come le abbiamo fatte queste previsioni?

L’obiettivo prefissato dall’UE consiste nell’aumentare del 20% entro il 2020 la produzione di energia alternativa. Un progetto molto importante che mira alla maggiore consapevolezza che la strada unica e necessaria da intraprendere è quella dell’energia ecologica.

E l’Italia? Da noi sarà tutto diverso, si pensa di arrivare ai limiti imposti dall’Ue importando dall’estero l’energia verde. Una decisione che è frutto esclusivamente di una volontà politica: quella di non produrre sul nostro territorio energia rinnovabile.

Insieme a noi solo altri quattro Paesi seguono questa linea e sono Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Malta. La situazione negli altri paesi europei è decisamente diversa, infatti 12 dei 27 Paesi pensano di poter produrre in casa propria l’energia senza ricorrere ad altri Stati, come la Francia e la Gran Bretagana.

Si decide di comprare all’estero l’energia, però si fissano grandi incentivi per un progetto che non si intende attuare. In tutto, il Governo italiano prevede di acquistare 4Mtep (miliardi di tonnelate equivalente in petrolio) all’anno, prendendo probabilmente queste fonti rinnovabili da Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia.

Fonte:
ecoalfabeta.blogosfere.it
blogeko.it

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Riciclare i tappi di sughero per sostenere la bioedilizia e la creazione di un parco pubblico

Posted by darmel su 14 marzo 2010

tappi di sughero

A Milano e dintorni, l’associazione di volontariato “A braccia aperte” ha istituito una cinquantina di punti di raccolta.

I tappi salvati dalla discarica trovano un nuovo impiego nel campo della bioedilizia. E col ricavato viene realizzato un parco pubblico alla periferia Sud della città.

Il progetto di “A braccia aperte” si intitola “Qui si ricicla il sughero – Dai una mano al futuro”. I tappi vengono raccolti in contenitori situati presso supermercati, scuole, bar, ristoranti, botteghe del commercio equo e solidale.

Poi prendono la strada della cooperativa sociale “Arti e mestieri” di Boves, in provincia di Cuneo. Vengono macinati e trasformati in un granulato da impiegare nella bioedilizia come isolante termico e acustico.

Il ricavato dell’operazione è destinato all’allestimento del Parco della Vita a Cesano Boascone, un’area di 280.000 metri quadrati situata nel Parco Agricolo Sud Milano che appartiene al Pio Istituto di Maternità e ad alcuni privati. Sarà aperto a tutti ed attrezzato per le famiglie.

I volontari già si occupano della messa a dimora degli alberi e svolgono opere di manutenzione. Prevista un’area edificata destinata a progetti socio assistenziali, dove i volontari di “A braccia aperte” opereranno per la prevenzione dell’esclusione sociale e a favore dei minori in difficoltà.

“Qui si ricicla il sughero” dell’associazione “A braccia aperte”, con l’elenco dei punti di raccolta.

La raccolta dei tappi di sughero su Facebook

Fonte:
Il Parco della Vita
Blogeko.it

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La città di Detroit si vuole trasformare in una campagna

Posted by darmel su 13 marzo 2010

Può darsi che la crisi economica aiuti a realizzare un sogno. Smontare pezzo per pezzo le città invivibili e strapiene per trasformarle in qualcosa di completamente diverso: orti e animali da cortile, aria buona e alberi da frutto.

Ci sta provando Detroit, ex città industriale ormai ridotta al fantasma di se stessa. Il sindaco vuole demolirne gran parte, e trasformarla in campagna.

Gli abitanti di Detroit si sono dimezzati rispetto ai due milioni degli Anni 50, quando la città era la capitale americana dell’auto. Interi quartieri residenziali ora sono completamente abbandonati, con le case che cadono letteralmente a pezzi.

Guardate il presente di Detroit nel filmato. E poi vi racconto del piano del sindaco Dave Bing per il futuro. Nessuno aveva mai osato tanto.

La Detroit del presente, dicevo, è una città in decomposizione, piegata dalla crisi dell’auto e dalla crisi dei mutui: 33.500 edifici abbandonati e 91.000 lotti residenziali vuoti. In alcuni quartieri è rimasta ad abitare una sola persona.

Complessivamente, 65 chilometri quadrati di proprietà inutilizzate. Tutta roba che fu edificata dell’età dell’oro, quando sembrava che l’industria dovesse espandersi all’infinito.

Il piano del sindaco va ben oltre gli orti urbani di Città del Messico o di San Francisco. Un piano che fa impallidire Michelle Obama e il suo orto alla Casa Bianca. Vuole radere al suolo interi quartieri, e trasformarli in terreno agricolo.

Se le intenzioni si concretizzeranno, circa un quarto della città diventerà territorio semi rurale, e non più urbano. Al posto delle case ci saranno orti e frutteti.

Ricordate il ragazzo della via Gluck? Là dove c’era l’erba ora c’è una città. Ora Detroit ripercorre il cammino all’indietro. Ed è curioso che la rivincita del verde si consumi in quella che era la capitale americana dell’auto.

Su Associated Press il piano di Detroit per salvarsi diventando campagna

Fonte: blogeko.it

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Fa’ la cosa giusta! Milano 2010 – Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili

Posted by darmel su 13 marzo 2010

In questi anni è andato crescendo l’interesse per il mondo che si riconosce nella definizione di “Economia Solidale”: un sistema di relazioni economiche e sociali che pone l’uomo e l’ambiente al centro, cercando di coniugare sviluppo con equità, occupazione con solidarietà e risparmio con qualità. Sempre più realtà produttive, infatti, intraprendono un percorso di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale e, al contempo, cresce il numero di cittadini consapevoli dell’importanza e della forza che risiede nella loro capacità di partecipazione diretta e nelle loro scelte di acquisto.

Per questi motivi, Terre di Mezzo ha dato vita al “Fa’ la cosa giusta!”, un evento che si propone di diffondere sul territorio nazionale le “buone pratiche” di consumo e produzione, dando vita a eventi in grado di comunicare i valori di riferimento dell’Economia Solidale e valorizzare le specificità e eccellenze del territorio, in rete e in sinergia con il tessuto istituzionale, associativo e imprenditoriale locale.
Nata nel 2004 a
Milano, Fa’ la cosa giusta! è giunta alla sua 7° edizione nazionale presso i 22.000mq dei padiglioni 1 e 2 di fieramilanocity e ha visto la presenza di 50.000 persone(+25%), 5000 studenti e 640 giornalisti accreditati, che hanno visitato gli oltre 500 stand presenti (+20%).

La sezione speciale si chiama Critical Fashion, un vero e proprio “salone nel salone” dedicato alla ‘moda critica’, bella e giusta. Saranno presentati progetti e prodotti mirati a valorizzare l’estetica, lo stile e le tendenze insieme alle loro qualità etiche. Dall’abbigliamento alle scarpe, dai gioielli al tessile casa. Saranno 14 le sezioni tematiche di Fa’ la cosa giusta! 2010: dall’editoria indipendente all’economia carceraria, dalla casa sostenibile al turismo solidale e poi ancora energie rinnovabili, ecoprodotti, progetti di educazione alimentare, finanza etica, commercio equo e solidale e molto altro.

Tra le novità dell’anno uno spazio per il diritto al cibo, una piazza, dedicata alla sovranità alimentare, chiamata Kuminda, che in una lingua della antille significa ‘cibo’. Il progetto ”Verde di Tutti” punta invece a dare nuove idee e buone pratiche per rendere più verde le nostre case e città, favorendo l’incontro con gruppi e associazioni che lavorano per riconquistare gli spazi pubblici e abbandonati della città. Infine l’ultima novità sarà la Scuola di AltRa amministrazione, in cui verranno presentate le migliori iniziative sperimentate dalle amministrazioni comunali nel corso degli ultimi anni. Ci sarà anche un intenso programma culturale che attraverso incontri, workshop, laboratori e lectio magistralis darà la possibilità di conoscere da vicino temi e protagonisti dell’economia solidale.

Fa’ la cosa giusta! si terrà a fieramilanocity, viale Scarampo 14, Milano.
MM1 Amendola Fiera o Lotto. Padiglioni 1 e 2, ingresso da P.ta Scarampo

Giorni e orari di apertura:
Venerdì 12 marzo: 9-21
Sabato 13 marzo: 9–23
Domenica 14 marzo: 10–19

Per ulteriori informazioni: www.falacosagiusta.org

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