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Ecologia, Salute ed Economia

Archive for the ‘energia nucleare’ Category

Ecco perchè dico NO al Nucleare, votando SI al referendum…

Posted by darmel su 12 giugno 2011

Oggi è un giorno storico per l’Italia e che verrà ricordato negli anni a venire. Finalmente è arrivato il momento per gli italiani di fare qualcosa per il proprio Paese, per fare qualcosa per la loro (nostra!) Italia.

Andate a votare e scegliete il futuro che desiderate per voi e i vostri figli!

Qui vi cito alcuni motivi per dire NO al Nucleare, votando SI al referendum, dello scrittore Carlo Dorofatti

1. Perché l’’Italia non ha alcuna necessità di comprare energia elettrica. Infatti secondo i dati TERNA pubblicati nel 2009, quando ancora il ricorso alle fonti rinnovabili non era al massimo, la potenza installata in Italia al 31/12/2008 era di 98.625 MW e la potenza massima richiesta in Italia nel 2008 era di 55.292 MW.
Abbiamo quindi un’eccedenza di energia superiore a quasi tutti i paesi europei!!!

 2. L’energia elettrica ci avanza, ma la compriamo. Perché? Perché l’ENEL è privata e deve fare profitto e preferisce tenere i suoi impianti spenti o farli funzionare solo saltuariamente per poi comprare l’energia elettrica a prezzi stracciati da Paesi che la svendono perché ne producono troppa, come la Francia.

 3. Perché quando le miniere facili di Uranio saranno esaurite, ci vorrà più energia per estrarlo e arricchirlo di quanta ce ne fornirà. 
In natura non esiste comunque l’Uranio da solo: si estrae un minerale, che va macinato, lavorato, arricchito e trasformato nel combustibile per le centrali, trasportato fino alla centrale… ed è molto radioattivo.

 4. Perché dovremo importare Uranio da altri paesi, esattamente come il petrolio, Il suo prezzo aumenterà sempre di più perché sarà necessario estrarlo da miniere che ne conterranno sempre meno. 

5. Perché in tutto il mondo solo sette società controllano l’85% dei giacimenti di Uranio e soltanto quattro fanno ben il 95% dell’arricchimento del combustibile.

 6. Perché nella migliore delle ipotesi, non avremo centrali nucleari funzionanti prima di 15 anni. Completamente fuori tempo massimo per il clima!!!

 7. Perché da una centrale nucleare escono gas, liquidi e solidi tutti fortemente radioattivi. I gas radioattivi non vengono intrappolati, e si liberano interamente, come gli Xe 133, Kr 85, H 3, il Trizio. Ci sono studi serissimi,come lo studio tedesco, KIKK Studium, e uno americano che dimostrano che c’è un forte aumento di leucemie nei bambini e di tumori degli embrioni tra la gente che vive vicino alle centrali nucleari.

 8. Perché non spenderemo meno in bolletta. Infatti bisogna tener conto non solo della spesa per le centrali ma dell’intero ciclo, specie dei costi successivi dovuti al deposito delle scorie e allo smantellamento delle centrali, ovvero i “costi differiti” di cui nessuno parla mai. 

9.Perché il nucleare ci costa ancora in bolletta (voce A2) per le vecchie centrali fuori uso 1 miliardo di euro all’anno, senza produrre più UN SOLO kWh da 23 anni.

 10. Perché in un anno una sola centrale da 1000 MW produce scorie che contengono la stessa radioattività prodotta da 1000 bombe come quella di Hiroshima.

 11. Perché nessuno al mondo è ancora riuscito a trovare una soluzione definitiva al problema delle scorie che sono radioattive per lungo tempo; le scorie ad alta attività lo sono anche per centinaia di migliaia di anni.

 12. Perché esistono due tipi di scorie, quelle a bassa e media attività e quelle ad alta attività. Quelle a bassa e media attività sono messe in contenitori appositi e poi in depositi di superficie, che in molti paesi, come la Gran Bretagna, sono già quasi pieni, oppure si cerca di affossarle sottoterra, tipo nelle miniere di sale, come ad Asse, in Germania che stanno cedendo e da un momento all’altro crollare, così stanno cercando di ritirare fuori tutti i bidoni. Solo che alcuni sono rotti…
Quelle ad alta radioattività quelle ad alta attività restano radioattive anche 200.000 anni, e nessuno al mondo sa dove metterle al sicuro. E sono in giro per il mondo: in Francia hanno seppellito scorie radioattive sotto un parcheggio, in Italia navi con veleni sono state affondate.

 13. Perché il problema delle scorie, enorme problema anche economico, lo erediteranno le generazioni future. E fra 50 anni nessuno si ricorderà più di dove sono state messe e nessuno già oggi può dare garanzie sulla resistenza dei depositi agli eventi naturali del pianeta.

 14. Perché la radiottività persiste per migliaia, milioni, miliardi di anni: il plutonio 241000 anni, l’uranio 238 4,5 miliardi di anni, l’uranio 235 710 milioni di anni, l’uranio 234 245000 anni.

 15. Perché l’Italia installerà i reattori EPR, che nessuno al mondo ha ancora installato. Nelle centrali in costruzione in Finlandia e in Francia stanno causando tantissimi problemi. Infatti l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare finlandese ha fatto sospendere i lavori perché ha trovato ben 2.100 non conformità nel cantiere e ha scoperto che le saldature del circuito di raffreddamento della centrale, che sono una struttura importantissima per la sicurezza, non sono a norma!

 16. Perché i famosi reattori di IV generazione non saranno pronti prima del 2030-2040 e a tutt’oggi si fanno promesse sulle caratteristiche di una tecnologia che esiste solo nelle ipotesi di studio, sottraendo intanto fondi agli studi, sulle rinnovabili, ad esempio…

 Fonte: Ecco perchè dico NO al Nucleare, votando SI al referendum…

 

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Il nuovo brevetto di Chicco Testa – Lo spot atomico finto-neutrale

Posted by darmel su 6 gennaio 2011

Campagna da 6 milioni di euro pagata dalla lobby delle centrali. Il forum per l’informazione obiettiva sul nucleare, guidato da uomini di Enel e Edf.

Gli antinuclearisti hanno reagito rabbiosamente. Altro che spot neutrale, protestano. Chicco Testa, presidente del Forum nucleare italiano, ironizza sulle critiche attirate dalla massiccia campagna pubblicitaria per una discussione senza pregiudizi sull’energia atomica: “Qualcuno sostiene che aver dato gli scacchi bianchi al filonucleare comunica in modo subliminale che quella è la parte migliore”. Testa ha ragione. E’ inutile analizzare i contenuti visivi e testuali di uno spot televisivo per capire da che parte tira. Si fa molto prima a guardare chi lo paga. E così si scopre che, in un Paese dove l’opposizione è accusata di ostacolare la regolare attività di governo, qualcuno considera normale che la lobby nucleare si tassi per affidare a se stessa l’informazione equilibrata da dare al popolo.

Testa conosce l’argomento. L’E-nel l’ha scelto per sanare i danni gravissimi da lui stesso prodotti alla cultura nucleare nazionale negli anni ‘80, quando guidava le manifestazioni per fermare le centrali. E’ lui che il 9 novembre 1987, deputato comunista, così commentava l’esito del referendum nucleare: “Il risultato è di grandissimo interesse politico. La battaglia è stata dura per i grossi interessi in campo”. Adesso evidentemente non ci sono più interessi in campo. Forse i 6 milioni stanziati per la campagna pubblicitaria sono disinteressati. E così, con la mente libera di spaziare senza pregiudizi nelle ampie praterie della conoscenza, l’ex leader antinucleare inonda tv e giornali con lo spot che invita a informarsi in modo serio, senza stare a sentire le assurdità propalate dai suoi successori di Legambiente e simili.

Lo spot
Creato dalla Saatchi & Saatchi così velocemente da andare in onda prima che il Forum nominasse il comitato scientifico che doveva approvarlo, rappresenta una partita a scacchi tra un favorevole e un contrario al nucleare, che sono poi la stessa persona, a rappresentare il dubbio che è in noi. Il dubbioso ha il nero, però muove per primo: “Sono contrario all’energia nucleare perché mi preoccupo per i miei figli”. Apertura generica. Il bianco replica mostrando conoscenze specifiche: “Sono favorevole perché tra cinquant’anni non potranno contare solo sui combustibili fossili”. E con i combustibili fossili, che tutti i telespettatori hanno imparato a enumerare fin dalle elementari, i figli sono sistemati.

Lo spaesato ci riprova: “Ci sono dei dubbi sulle centrali”. E’ ancora generico e disinformato, e il granitico lo infilza di nuovo: “Ma non ce ne sono sulla sicurezza”. E passa la paura. Terzo tentativo: “Il nucleare è una mossa azzardata per il Paese”, ci riprova l’ignorante. “O forse è una grande mossa”, insinua l’ottimista con il tono di chi sa a chi chiedere le dritte per vincere in Borsa. La voce neutrale dell’arbitro chiude lo spot: “E tu sei a favore o contro l’energia nucleare? O non hai ancora una posizione?”. Inutile qui ricordare i commenti diffusi nella Rete sui gradi angolari della posizione che lo spot suggerisce (subliminalmente) al cittadino.

Il caso
Lo spot finto neutrale solleva un problema più generale. L’informazione equilibrata e obiettiva sul nucleare, gestita dal Forum di Chicco Testa, è finanziata (fino a oggi per 7 milioni, mentre il budget 2011 è ancora in fase di definizione) dalle seguenti aziende, in ordine alfabetico: Alstom, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, Eon, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Gdf Suez, Sogin, Stratinvest Ru, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse. Tra i soci del Forum ci sono anche Cisl e Uil di categoria, più alcune Università italiane.

I dirigenti del Forum sono, oltre a Chicco Testa, Bruno D’Onghia (capo in Italia dell’Edf, gigante elettrico nucleare francese), Karen Daifuku (nota lobbista internazionale del settore), e tre dirigenti Enel: Giancarlo Aquilanti, Paolo Iammatteo e Federico Colosi. L’associazione è fondata sul “supportoorganizzativoestrategico” della Hill & Knowlton, multinazionale della comunicazione. Testa, che non disdegna mai la polemica, replica alle critiche degli antinuclearisti con una provocazione: “Mi diano sui loro siti lo stesso spazio che noi diamo a loro sul nostro Forum”.


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Francia, penuria di energia: spenti per manutenzione 18 reattori nucleari

Posted by darmel su 5 novembre 2009

Da lunedì in Francia sono scattate le procedure per spegnere 18 reattori nucelari su 58. I francesi inziano a chiedersi perché mai tanti reattori assieme hanno bisogno di manutenzione alle soglie della stagione invernale? E chi sopperirà alla mancanza di energia derivata dallo stop ai 18 reattori?

Stéphane Lhomme portavoce dell’associazione Sortir du Nucléaire denuncia la fragilità del sistema nucleare francese:

La Francia è il paese che ha più reattori nucleari e sarà obbligato a mendicare energia ai suoi vicini. E’ tutto il sistema francese, a questo punto, che fa acqua.

Ma perché i reattori sono stati fermati? Elenca Le Parisien:

  • Il numero 1 di Fessenheim (Haut-Rhin) ha superato i 10 anni;
  • quattro sono fermi per incidenti:
    • il reattore numero 3 di Paluel (Seine-Maritime) a causa di una perdita di fiamma nella sala macchine
    • il reattore numero 2 di Nogent-sur-Seine (Aube) per un guasto a un alternatore
    • il reattore numero 1 di Civaux (Vienne) a causa di disfunzione di una valvola del motore elettrico
    • il reattore numero 3 di Bugey (Ain) dopo un incidente sul generatore di vapore
  • Tredici reattori devono essere ricaricati di combustibile e per operazioni di manutenzione

Ebbene, la Francia sarà destinata a importare 4000 MW di elettricità dal novembre 2009 a gennaio 2010 per soddisfare l’approvvigionamento.

E’ proprio così che vuole finire anche l’Italia? Per avere un sistema che ci darà energia solo nel 2020, dovremo sostenere costi altissimi, rischi di perdite radioattive, avremo il problema delle scorie nucleari e alla fine fra 10 anni la tecnologia che avremo sarà sostanzialmente obsoleta.

Fonte: ecoblog.it

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Nucleare: la minaccia di Mister Burns

Posted by darmel su 18 agosto 2009

La seguente intervista è tratta dalla rivista Consapevole 15 aprile/giugno 2008. Nonostante sia stata realizzata ormai un anno or sono, l’attualità del tema e la pregnanza delle argomentazioni la rendono tuttora assolutamente valida quale testo di confronto e approfondimento.

In questi mesi di campagna elettorale il tema energetico è rimbalzato più volte tra le pareti degli studi televisivi. Tante volte, troppo volte, abbiamo sentito parlare del nucleare come di una panacea per tutti i mali: la soluzione ideale per liberarci da una situazione di atavica e tutta italiana “schiavitù energetica”. Ma il potere taumaturgico del nucleare che tanto piace alla politica è reale? Potrebbe davvero essere la scelta giusta?

Se anche il premio Nobel Carlo Rubbia ci mette in guardia sul nucleare (si veda la puntata di Annozero del 14 febbraio 2008) – 10 anni per costruire altre centrali, investimento economico ripagato su lunghissimo tempo, problema delle scorie, scarsità dell’uranio e aumento dei costi – la mosca al naso ci deve venire.
Alberto Zoratti – autore, con Roberto Bosio, di Fermiamo Mister Burns (Arianna Editrice, 2008) – ci aiuta a capire le ragioni del ritorno del grido “al nucleare, al nucleare”, prospettando nel contempo nuove strade energetiche.

Alla luce dei problemi energetici e della patologica incapacità della classe dirigente italiana ad affrontarli, ritorna ad avere credibilità la “tentazione” nucleare. Quali sono i motivi scontati, e quelli meno scontati, per ribadire il rifiuto di questa fonte energetica?
I motivi sono molti e circostanziati. C’è un problema di ordine economico, intanto. Ci sono studi, come quello dell’Università di Greenwich (The Economics of Nuclear Power: analysis of recent studies, Università di Greenwich, Luglio 2005) o dell’Università di Chicago (The economic future of nuclear power, University of Chicago, Agosto 2004) che parlano chiaramente di non convenienza economica. Si parla di necessità imposta da un clima che cambia, da una situazione di riscaldamento globale che chiede risposte veloci. Ma trovare la soluzione nel nucleare significa sbagliare strategia, intanto perché non è vero che il nucleare è a emissione zero. Lo è la produzione tout-court da fissione, ma non lo è certamente la costruzione (dispendiosa e lunga) degli impianti, né il processamento. Poi ci sono i tempi di costruzione, dell’ordine di sei anni in media (ma che per l’Italia salirebbero per l’attesa necessaria ad ottenere le varie autorizzazioni), che non permettono risposte adeguate in termini di velocità ad un clima che sta cambiando velocemente. Ma una risposta ci viene data addirittura dal rapporto del 2006 del World Energy Outlook, secondo il quale per i prossimi venti anni il contributo ad una diminuzione delle emissioni di gas serra dato dal nucleare sarebbe minimo e non andrebbe oltre il 10%. Al contrario un miglioramento netto nell’efficienza nei consumi e nella produzione energetica contribuirebbero rispettivamente per un 65% e per un 13%. Ma allora, di quale nuova strategia energetica stiamo parlando?

Il rifiuto del nucleare può essere disgiunto, all’oggi, da una critica complessiva al modello di sviluppo industriale e al richiamo ad una riduzione di scala e alla “decrescita”?
Il nucleare viene proposto come risposta alla fame di energia, esattamente come gli Ogm vengono offerti per combattere la fame nel mondo. Ad un modello di sviluppo estremamente dispendioso in energia e risorse, la risposta non è riformarlo, ma aggiungere problemi a problemi. Prima ancora di una riflessione sulla decrescita – un concetto che andrebbe certamente articolato meglio per non cadere nella demagogia – oggi bisognerebbe parlare di aumento dell’efficienza energetica, di risparmio, di energie alternative. Secondo un incontro organizzato alla Camera di Commercio di Milano da Ises Italia (la sezione italiana dell’International Solar Energy Society, ndr) nel dicembre 2006 dal titolo “2006: Anno dell’efficienza energetica negli edifici”, è emerso che attraverso interventi mirati, il consumo energetico degli edifici e le rispettive emissioni di gas climalteranti potrebbero essere ridotti almeno del 25%: non male, se consideriamo che l’intero comparto ha consumi annuali di circa 70 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. L’Enea, in uno studio pubblicato nel 2003, dimostra come una famiglia media italiana potrebbe risparmiare fino al 10% delle spese legate all’uso degli elettrodomestici e fino al 40% delle spese per il riscaldamento. E tutto senza far nulla, semplicemente modificando i propri comportamenti quotidiani.

L’analisi internazionale quali risposte dà in merito alle scelte energetiche? I nuclearisti danno per scontato che i Paesi avanzati adoperino massivamente questa fonte, ma è proprio vero?
In realtà l’energia da fonti energetiche negli ultimi anni ha subito un forte stop proprio nei paesi avanzati, perché poco conveniente. Pensiamo agli Stati Uniti o alla Gran Bretagna, dove British Energy – il colosso energetico britannico che gestisce gli impianti – fu salvato nel 2002 da un’iniezione di denaro pubblico. Oggi gli accordi si fanno nei paesi emergenti come la Russia, l’India, la Cina. Guarda caso potenze nucleari anche sul piano militare. E questo perché il ciclo del nucleare si chiude in maniera economicamente conveniente se in fondo alla catena di produzione ci sta l’industria militare, che riesce a riciclare più efficacemente quei prodotti secondari che altrimenti sarebbero un costo.

Quale modello energetico senza nucleare, a livello internazionale, risulta credibile per efficacia ed efficienza e quindi esemplare per il caso italiano?
La risposta non può essere univoca, ma più complessa di quanto si pensi. È necessario un mix di fonti energetiche come l’idroelettrico (soprattutto di piccole e medie dimensioni), il solare, il vento, il gas naturale, sommato, però, a tutte le esistenti strategie di risparmio energetico. Che dire delle case-clima, già diffuse nel nord Europa ed in parte in provincia di Trento e di Bolzano dove il consumo totale si attesta sui 7 KWh/m² all’anno? Stiamo parlando di meno di un litro di olio combustibile per metro quadrato annuo (o meno di un metro cubo di gas), contro i 300 KWh/m² all’anno che si possono trovare come punta massima nei nostri edifici, con una media che – nel 90% dei casi – tocca i 200 KWh/m² all’anno (attorno ai 20 litri di olio combustibile per metro quadrato annuo). E questo è soltanto un esempio.

Quali sono le reali alternative energetiche a cui far riferimento in Italia? Responsabilità e consapevolezza non richiederebbero innanzitutto produrre vicino ai luoghi di consumo, risparmiare e innovare con tecnologie appropriate?
Responsabilità e consapevolezza dovrebbero innanzitutto richiamare il cittadino alle sue responsabilità personali, al proprio stile di vita, che dovrebbe essere all’insegna dell’attenzione ai propri consumi. Il risparmio energetico è sicuramente il primo passo. Ma a questo vanno affiancate politiche pubbliche che parlino di agevolazioni sull’edilizia, a cominciare dalle coibentazioni (meglio se in materiali naturali) per arrivare ai consumi. E poi, certamente, le fonti di approvvigionamento, che dovrebbero contemplare produzioni con microimpianti. Insomma, passare da una gestione centralizzata della produzione ad una gestione reticolare, dove ognuno non sia solo utente ed utilizzatore, ma anche produttore e distributore. Una rivoluzione, ovviamente. Ma visto il cambiamento in atto, forse ne vale la pena.

Le voglie nucleari dell’ENEL
Il 17 agosto 2007 esce sul quotidiano Repubblica un lungo articolo dedicato agli investimenti dell’ENEL nel nucleare in Slovacchia e al perfezionamento dell’accordo fra il Primo Ministro del governo di centro sinistra di Bratislava, Robert Fico, e l’amministratore delegato dell’azienda italiana, Fulvio Conti. La notizia non è nuova, ENEL ha già in piedi, da alcuni anni, una strategia di espansione nel nucleare in Europa dell’Est.

Oltre all’accordo ormai concluso di 1,8 miliardi di euro per la costruzione dei reattori nucleari 3 e 4 a Mochovce, per l’appunto in Slovacchia, il colosso energetico italiano ha infatti lanciato un’offerta di 7 miliardi di euro per la costruzione di una centrale su un terreno sismico a Belene, in Bulgaria, e ha iniziato a stringere intese per la centrale di Cernavoda in Romania e, ancora, a Ignalina in Lituania e nella Russia di Vladimir Putin, che rimane tra i principali paesi nucleari al mondo. […]

Venti anni fa, quasi trenta milioni di italiani andarono a votare per il referendum sul nucleare. Rispondendo affermativamente al terzo quesito, la maggioranza (72%) dichiarò di voler escludere la possibilità per l’ENEL di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all’estero. […]

L’ENEL oggi sta di fatto violando l’esito e lo spirito del referendum popolare e promuove con forza una strategia di espansione sui mercati esteri chiaramente improntata ad una pratica di dumping, con l’obiettivo neanche troppo implicito di esportare il rischio nucleare nei Paesi dell’Europa dell’Est per re-importare in Italia energia attraverso le reti internazionali esistenti.

Abbiamo intervistato: Alberto Zoratti
Biologo e giornalista freelance. Collaboratore di Altreconomia, La Nuova Ecologia e Carta, è autore di diverse pubblicazioni come Wto. Dalla dittatura del mercato alla democrazia globale (EMI, 2005). Ha collaborato alla realizzazione di Atlante di un’altra economia (Manifestolibri, 2004) e Prodotti dal Sud del mondo e mercati avanzati. Potenzialità e contaminazioni tra commercio equo e solidale e commercio internazionale (Franco Angeli Edizioni, 2007). È tra i fondatori dell’organizzazione dell’economia solidale
Fair (www.faircoop.it).

Fonte: ilconsapevole.it

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Energia e class action: il finto nuovo

Posted by darmel su 17 agosto 2009

Parte domani quella che il ministro allo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha definito una “piccola rivoluzione nella politica energetica, industriale e dei consumatori”, la cosiddetta legge sviluppo.

Vediamo due particolari su energia e class action. Energia La nuova strategia energetica nazionale: un mix elettrico con il 50% di fonti fossili (contro l’attuale 83%), il 25% di rinnovabili dall’attuale 18%, il 25% di nucleare. Le prime due percentuali le aspettiamo al varco tra qualche anno.

Il nucleare sarebbe scelto anche per diminuire la nostra dipendenza energetica dall’estero, ma la tecnologia nucleare e’ di importazione, cioe’ estera (Francia), il combustibile (uranio) e’ estero (il 58% delle riserve sono in Canada, Australia e Kazakhstan), e la Francia con il suo 78% di produzione elettrica nucleare importa piu’ petrolio dell’Italia. Inoltre: * dove si metteranno queste centrali? Forse qualche Sindaco compiacente per servilismo di parte verra’ trovato, ma le popolazioni resteranno inermi o accadra’ peggio di quanto accaduto per gli inceneritori di rifiuti? * dove andranno a finire le scorie radioattive (1) che’ nessuno al mondo sa dove metterle? Infine la produzione elettrica rappresenta il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo, l’82% del fabbisogno energetico va essenzialmente ai trasporti. Il che significa che per 4/5 di fabbisogno energetico dovremo ancora far riferimento al petrolio e derivati, il 25% del 18% fa 4,5%, che e’ la quota riservata alla produzione di energia elettrica dal nucleare sul fabbisogno energetico complessivo.
Una percentuale cosi’ bassa non sarebbe meglio ottenerla con l’ottimizzazione della produzione e potenziando le energie rinnovabili? Class action L’azione giudiziaria collettiva dovrebbe entrare in vigore il prossimo 1 gennaio e ancora non si sa come sara’ articolata.

E sara’ possibile per illeciti commessi a partire dal 15 agosto, data posticipata rispetto al 1 luglio (che gia’ era un’ulteriore posticipazione) per evitare azioni contro Alitalia e i suoi disastri a fine luglio. Siamo sicuri che non ci sara’ una nuova posticipazione visto che Alitalia e’ sempre li’ come prima e le tante Alitalia popolano il nostro assetto economico disastrato?

Fonte: newsfood.com

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La dittatura del nucleare

Posted by darmel su 10 agosto 2009

E’ di pochi giorni fa la notizia che il progetto riguardante la costruzione di nuove centrali nucleari “di nuova generazione” è stato definitivamente approvato e questo ci dovrebbe riempire il cuore di gioia perché finalmente avremo risolto tutti i problemi della crisi energetica. Le motivazioni che fanno del nucleare una scelta devastante sotto tutti i punti di vista le conoscono ormai anche i bambini ma, dal momento che, repetita juvant, le riporteremo per quelli che erano in altre faccende affaccendati quando le abbiamo descritte.

Nucleare “di nuova generazione”, è soltanto l’ennesima manciata di sabbia gettata negli occhi degli ingenui e dei pigri che non hanno voglia di andare a documentarsi e pensare con la propria testa. E’ una definizione simile a quelle del tipo: benzina verde, carbone pulito, termovalorizzatore, eco-gpl, etc. In pratica, cambiando le parole che definiscono una cosa, gli esperti della comunicazione, ci vogliono far credere che la cosa sia diversa.

E’ come pensare che una macchina diventi ecologica dipingendola di verde. Il principio, in sé, è di un’idiozia disarmante tuttavia funziona.

I motivi principali sono quelli che elencherò. A questi se ne possono aggiungere altri che fanno parte del bagaglio culturale di chimici, fisici, medici, economisti e che scrivono anche su La Scienza Verde.
L’uranio che serve per produrre energia in queste centrali, è un elemento che in natura sta già scarseggiando da tempo e questo significa, come minimo, che il suo costo, non potrà che aumentare.
Il problema delle scorie non è MAI stato risolto. I siti designati allo stoccaggio dei contenitori delle scorie nucleari sono strapieni; i contenitori dopo anni cominciano inevitabilmente a deteriorarsi con la conseguente fuori uscita di materiale radioattivo, che poi, altrettanto inevitabilmente, finisce nelle falde acquifere, nella terra e nell’aria e quindi sulle nostre tavole, nei nostri polmoni e nel nostro sangue. Iter regolare. Il successo francese del nucleare? In Francia ormai non passa un mese senza che si verifichi un incidente in qualche centrale; certo, loro hanno bell’è risolto il problema delle scorie: le mandano in Africa e chissenefrega. Forse i grandi Bob Geldof, Bono Vox, e compagni che tanto si attivano per l’Africa, dovrebbero cominciare a bacchettare anche Sarkozy perché questa schifezza è senza dubbio peggiore di quella, pur enorme, dei mancati aiuti all’Africa da parte dell’Italia.

A chi pensasse che prima o poi queste scorie esauriranno la loro potenzialità radioattiva, ricordiamo che l’urano impiega circa 4,5 miliardi (!!!) di anni SOLO per dimezzare la sua radioattività. Le centrali nucleari “sicure” esisteranno quando l’uomo sarà un essere perfetto; il che potrebbe corrispondere allo stesso tempo di dimezzamento della radioattività dell’uranio.

Acqua. Le centrali nucleari hanno bisogno di una quantità enorme di acqua per raffreddare certi loro meccanismi e sprecare questo bene indispensabile per la vita dell’uomo è un crimine fra i peggiori.
L’economia. Le centrali nucleari costano miliardi di euro e ne richiedono altrettanti per il loro mantenimento. Come sopra citato, l’uranio costerà sempre di più, inoltre nessuno parla mai dello smantellamento delle vecchie centrali; dinosauri che vanno eliminati con costi altissimi.
Democrazia. L’Italia ha già espresso il suo chiaro NO al nucleare attraverso un regolare e democratico referendum. Che succede ora? L’esito dei referendum, per caso, scade?

E i siti saranno considerati “di interesse strategico militare” e quindi verranno mandati i soldati a puntare i fucili su coloro che volessero manifestare, come fatto alla cava di Chiaiano a Napoli.
Cos’è questa, se non dittatura?

In alternativa abbiamo il re dell’energia che è il sole, ed è gratis e inesauribile; il vento, idem, l’acqua (fiumi, mari, oceani), la geotermia (calore che proviene dalla terra).

E bravi Berlusconi e Sarkozy e un ringraziamento particolare all’on. Casini che, nonostante l’intervento chiarificatore che ha fatto appositamente per lui il Nobel Carlo Rubbia sulla pericolosità del nucleare, ha votato a favore. Ma questa gente, i bambini di Chernobyl, li hanno mai visti?

Fonte: scienzaverde.it

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Energia nucleare: cara, inutile e pericolosa

Posted by darmel su 22 luglio 2009

ROMA – “Inutile e dannoso”, “ritorno alla preistoria”, “follia ambientale ed economica”. Sono durissime le reazioni al via libera definitivo dato oggi dal Senato al disegno di legge sullo sviluppo, il provvedimento che stabilisce il ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Se Pd e Italia dei valori hanno cercato inutilmente di far deragliare l’approvazione del testo, tentando di far mancare a palazzo Madama il numero legale, le associazioni da sempre in prima fila nella lotta contro l’atomo si sono affidate a comunicati e commenti infuocati.

Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la preoccupazione delle associazioni che promossero quella campagna sembrano essere economiche prima ancora che di tipo ecologico. Puntare come vuole fare l’Italia con il “ddl sviluppo” sull’obsoleto nucleare di terza generazione dopo aver abbandonato da anni la ricerca e la produzione industriale legata a questo settore, prima ancora che un problema di sicurezza è un colossale spreco di risorse.

“Con grande soddisfazione – denuncia ad esempio Legambiente – questo governo oggi plaude a se stesso per aver raggiunto un antico obiettivo: tornare alla preistoria energetica e spendere soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione, proprio quella tecnologia che Barack Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura”.

A sottolineare quanto il voto di oggi del Senato sia in contraddizione con quanto avviene nel resto del mondo è anche il Wwf. “Il G8 a presidenza italiana – ricorda l’associazione – affronta il nodo cruciale delle politiche climatiche ed energetiche del Pianeta, dalle quali emerge la necessità di puntare con decisione ed urgenza sulle nuove tecnologie pulite: sembrerebbe una strada finalmente tracciata anche per l’Italia, facilitata anche dal consenso che si sta formando tra i paesi più influenti del mondo. E invece no: alla prova dei fatti, l’Italia decide di perseverare sulla vecchia strada e continuare a perdere tempo e denaro puntando tutte le proprie carte sull’opzione nucleare e ponendo un’ipoteca quasi irreversibile sulla diffusione delle energie rinnovabili nel nostro paese”.

L’altro aspetto che viene denunciato dagli ambientalisti è proprio il sacrificio che gli investimenti sul nucleare, decisamente antieconomico e fuori mercato, richiederanno allo sviluppo di eolico e solare. “Costruire le nuove centrali – prevede il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio – porterà l’Italia ad avere una disponibilità eccessiva di energia, il che porterà inevitabilmente a un allentamento della spinta sulla produzione da fonti rinnovabili e sul consumo efficiente”.

“In questo provvedimento c’è tutto il paradosso del governo della destra – lamenta Roberto Della Seta capogruppo del Pd nella commissione Ambiente del Senato – Il ddl è nato vecchio e ora è addirittura decrepito. Mentre tutti i Paesi industrializzati vanno verso l’innovazione e le fonti rinnovabili, per Berlusconi e Scajola i problemi energetici dell’Italia si risolvono ricominciando a produrre energia nucleare tra 20 anni. Pura propaganda ideologica, aggravata dal fatto che i siti nucleari verranno scelti liberamente dalle imprese che li realizzeranno, alla faccia del federalismo potranno essere localizzati anche contro la volontà delle Regioni, e saranno di fatto militarizzati“.

Tra i più agguerriti contro il ddl c’è infatti anche Nichi Vendola, il governatore della Puglia, una delle regioni che potrebbe essere interessata dalla costruzione di una nuova centrale. “Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante, la Puglia – avverte il governo – vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d’Europa”. Secondo Vendola “finora i discorsi energetici del governo sono stati un cumulo di banalità e un annuncio di scelte autoritarie”. “Io immagino – aggiunge – che la militarizzazione del territorio per fare una centrale sia una scelta suicida per chi ce l’ha in testa”. “Ho proposto già al ministro Scajola – conclude Vendola – il tema vero: l’ottimizzazione della rete di trasmissione. Il paese perde il 12% dell’energia che produce a causa dell’obsolescenza della rete“.

Sulla stessa lunghezza d’onda la reazione di Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, regione dove sorge ancora la vecchia centrale di Trino Vercellese. “Il nucleare è una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, economico e anche della sicurezza per i cittadini – commenta – E ci sono moltissimi dubbi sulla reale copertura economica dell’enorme spesa che si dovrebbe programmare”.

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DLA Piper: il vento e il sole… l’uranio?

Posted by darmel su 22 giugno 2009

Secondo i dati del Gestore dei servizi elettrici (Gse) in Italia operano 2.128 impianti idroelettrici, 203 parchi eolici, 31 stazioni geotermoelettriche, 208 strutture a biogas, 106 a biomasse e 7.647 impianti fotovoltaici. Nel 2008 le fonti rinnovabili hanno prodotto complessivamente 59,2 mila gigawattora di elettricità (+20% sul 2007), che rappresentano il 18,6% della produzione energetica nazionale. Si tratta un mercato in pieno fermento, che attira importanti investimenti e una produzione normativa in continua evoluzione. Un mercato che sta in piedi solo grazie agli incentivi. Dai Cip 6 fino ai cosiddetti certificati verdi, il sistema è cresciuto sulla scia dei bonus per le imprese scaricati poi sulle bollette.
Matteo Falcione, senior associate di Dla Piper e socio dell’Aiee (Associazione italiana economisti dell’energia), sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico ha costruito la sua professione e ha appena dato alle stampe il suo ultimo libro Diritto dell’energia (Barbera editore), che mette in fila i problemi degli impianti, dei costi di produzione, dei meccanismi di incentivazione pubblica. «Il mercato delle fonti energetiche rinnovabili è tra i più attraenti per gli investitori a livello globale e l’Italia è all’avanguardia per tradizione di investimento e per gli incentivi disponibili. Ma il quadro giuridico che affrontano gli investitori è tra i più complessi e, alla lunga, rischia di frenarne lo sviluppo».

Sono gli incentivi ad attrarre gli investitori, vero?
Rispetto al passato, oggi gli incentivi vengono assegnati soltanto alle fonti rinnovabili, tranne il termovalorizzatore di Acerra.
L’Autorità per l’energia dice che le rinnovabili pesano per il 6% sulla bolletta. Ha senso spendere tanto?
In quel 6% ci sono dentro anche gli impianti assimilati, che non impiegano fonti rinnovabili. Il principale regime di incentivo alle rinnovabili oggi in vigore è quello dei certificati verdi, il cui costo non va in bolletta.
E dove va?
È in regime di mercato: il costo d’acquisto dei certificati è addossato ai produttori termoelettrici e non necessariamente si trasferisce sul prezzo dell’energia elettrica applicato all’ingrosso.
Quanto vale un certificato verde?
Il costo di un certificato verde oscilla tra 81,82 e 86,3 euro a megawattora.
Ma non ci sono solo i certificati?
No, certo. Il sistema prevede incentivi per il nuovo conto energia, per gli impianti fotovoltaici, il conto energia per il solare termodinamico…
E quanto costano tutti insieme?
Secondo la relazione dell’Authority in Parlamento del 25 febbraio scorso, il sistema degli incentivi costa all’Italia 1,6 miliardi di euro, escludendo le assimilate.
È tanto o poco?
Per raggiungere gli obiettivi previsti dal terzo pacchetto energia del protocollo di Kyoto, l’Autorità stima che il costo dei sistemi di incentivazione rinnovabili nel 2020 costerà 7 miliardi di euro. Solo la metà sarà necessaria per il fotovoltaico.
Ripeto: è tanto o poco?
È troppo solo se l’obiettivo che si vuole raggiungere si può raggiungere con una spesa minore.
E come si fa?
Serve un corretto monitoraggio all’andamento prospettico del costo delle varie tecnologie che si vogliono incentivare.
Quando, secondo lei, si dovrebbero assegnare gli incentivi?
Il meccanismo degli incentivi ha senso quando il costo unitario totale di una tecnologia è superiore al ricavo unitario che garantisce il mercato elettrico. Oppure quando il ricavo unitario è maggiore del costo unitario, ma il margine ottenuto è più basso rispetto a un investimento nel termoelettrico.
Perché la bilancia energetica italiana resta sempre in passivo?
Se il parco generativo delle rinnovabili fosse sempre in produzione, l’Italia sarebbe autosufficiente dal punto di vista della produzione elettrica.
Spengono gli impianti?
In alcune fasce orarie.
Perché?
Il problema è economico, non tecnologico.
E qual è il problema?
Che importare energia dalla Francia o da altri Paesi, spesso, costa meno.
L’Italia ha siglato un accordo con la Francia per costruire centrali nucleari…
Le centrali nucleari in Italia non entreranno mai in esercizio: dall’investimento all’apertura di un cantiere nucleare passano almeno 15 anni e le maggioranze politiche possono cambiare. E poi perché vogliamo tornare al nucleare?
Secondo lei?
Vogliamo la sicurezza di approvvigionamenti, sganciarci dalla morsa dei russi? E dove andiamo a comprarlo l’uranio?

Fonte: blogonomy.it

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2007, disastro nucleare evitato per un soffio

Posted by darmel su 19 giugno 2009

Solo un caso ha consentito di evitare un incidente nucleare di grave portata all’impianto Sizewell A, in Gran Bretagna. Una crepa di quasi cinque metri in una condotta aveva perso già diverse migliaia di litri di liquido radioattivo quando un operaio l’ha notata.

Il danno, in corrispondenza di un reattore, ha rischiato di prosciugare una vasca di raffreddamento che contiene cinque mila barre di uranio esausto, altamente radioattive. In assenza di liquido, le barre avrebbero potuto dar luogo a una esplosione e a una nube radioattiva di grandi dimensioni. I fatti risalgono al gennaio 2007, ma solo ora si scopre che l’intera vicenda è stata insabbiata e non è stato individuato nessun responsabile. Secondo l’ispettorato competente per i controlli, infatti, all’epoca dei fatti mancavano le risorse per effettuare indagini, verifiche e per prendere provvedimenti disciplinari nei confronti di qualcuno.

L’impianto in questione, infatti, non è più attivo. La fase attuale è di smobilitazione. Le informazioni sulle condizioni di sicurezza della centrale sono state rese note solo grazie a una norma sulla trasparenza, nota come Freedom of Information Act, che consente anche alla stampa di ottenere informazioni altrimenti riservate.

Secondo i documenti ufficiali la crepa ha disperso oltre 40.000 galloni di acqua radioattiva (oltre 180 mila litri), tutti finiti nel mare del Nord. I sistemi di allerta, che dovrebbero scattare in questo caso, non funzionavano. In ogni caso, anche se l’allarme avesse funzionato, nessuno era in grado di accorgersene: un altro allarme era scattato nei giorni precedenti in un altro punto della centrale, senza alcun intervento da parte del personale.

La crepa è stata scoperta per caso. L’ispezione di routine era prevista dieci ore dopo la scoperta casuale, un tempo sufficiente perché la vasca di raffreddamento si asciugasse, mandando in escandescenza le scorie. Secondo le fonti citate dal Daily Telegraph l’incendio avrebbe ucciso “centinaia di persone” e provocato l’evacuazione di migliaia. Secondo il governo, invece, l’emergenza è stata gestita adeguatamente.

Fonte: modusvivendi

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La Germania dirà addio al nucleare, l’Italia lo accoglierà

Posted by darmel su 10 aprile 2009

Brunsbuettel e Biblis, entrambe ultratrentenni, hanno ancora pochi anni di vita. Le due centrali nucleari tedesche verranno chiuse rispettivamente nel 2012 e nel 2010. Questa decisione, confermata il 26 marzo dal tribunale amministrativo federale di Lipsia, risale a sette anni fa.

Il 22 aprile 2002, infatti, la coalizione tra socialdemocratici e verdi allora al governo aveva approvato una legge sull’uscita totale dall’energia nucleare. Con questa legge il governo Schroeder aveva concesso ad ogni centrale una quantità prefissata di elettricità da produrre prima della sua chiusura. Le centrali di Biblis in Assia e Brunsbuettel nello Schleswig-Holstein hanno quasi raggiunto il limite a loro concesso.

Da dove sorgono, allora, i dubbi sulla loro chiusura?

Le imprese energetiche RWE e Vattenfall hanno avanzato una richiesta: spostare su Biblis e Brunsbuettel il ‘resto di elettricità’ concesso ad una centrale ormai spenta (Mühlheim-Kärlich). La legge prevede però il trasferimento dell’elettricità di Mühlheim-Kärlich solo a determinate centrali, e Biblis e Brunsbuettel non sono tra queste.

Le imprese energetiche hanno comunque proposto il trasferimento anche perché si trattava di ben 45 miliardi di kWh: “Per noi non sono delle noccioline” dichiara l’avvocato di RWE, Bettina Keienburg. Anche solo i 30 miliardi di kWh previsti per Biblis rifornirebbero di elettricità la città di Berlino per più di due anni.

Il trasferimento di elettricità virtuale ancora concessa alla produzione, però, viene generalmente concesso da centrali vecchie a centrali più recenti. Nel caso di Brunsbuettel e Biblis si tratta invece di due Oldies, costruite rispettivamente nel ’76 e nel ’74.

Con i suoi 35 anni Biblis A è la centrale più vecchia dell’intero paese. Forse perché la considera ‘storica’, il suo direttore Hartmut Lauer spera che non sia giunta l’ultima ora per lei.

Il tribunale amministrativo federale, però, non considera l’anzianità delle centrali come un pregio. Nella fiducia che il progresso tecnico renda gli impianti recenti più sicuri, ha quindi rifiutato la richiesta di Vattenfall e RWE.

“La sentenza crea certezza giuridica a proposito dell’ulteriore esecuzione della legge sul nucleare”, spiega il ministro dell’ambiente Sigmar Gabriel.

In Germania infatti, 17 impianti sono ancora in funzione, ma entro il 2021, la terza potenza industriale mondiale promette di spegnerli tutti.

In cambio saranno attive quattro centrali italiane, che Enel intende mettere in funzione entro il 2020.

Si può quindi affarmare che ci troviamo sulla stessa strada. Il problema è che andiamo nel senso opposto.

Fonte: terranauta.it

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