Feel and Trust

Ecologia, Salute ed Economia

Archive for the ‘energia pulita’ Category

Investimenti record nel 2010 grazie a Cina e micro impianti

Posted by darmel su 13 gennaio 2011

CINQUE volte la cifra del 2004, il doppio del 2006 e un +30% rispetto al 2009. Con un totale di 243 miliardi di dollari investiti nel 2010, la corsa mondiale all’energia rinnovabile sembra non conoscere ostacoli. A certificare il nuovo record toccato nel corso dell’anno appena chiuso è l’ultimo rapporto 1 di Bloomberg New Energy Finance. “Si tratta di un risultato spettacolare – si entusiasma il direttore generale dell’agenzia Michael Liebreich – il precedente record di investimenti è stato battuto con un netto margine di 50 miliardi di dollari”. “Un dato – prosegue – che va a sbattere dritto in faccia allo scetticismo sul settore dell’energia pulita” e alle tante difficoltà dell’anno passato: dai “dubbi sulla sostenibilità degli incentivi europei, al fallimento dell’amministrazione Obama a legiferare in materia, fino alle crescenti e infondate perplessità sulla gravità dei cambiamenti climatici”.

Il rapporto di Bloomberg entra anche nel dettaglio geografico del flusso del denaro e delle sue destinazioni settoriali. “A trainare i nuovi investimenti – si legge – sono state la crescita delle attività in Cina e i settori europei dell’eolico offshore e del piccolo fotovoltaico”. Il dato più soprendente e carico di ripercussioni sulle tendenze di lungo termine è proprio quest’ultimo. Bloomberg rileva infatti come gli investimenti in centrali di piccole dimensioni per la produzione distribuita di energia sono cresciuti del 91% in un anno, toccando quota 59,6 miliardi di dollari. “A dominare questo settore – precisa il rapporto – sono state in particolare le installazioni di pannelli fotovoltaici sui tetti e altri impianti di piccola taglia soprattutto in Germania, ma anche negli Stati Uniti, nella Repubblica Ceca e in Italia”.

Una tendenza che è quanto di più lontano possa esistere dal gigantismo delle maxi centrali, in particolare nucleari, e che sembra dare credito al sogno di chi, come lo scomparso Hermann Scheer 2, lega lo sviluppo delle rinnovabili a quello della democrazia attraverso l’abbattimento dei monopoli energetici. “Stiamo osservando con particolare entusiasmo quanto sta accadendo alla generazione distribuita – dice ancora Liebreich – la sua crescita straordinaria lo scorso anno ci ha sorpreso e dobbiamo capire cosa accadrà ora con la riduzione delle tariffe incentivanti per il solare in Germania”.

Per quanto gli investimenti destinati ai piccoli impianti contino ormai per un sesto del totale, a fare la parte del leone sono ancora i grandi progetti messi in campo nell’eolico, in particolare in Cina (sulla terraferma) e in Europa (al largo del Mare del Nord). L’altro fattore che si impone all’attenzione del rapporto Bloomberg riguarda proprio l’Asia e soprattutto Pechino. Con 51,1 miliardi di dollari investiti nel 2010, un +30% rispetto al 2009, la Cina è ora la nazione regina nelle rinnovabili. Una spinta che ha trascinato con sé un intero continente. La cifra totale degli invetimenti in energia verde in Asia e Oceania ha superato infatti quello messo in campo dalle Americhe e si sta avvicinando sempre più alla leadership europea. Altra notizia molto positiva che emerge dallo studio è il record di investimenti destinati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, passati dai 15,8 miliardi di dollari del 2009 ai 21 dello scorso anno.

“Per anni – ricorda Liebreich – ci siamo ripetuti che per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica nel 2020 e poi iniziare a ridurle occorrono investimenti per 500 miliardi di dollari l’anno in energia pulita. Quello che ci dicono i nuovi dati – conclude – è che siamo a metà strada e si tratta di un’ottima notizia”.

Fonte: repubblica.it


Annunci

Posted in energia rinnovabile | Contrassegnato da tag: | 1 Comment »

Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Posted by darmel su 15 marzo 2010

A Febbraio Terna ha presentato il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che tra mille difficoltà cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione: quella che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.

Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.

Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.

La seconda, invece, è che non si parla di nucleare nonostante il fatto che, se le centrali un giorno dovessero realmente vedere la luce, avranno bisogno di una rete molto robusta per sopportare la nuova quantità di energia prodotta. Non è strano, a dire il vero, visto che è ancora fortissimo il dibattito sulla localizzazione dei siti e la maggior parte dei governatori stanno dando battaglia per evitare di trovarsi, tra una decina di anni, con la centrale nel giardino. C’è da scommettere, però, che ogni tipo di valutazione sul dove verranno messe le centrali atomiche dovrà passare prima da una valutazione di Terna sul come allacciarle in rete.

Per le rinnovabili, invece, le buone notizie sono due: l’eliminazione dei vincoli strutturali, come già accennato, e l’istallazione di pannelli fotovoltaici in terreni adiacenti le stazioni elettriche che, attualmente, non sono utilizzati. Terna dichiara la volontà di spendere circa 300 milioni di euro in questo progetto e crede di poter arrivare a 100 Mw istallati nel solo 2010. Si tratterà, per essere più precisi, di impianti di piccola taglia.

La vera, buona notizia, però, è un’altra: il grosso degli investimenti per la rete sarà al centro-sud dove, contemporaneamente, ci sono sia le centrali più vecchie che le reti più vecchie. Il solo fatto di avere collegamenti nuovi e più robusti permetterà di utilizzare centrali più pulite. Due esempi per chiarire: con il raddoppio dell’elettrodotto sottomarino Sorgente-Rizziconi che collega Sicilia e Calabria si potrà fare a meno dell’inquinantissima centrale termoelettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela (Me) perchè l’energia in meno (1.600 MW) si potrà in parte importare in Sicilia dalla Calabria. Certo, si spera che non sia l’elettricità della centrale a carbone di Saline Joniche

Discorso simile in Sardegna per l’elettrodotto di collegamento con il continente, il Sapei, che farà il paio con il gasdotto Galsi e permetterà di sostituire le centrali a carbone e a gasolio sarde con nuove centrali a turbogas a ciclo combinato. Non sono proprio ecologiche, ma di questi tempi è sempre meglio di niente. Sempre il Sapei, per finire, permetterà di sfruttare al meglio l’abbondante produzione eolica sarda, realmente ecologica anche se a qualcuno non piace.

Fonte: ecoblog.it

Posted in azienda, energia rinnovabile, innovazione | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nasce Asso Energie Future, prima battaglia: difendere gli incentivi

Posted by darmel su 15 marzo 2010

Febbraio è nata una nuova associazione di categoria che raccoglie una trentina di aziende attive nel campo dell’energia e, in particolare, del fotovoltaico. Si chiama Asso Energie Future, non è ancora associata a Confindustria, ma il suo statuto ne prevede la posibilità.

Il presidente di questa associazione è Massimo Sapienza, un catanese di appena 35 anni che oggi vive nella capitale ai Parioli, presidente e amministratore delegato di Helio Capital S.p.A. che, a sua volta, è un fondo chiuso di investimento specializzato negli investimenti in energie rinnovabili. Il primo di questi investimenti è stato un impianto fotovoltaico da 1 MW in Puglia.

Helio Capital è posseduto da Cimino & Associati Private Equity (Cape). Non è la prima volta che parliamo di Cape su Ecoblog: è la stessa azienda che ha proposto “Sunny car in a sunny region”, cioè il progetto di riconversione della Fiat di Termini Imerese in una fabbrica di auto elettriche e colonnine di ricarica. Un progetto che dovrebbe essere realizzato da Cape Regione Siciliana Sgr S.p.a., un altro fondo chiuso misto pubblico-privato che vede la stessa Regione Sicilia come socio al 49%. Mezza Termini, quindi, se la potrebbe comprare la stessa Regione.

Asso Energie Future è un’associazione che probabilmente farà parlare di sè. O almeno così si potrebbe ipotizzare visto che in meno di un mese di vita, come ben si può constatare dalla rassegna stampa aziendale, ha già collezionato un paio di pezzi sul Sole 24 Ore, due su Quotidiano Energia e vari passaggi su alcune delle maggiori agenzie nazionali di stampa.

Insomma, questa è gente ben messa, che ha i soldi e che sa come farli girare. E a deciso di farli girare nel settore delle rinnovabili. Si dirà: vengono a fare incetta di soldi pubblici, tra incentivi e Certificati Verdi. Più o meno, ma sarebbe una interpretazione troppo semplicistica della situazione. Vero è che la prima battaglia di Asso Energie Future è quella per la conferma del Conto Energia, come confermano le proposte pubblicate dall’azienda stessa nel suo sito web.

Tuttavia, sempre nelle stesse proposte, si legge anche qualcosa di molto interessante: se venissero mantenuti gli attuali incentivi il rendimento in vent’anni del capitale investito in fotovoltaico sarebbe del 10% mentre lo stesso capitale, investito nel settore immobiliare, renderebbe l’11%. Se invece, come sembra dalle indiscrezioni che girano in questi giorni, gli incentivi del Conto Energia venissero abbassati (si parla di tagli tra il 6 e il 15% circa) la redditività dell’investimento nel solare sarebbe ben lontana dal grande banchetto che molti descrivono.

Detta in altre parole: se il Governo taglia gli incentivi i soldi andranno verso il mattone, se li lascia come sono andranno nelle rinnovabili. Un bivio non da poco, vista la terribile tendenza italiana alla speculazione edilizia che, si sa, è sempre ben retribuita. Sarà forse un caso che, da un paio di mesi a questa parte, si parla solo di nuovo Conto Energia e di Piano Casa? Probabilmente no e, sinceramente, tra i due scelgo il primo: l’Italia ha già un passato di cemento, palazzine ed ecomostri illuminati e riscaldati a petrolio, vorrei che provasse ad avere un futuro diverso.

Fonte: ecoblog.it

Posted in energia rinnovabile, iniziative | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Pramac: energia con stile

Posted by darmel su 14 marzo 2010

Il Gruppo Pramac sviluppa, produce e commercializza a livello mondiale gruppi elettrogeni, macchine per la movimentazione interna, moduli ed altri componenti per impianti legati alle energie rinnovabili. Pramacutilizza il suo network globale per distribuire questi prodotti nei mercati di tutto il mondo.

Pramac nasce dall’integrazione di varie realtà commerciali leader nei settori della movimentazione, della produzione di generatori elettronici e di componenti per impianti fotovoltaici.

Articolo su blogonomy.it:

Stare dietro alla sua parlata toscana diventa ancora più difficile quando Paolo Campinoti, vicepresidente e amministratore delegato di Pramac, attacca con le citazioni: dalla saga di Rocky Balboa all’impegnatissimo guru della green economy Jeremy Rifkin, passando per Carl Lewis e i vecchi rullini della Kodak. «Tutti elementi» dice Campinoti «che in qualche modo hanno contribuito alla nostra idea di business». Business che per la senese Pramac, fondata nel 1966 da suo padre Mario e sbarcata a Piazza Affari esattamente quattro anni fa, è fatto allo stesso tempo di produzioni tradizionali (dai generatori elettrici ai carrelli elevatori) e di visioni ultrafuturistiche, come i moduli fotovoltaici di ultima generazione prodotti in Svizzera e la microturbina RevolutionAir, lanciata il 27 gennaio, che si affida anche al design di Philippe Starck per conquistare anche l’utenza domestica. Prima, però, bisogna parlare di Rocky, Lewis e Kodak.

Cosa c’entrano una serie pugilistica e un atleta olimpico con Pramac?
Niente, a parte che il suo amministratore delegato è un fanatico di sport. E che crede nel motto del vecchio Mickey (il primo allenatore di Rocky, ndr): «Se vuoi vincere, devi sempre guardare il tuo avversario con gli occhi della tigre».

Che cosa significa?
Avere più «fame» dei competitor che ci stanno di fronte. È qui che entra in gioco anche Carl Lewis. Quando ero ragazzino lo sentii spiegare una sua sconfitta sui 100 metri con la stessa frase: «Il vincitore aveva più fame di me». Questo a noi non dovrà mai succedere.

Passiamo a Kodak…
Stesso concetto di prima: nel 1993, subito dopo la laurea (in economia e commercio a Firenze, ndr), mio padre mi spedì a farmi le ossa nella nostra filiale commerciale di Stoccarda. Lì accanto c’era lo stabilimento leader al mondo nella produzione di rullini: 7 mila dipendenti e un fatturato da multinazionale. Sa cosa c’è oggi in quel piazzale?

Francamente no.
Un discount. Anche questo, a noi, non dovrà mai succedere. Per noi è indispensabile reinventarsi continuamente.

Come avete fatto lanciando RevolutionAir?
Sì: non a caso lo considero un punto di svolta per il nostro business.

Di cosa si tratta esattamente?
È una microturbina eolica capace di sviluppare da 400 watt a un kilowatt di potenza, cioè quanto una decina di pannelli solari e più della metà del fabbisogno di una famiglia tipo. Ed è proprio qui che sta la maggiore novità.

In che senso?
Al di là delle caratteristiche tecniche, la nostra pala occupa uno spazio ridottissimo, meno di due metri quadrati, ed è stata messa a punto da Philippe Starck. Insomma, oltre a essere tecnicamente un gioiello, design, dimensioni e costi ridotti (i due modelli lanciati saranno venduti anche su internet, e sul mercato italiano i prezzi partiranno da 2.500 euro, ndr) ne fanno la soluzione ideale per immagazzinare energia pulita in ambienti come appartamenti, terrazzi e barche.

Com’è stato lavorare con uno dei designer più lunatici al mondo?
Stimolante. Starck è un po’ lunatico, è vero, ma geniale. Un fiume in piena, una creatività che non si interrompe mai. Non si era mai cimentato con le sorgenti energetiche, ma avendo lavorato a lungo con i marchi italiani del mobile e dell’illuminazione è riuscito a disegnare oggetti che, più che pale, sembrano pezzi d’arredamento. Quello che cercavamo.

Quante pensate di venderne nel primo anno di lancio?
Ancora non sappiamo che numeri svilupperà RevolutionAir, ma la domanda è forte, anche sul lungo periodo.

Perché?
Non ci sono solo i ricchi mercati occidentali, ma anche il Terzo mondo, dove intere aree sono prive di corrente o a rischio interruzione. Problemi che una micropala montata sul tetto può risolvere agevolmente. Queste cose le so bene, in una vita precedente vendevo generatori e gruppi elettrogeni.

Anche in quella attuale. Anzi, i vostri business più tradizionali, generatori e carrelli industriali, valgono ancora circa 180 milioni di euro di ricavi sui 234 realizzati a fine 2008. Come sono andati nel 2009?
Abbiamo risentito dell’attuale scenario macroeconomico, principalmente nell’area della movimentazione a terra. Però stiamo lentamente risalendo.

Grazie a quali aree?
Fortunatamente a tutte e tre. La logistica industriale è un classico anticipatore di ripresa, e quindi gli ordini sono già tornati a crescere di un buon 20% già nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Per i generatori si aprono continuamente nuovi mercati: Turchia, Tunisia, Est Europa, Medio Oriente…

E i business più futuristici?
Vanno benissimo. Bisogna tenere conto che la scorsa estate, in piena tempesta finanziaria, abbiamo investito 80 milioni nel nostro nuovo stabilimento svizzero di Locarno dove si producono moduli fotovoltaici a film sottile di ultima generazione. Ma grazie a quei pannelli contiamo di realizzare importanti ricavi già nel 2010, oltre a conquistare parecchia visibilità presso competitor più grandi.

Altre partnership in vista dopo Proit, la joint-venture attiva nel fotovoltaico partecipata da Pramac e Ansaldo Energia?
Più che probabile. L’interesse degli altri operatori, ripeto, c’è. Il nostro brevetto, a oggi, è il passo in avanti più importante verso quella che Rifkin definisce la «green building innovation». Infatti i nostri pannelli, potendo essere integrati anche sui grattacieli, contribuiscono alla produzione di energia pulita in modo esteticamente compatibile.

Fissato anche lei con la «green revolution»?
Credo sia importante pensare all’ambiente. Ma, banalmente, il mio obiettivo è quello di far crescere l’azienda, che il business sia verde oppure di un altro colore. Certo che occupandoci di energia e logistica non potevamo pensare di restare fuori dal business chiave del nuovo millennio.

Fonte: blogonomy.it

Posted in azienda, energia rinnovabile, innovazione | Contrassegnato da tag: , , | 2 Comments »

Dall’Italia il 20% dell’energia elettrica proviene da fonti rinnovabili

Posted by darmel su 14 marzo 2010

Ringrazio Marco Pagani del sito Eco Alfabeta per il suo post sulla produzione di elettricità da fonti di energia rinnovabile.

Questa è stata la produzione di elettricità da fonti rinnovabili nel 2009:

  • idroelettrico: 47 TWh
  • eolico: 6,7 TWh
  • fotovoltaico: 1 TWh
  • biomasse: 6,5 TWh

Complessivamente si tratta di 61 TWh, pari a circa il 20% dei consumi (circa 320 TWh).

Il ministro Scajola ha affermato che il prossimo obiettivo è produrre il 25% dell’energia elettrica da fonti rinnovbili, ma si è curiosamente dimenticato di ricordare che l’Italia nel 2009 ha già raggiunto l’obiettivo dell’Unione Europea del 20% da rinnovabili.

Ancora più curiosamente, il ministro, parlando del futuro energetico dell’Italia, non ha fatto alcun cenno al nucleare. Probabilmente sa che, cementificazioni e tubistica a parte, non se ne farà mai veramente nulla. Certo è che in periodo di elezioni è meglio evitare di parlare di questi temi caldi, così non si perdono potenziali voti di preziosi elettori.

La cosa mi lascia stranito è che leggendo tra le notizie degli ultimi giorni (vedi blogeko.it) si dice che l’Italia non riuscirà a rispettare i patti europei sulla produzione di energia così detta “verde” nel 2020: almeno è quanto emerso in Commissione europea a Bruxelles dove sono state esaminate le previsioni riguardanti 27 governi impegnati in questo progetto. Ma come le abbiamo fatte queste previsioni?

L’obiettivo prefissato dall’UE consiste nell’aumentare del 20% entro il 2020 la produzione di energia alternativa. Un progetto molto importante che mira alla maggiore consapevolezza che la strada unica e necessaria da intraprendere è quella dell’energia ecologica.

E l’Italia? Da noi sarà tutto diverso, si pensa di arrivare ai limiti imposti dall’Ue importando dall’estero l’energia verde. Una decisione che è frutto esclusivamente di una volontà politica: quella di non produrre sul nostro territorio energia rinnovabile.

Insieme a noi solo altri quattro Paesi seguono questa linea e sono Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Malta. La situazione negli altri paesi europei è decisamente diversa, infatti 12 dei 27 Paesi pensano di poter produrre in casa propria l’energia senza ricorrere ad altri Stati, come la Francia e la Gran Bretagana.

Si decide di comprare all’estero l’energia, però si fissano grandi incentivi per un progetto che non si intende attuare. In tutto, il Governo italiano prevede di acquistare 4Mtep (miliardi di tonnelate equivalente in petrolio) all’anno, prendendo probabilmente queste fonti rinnovabili da Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia.

Fonte:
ecoalfabeta.blogosfere.it
blogeko.it

Posted in energia rinnovabile, politica | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Una centrale ad impatto zero darà energia al parco naturale di Pratolino

Posted by darmel su 18 ottobre 2009

Il bello di un parco naturale è il poter respirare l’aria pulita e vedere animali come se stessero nel loro habitat naturale. Ma anche una struttura simile per poter funzionare ha bisogno dell’elettricità, e sarebbe un controsenso se per generarla si inquinasse un posto così incontaminato. Per questo in Toscana hanno avuto una grande idea, e cioè costruire una centrale elettrica che funziona con un mix di energie rinnovabili, e soprattutto che ha zero emissioni.

La centrale si chiama Diamante ed è situata al centro del parco naturale di Pratolino, vicino Firenze. La struttura ha appunto la forma di un diamante alto 12 metri e con un diametro di 8, formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline e 42 facce in vetro temprato per catturare il sole che in queste zone c’è quasi tutto l’anno. Ma non bisogna disperare nelle giornate nuvolose. La centrale è in grado di generare energia attraverso l’accumulo di idrogeno.

Infatti all’interno della struttura ci sono tre sfere di vetroresina, il cui funzionamento è spiegato dal professor Luigi Maffei, docente di Architettura Tecnica alla facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa:

Queste sfere contengono innovativi serbatoi a idruri metallici e a bassa pressione per l’accumulo energetico di idrogeno. Si tratta di un sistema integrato di produzione e stoccaggio di energia da fonte solare che assicura l’autosufficienza energetica di un piccolo condominio.

Ma non finisce qui. Infatti la struttura esterna, che esteticamente ha anche un valore artistico, visto che richiama l’architettura Rinascimentale che si è sviluppata proprio nella zona toscana, è costruita in maniera tale da essere sempre in continua evoluzione e poter progredire di pari passo con le nuove scoperte nel campo della tecnologia solare, così da inserire nuovi pannelli o strutture alternative per accrescerne le potenzialità energetiche in futuro.

Oltre a dare energia al parco, la centrale sarà anche un ottimo strumento didattico, dato che sarà inserito come meta per le gite scolastiche, per avvicinare un po’ di più i bambini italiani all’ecologia, cosa che finora è stata fatta molto poco da altre parti d’Italia.

Fonte:
Corriere della Sera
ecologiae.com

Posted in energia rinnovabile, natura, sostenibilità | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

SAEM di Altamura: vivendo il boom del solare

Posted by darmel su 19 settembre 2009

Avete un terreno da almeno 3,5 ettari in Puglia o il tetto di un opificio di almeno 3 mila metri quadrati da dare in affitto? Ad Altamura, provincia di Bari, Francesco Maggi è la persona che fa per voi: è alla ricerca di nuove superfici da «coltivare» a fotovoltaico. Ma l’amministratore delegato di Saem, società controllata dal gruppo Kerself di Parma, non è l’unico in Puglia a caccia di terreni buoni per impiantare pannelli fotovoltaici, perché da qualche anno il boom delle energie rinnovabili ha aperto un fiorente mercato sottostante: terreni a peso d’oro. «Prima del varo del conto energia i terreni agricoli costavano intorno ai 10-20 mila euro all’ettaro» dice Maggi. «Oggi siamo arrivati a quotazioni che superano i 30-35 mila euro per ettaro».

È l’altra faccia dell’eldorado italiano delle energie rinnovabili. Spiega Maggi: «Qui in Puglia tutti, operatori del settore e intermediari, hanno avviato l’iter autorizzativo. Ma la stragrande maggioranza tende a vendere l’autorizzazione e l’opzione per la connessione alla rete elettrica, cioè a Terna, prima di arrivare alla fase esecutiva del progetto. Detto in una parola: il settore è popolato da figure che non c’entrano niente con il fotovoltaico» E poi, con l’esperienza imprenditoriale acquisita in anni di attività nel settore, aggiunge: «Serve un minimo di regolamentazione per fermare le aziende di carta che danneggiano gli operatori seri e il mercato delle energie rinnovabili».

Impiantisti elettrici giunti alla terza generazione, Francesco Maggi e il fratello Sebastiano hanno cominciato a pensare alle energie alternative già nel 1998, con la costruzione di piccoli impianti fotovoltaici che fornivano energia ai pali dell’illuminazione e ai cartelli stradali. Poi, il mercato è letteralmente esploso. «Nel 2003 fu lanciato il piano dei 10 mila tetti fotovoltaici in tutta Italia» dice Maggi «ma il vero boom è scoppiato soltanto nel 2007 con il nuovo Conto energia». Così la piccola azienda di famiglia ha cominciato a macinare commesse e utili e per seguire più da vicino la crescita tumultuosa del fotovoltaico ha separato le attività legate agli impianti elettrici (con contratti importanti: dal Teatro Petruzzelli di Bari – ancora chiuso per dispute politico-amministrative tra il Comune e il ministro Bondi – al San Carlo di Napoli) da quelle fotovoltaiche.

Nel 2007 l’asset più promettente di Saem è finito nel mirino del gruppo Kerself di Parma, che lo scorso anno ha rilevato il 55% dell’azienda dei Maggi. Il risultato? Nei numeri dell’azienda: 160 dipendenti (erano 30 un anno e mezzo fa) e 20 milioni di fatturato nel 2008 che quest’anno dovrebbe schizzare a 70 milioni, annuncia con comprensibile soddisfazione Maggi.

«Abbiamo diversi parchi fotovoltaici in costruzione» racconta «stiamo realizzando una commessa di 6 megawatt a Gravina in provincia di Bari; stiamo realizzando un impianto da 7 megawatt nel Salento per il nostro gruppo e abbiamo appena siglato una joint venture con Ldk solar, società cinese quotata alla Borsa di New York, per la costruzione di cinque impianti fotovoltaici in Puglia da un megawatt ciascuno». Ma le attività della Saem non si fermano alla Puglia. L’internazionalizzazione e la ricerca (scounting) di nuove opportunità di mercato sono al primo posto nell’agenda imprenditoriale di Maggi. In queste settimane, per dire, l’attenzione è concentrata sulla Bulgaria.

Fonte: blogonomy.it

Posted in azienda, energia solare | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Nuovi impianti eolici: più efficienti, senza pale e a forma di cono

Posted by darmel su 18 settembre 2009

Presentato a Firenze un aerogeneratore con un design alternativo. La sperimentazione è quasi terminata e i test si stanno svolgendo in Italia. È un prototipo e pare che «sarà anche più efficiente» rispetto agli attuali impianti eolici, infatti secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un’alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Diversi comuni si stanno opponendo all’installazione dei classici impianti eolici a causa degli effetti negativi sul paesaggio.

TRE METRI DI ALTEZZA – «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull’energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due/tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c’è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L’aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l’energia elettrica».

PRIME MACCHINE DAL 2010 – I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l’Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini.

Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui. Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall’ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell’acquae trasformarla in energia. E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico. Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

Fonte: progettonuovaenergia.blogspot.com

Posted in azienda, energia rinnovabile, innovazione | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

Google finanzia energia pulita da alghe offshore

Posted by darmel su 18 settembre 2009

La Nasa si prepara a progettare sistemi per la raccolta di alghe cresciute in appositi sacchetti di plastica in mare per produrre biocarburanti senza consumare acqua e sottrarre terra all’agricoltura e depurando, al tempo stesso, le acque reflue e i liquami che non saranno piu’ scaricati in mare. Un sistema vincente da un lato per la produzione di biocombustibile e dall’altro per la capacita’ del sistema di fare da filtro alle acque sporche.

L’idea e’ venuta allo scienziato Jonathan Trent e arriva direttamente dallo studio di tecniche per migliorare la qualita’ della vita degli astronauti nello spazio, che possono disporre di risorse limitate come l’acqua.

Tra i finanziatori troviamo anche i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin che affermano di aver investito $ 250.000 nel progetto di Trent e nel continuo impegno di sviluppare un biocarburante dalle alghe utilizzando soprattutto una tecnologia low-tech: le acque reflue. Si utilizzerebbero sacchi di plastica o involucri (gli stessi che vengono utilizzati ora dalla NASA per studiare il riciclaggio delle acque sporche nelle missioni spaziali) con membrane semi-permeabili, che utilizzano una particolare applicazione dell’osmosi, da posizionare nell’oceano per consentire al flusso di acqua di scorrervi attraverso per farvi crescere delle alghe.

”Il motivo per cui le alghe sono cosi’ interessanti e’ dovuto all’elevata capacita’ produttiva di alcune specie”, ha affermato Jonathan Trent, a capo del team di ricerca al centro Nasa di Moffett Field, California. Semplicemente confrontandola con le altre materie prime impiegate ci si accorge come, a fronte di una produzione annuale di circa 50 litri di olio per ettaro dalla soia, di 160 l dalla colza e di quasi 600 l dalla palma, con alcuni tipi di alghe si potrebbe arrivare a produrre fino a 2.000 litri di olio”. La competizione con le colture alimentari, la sottrazione di spazio utile e le richieste idriche dei processi di sintesi sono i punti deboli di una tecnologia che continua a suscitare polemiche. Un’opzione ad alta sostenibilita’, in tal senso, e’ quindi rappresentata dalle alghe, al cui vantaggio di assicurare una produzione energetica per ettaro piu’ elevata rispetto a qualsiasi altra fonte bioenergetica, si somma la capacita’ di riutilizzare metalli pesanti e residui di idrocarburi.

Il progetto Nasa mira a prendere di petto il problema relegando il processo in mare ed affidando alla natura stessa lo svolgimento di alcune fasi. ”L’ispirazione che avevo era di utilizzare dei sacchetti costituiti da membrana per farvi crescere offshore le alghe”, continua Trent. Un concetto semplice ed elegante secondo il suo ideatore che prevede, dunque, il riempimento di buste di plastica in membrana semi permeabile con acque reflue e liquami, ottimo terreno di crescita per questi organismi. Questa sorta di isole artificiali riceverebbero direttamente la luce del sole e attraverso l’osmosi assorbirebbe la CO2 atmosferica rilasciando ossigeno e acqua dolce; alla capacita’ termica del mare il compito di controllare la temperatura mentre le onde manterrebbero il sistema in movimento e dunque attivo. Inoltre i sacchetti dopo due anni di utilizzo verrebbero riciclati.

Fonte:
progettonuovaenergia.blogspot.com
ischiablog.it

Posted in energia pulita, rifiuti | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Progetto FREeSUN: solare termodinamico a concentrazione

Posted by darmel su 15 settembre 2009

Capofila del consorzio è Fera (Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative), l’azienda fondata a Milano nel 2001, che si è aggiudicata, insieme al consorzio, lo sviluppo del progetto FREeSUN, con la dotazione di un contributo di 12,5€ milioni dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito di Industria 2015 Efficienza Energetica [n.24, EE01_00012].

Il consorzio coordinato da FERA è costituito da aziende (IMAT S.p.A., del Gruppo Marcegaglia, e Almeco S.p.A., s.d.i. automazione industriale S.r.l., Xeliox S.r.l., Turbocoating S.p.A., DNA Engineering), università e centri ricerca (CNR, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Genova, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Firenze, CNR ITAE, Fraunhofer).
Le aziende e gli organismi di ricerca del consorzio si occuperanno principalmente dello sviluppo dei componenti base del sistema, mentre FERA avrà il compito di progettare e realizzare il relativo impianto industriale.

In cosa consiste il CSP (Concentrated solar power)?

La tecnologia impiegata si basa sulla riflessione dei raggi solari tramite specchi tipo Fresnel.

I raggi riflessi vengono diretti verso un tubo ricevitore al cui interno passa un fluido vettore che si riscalda a elevata temperatura e produce vapore.
Il vapore può essere utilizzato per alimentare una turbina per la
produzione di energia
elettrica
, nei sistemi di solar cooling, per il raffrescamento degli edifici, nei processi industriali, negli impianti combinati CSP – biomassa, negli impianti di desalinizzazione.

La tecnologia con specchi Fresnel si differenzia da quella basata su collettori parabolici lineari per l’utilizzo di specchi piani disposti a stringhe che concentrano la luce su un tubo ricevitore posto al di sopra del campo di specchi. Pur avendo un rendimento minore rispetto agli specchi parabolici è ritenuta più vantaggiosa sul piano dei costi tanto che, secondo l’istituto di ricerca Fraunhofer ISE, l’adozione di questa tecnologia nei climi più soleggiati potrebbe portare subito a un costo di produzione dell’elettricità pari a 0,12 euro/kWh, molto competitivo con quello delle fonti tradizionali.

Gli obiettivi a breve termine per il progetto FREeSUN sono:
– Sviluppare una tecnologia di solare a concentrazione cost competitive per la produzione di energia elettrica
– Realizzare il prototipo dimostrativo (circa 1MWe) rappresentativo di un impianto industriale

Obiettivi a lungo termine:
– Coinvolgere gruppi industriali italiani per creare una supply chain nazionale
– Esportare la tecnologia
– Coprire almeno 100 MW del mercato CSP entro il 2014

Per saperne di più sull’argomento consiglio la visione del sito della vivace azienda Fera (Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative).

Fonte:
quotidianocasa.it

Fera

Posted in azienda, energia rinnovabile, tecnologia | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »