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Ecologia, Salute ed Economia

Archive for the ‘innovazione’ Category

Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Posted by darmel su 15 marzo 2010

A Febbraio Terna ha presentato il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che tra mille difficoltà cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione: quella che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.

Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.

Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.

La seconda, invece, è che non si parla di nucleare nonostante il fatto che, se le centrali un giorno dovessero realmente vedere la luce, avranno bisogno di una rete molto robusta per sopportare la nuova quantità di energia prodotta. Non è strano, a dire il vero, visto che è ancora fortissimo il dibattito sulla localizzazione dei siti e la maggior parte dei governatori stanno dando battaglia per evitare di trovarsi, tra una decina di anni, con la centrale nel giardino. C’è da scommettere, però, che ogni tipo di valutazione sul dove verranno messe le centrali atomiche dovrà passare prima da una valutazione di Terna sul come allacciarle in rete.

Per le rinnovabili, invece, le buone notizie sono due: l’eliminazione dei vincoli strutturali, come già accennato, e l’istallazione di pannelli fotovoltaici in terreni adiacenti le stazioni elettriche che, attualmente, non sono utilizzati. Terna dichiara la volontà di spendere circa 300 milioni di euro in questo progetto e crede di poter arrivare a 100 Mw istallati nel solo 2010. Si tratterà, per essere più precisi, di impianti di piccola taglia.

La vera, buona notizia, però, è un’altra: il grosso degli investimenti per la rete sarà al centro-sud dove, contemporaneamente, ci sono sia le centrali più vecchie che le reti più vecchie. Il solo fatto di avere collegamenti nuovi e più robusti permetterà di utilizzare centrali più pulite. Due esempi per chiarire: con il raddoppio dell’elettrodotto sottomarino Sorgente-Rizziconi che collega Sicilia e Calabria si potrà fare a meno dell’inquinantissima centrale termoelettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela (Me) perchè l’energia in meno (1.600 MW) si potrà in parte importare in Sicilia dalla Calabria. Certo, si spera che non sia l’elettricità della centrale a carbone di Saline Joniche

Discorso simile in Sardegna per l’elettrodotto di collegamento con il continente, il Sapei, che farà il paio con il gasdotto Galsi e permetterà di sostituire le centrali a carbone e a gasolio sarde con nuove centrali a turbogas a ciclo combinato. Non sono proprio ecologiche, ma di questi tempi è sempre meglio di niente. Sempre il Sapei, per finire, permetterà di sfruttare al meglio l’abbondante produzione eolica sarda, realmente ecologica anche se a qualcuno non piace.

Fonte: ecoblog.it

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Pramac: energia con stile

Posted by darmel su 14 marzo 2010

Il Gruppo Pramac sviluppa, produce e commercializza a livello mondiale gruppi elettrogeni, macchine per la movimentazione interna, moduli ed altri componenti per impianti legati alle energie rinnovabili. Pramacutilizza il suo network globale per distribuire questi prodotti nei mercati di tutto il mondo.

Pramac nasce dall’integrazione di varie realtà commerciali leader nei settori della movimentazione, della produzione di generatori elettronici e di componenti per impianti fotovoltaici.

Articolo su blogonomy.it:

Stare dietro alla sua parlata toscana diventa ancora più difficile quando Paolo Campinoti, vicepresidente e amministratore delegato di Pramac, attacca con le citazioni: dalla saga di Rocky Balboa all’impegnatissimo guru della green economy Jeremy Rifkin, passando per Carl Lewis e i vecchi rullini della Kodak. «Tutti elementi» dice Campinoti «che in qualche modo hanno contribuito alla nostra idea di business». Business che per la senese Pramac, fondata nel 1966 da suo padre Mario e sbarcata a Piazza Affari esattamente quattro anni fa, è fatto allo stesso tempo di produzioni tradizionali (dai generatori elettrici ai carrelli elevatori) e di visioni ultrafuturistiche, come i moduli fotovoltaici di ultima generazione prodotti in Svizzera e la microturbina RevolutionAir, lanciata il 27 gennaio, che si affida anche al design di Philippe Starck per conquistare anche l’utenza domestica. Prima, però, bisogna parlare di Rocky, Lewis e Kodak.

Cosa c’entrano una serie pugilistica e un atleta olimpico con Pramac?
Niente, a parte che il suo amministratore delegato è un fanatico di sport. E che crede nel motto del vecchio Mickey (il primo allenatore di Rocky, ndr): «Se vuoi vincere, devi sempre guardare il tuo avversario con gli occhi della tigre».

Che cosa significa?
Avere più «fame» dei competitor che ci stanno di fronte. È qui che entra in gioco anche Carl Lewis. Quando ero ragazzino lo sentii spiegare una sua sconfitta sui 100 metri con la stessa frase: «Il vincitore aveva più fame di me». Questo a noi non dovrà mai succedere.

Passiamo a Kodak…
Stesso concetto di prima: nel 1993, subito dopo la laurea (in economia e commercio a Firenze, ndr), mio padre mi spedì a farmi le ossa nella nostra filiale commerciale di Stoccarda. Lì accanto c’era lo stabilimento leader al mondo nella produzione di rullini: 7 mila dipendenti e un fatturato da multinazionale. Sa cosa c’è oggi in quel piazzale?

Francamente no.
Un discount. Anche questo, a noi, non dovrà mai succedere. Per noi è indispensabile reinventarsi continuamente.

Come avete fatto lanciando RevolutionAir?
Sì: non a caso lo considero un punto di svolta per il nostro business.

Di cosa si tratta esattamente?
È una microturbina eolica capace di sviluppare da 400 watt a un kilowatt di potenza, cioè quanto una decina di pannelli solari e più della metà del fabbisogno di una famiglia tipo. Ed è proprio qui che sta la maggiore novità.

In che senso?
Al di là delle caratteristiche tecniche, la nostra pala occupa uno spazio ridottissimo, meno di due metri quadrati, ed è stata messa a punto da Philippe Starck. Insomma, oltre a essere tecnicamente un gioiello, design, dimensioni e costi ridotti (i due modelli lanciati saranno venduti anche su internet, e sul mercato italiano i prezzi partiranno da 2.500 euro, ndr) ne fanno la soluzione ideale per immagazzinare energia pulita in ambienti come appartamenti, terrazzi e barche.

Com’è stato lavorare con uno dei designer più lunatici al mondo?
Stimolante. Starck è un po’ lunatico, è vero, ma geniale. Un fiume in piena, una creatività che non si interrompe mai. Non si era mai cimentato con le sorgenti energetiche, ma avendo lavorato a lungo con i marchi italiani del mobile e dell’illuminazione è riuscito a disegnare oggetti che, più che pale, sembrano pezzi d’arredamento. Quello che cercavamo.

Quante pensate di venderne nel primo anno di lancio?
Ancora non sappiamo che numeri svilupperà RevolutionAir, ma la domanda è forte, anche sul lungo periodo.

Perché?
Non ci sono solo i ricchi mercati occidentali, ma anche il Terzo mondo, dove intere aree sono prive di corrente o a rischio interruzione. Problemi che una micropala montata sul tetto può risolvere agevolmente. Queste cose le so bene, in una vita precedente vendevo generatori e gruppi elettrogeni.

Anche in quella attuale. Anzi, i vostri business più tradizionali, generatori e carrelli industriali, valgono ancora circa 180 milioni di euro di ricavi sui 234 realizzati a fine 2008. Come sono andati nel 2009?
Abbiamo risentito dell’attuale scenario macroeconomico, principalmente nell’area della movimentazione a terra. Però stiamo lentamente risalendo.

Grazie a quali aree?
Fortunatamente a tutte e tre. La logistica industriale è un classico anticipatore di ripresa, e quindi gli ordini sono già tornati a crescere di un buon 20% già nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Per i generatori si aprono continuamente nuovi mercati: Turchia, Tunisia, Est Europa, Medio Oriente…

E i business più futuristici?
Vanno benissimo. Bisogna tenere conto che la scorsa estate, in piena tempesta finanziaria, abbiamo investito 80 milioni nel nostro nuovo stabilimento svizzero di Locarno dove si producono moduli fotovoltaici a film sottile di ultima generazione. Ma grazie a quei pannelli contiamo di realizzare importanti ricavi già nel 2010, oltre a conquistare parecchia visibilità presso competitor più grandi.

Altre partnership in vista dopo Proit, la joint-venture attiva nel fotovoltaico partecipata da Pramac e Ansaldo Energia?
Più che probabile. L’interesse degli altri operatori, ripeto, c’è. Il nostro brevetto, a oggi, è il passo in avanti più importante verso quella che Rifkin definisce la «green building innovation». Infatti i nostri pannelli, potendo essere integrati anche sui grattacieli, contribuiscono alla produzione di energia pulita in modo esteticamente compatibile.

Fissato anche lei con la «green revolution»?
Credo sia importante pensare all’ambiente. Ma, banalmente, il mio obiettivo è quello di far crescere l’azienda, che il business sia verde oppure di un altro colore. Certo che occupandoci di energia e logistica non potevamo pensare di restare fuori dal business chiave del nuovo millennio.

Fonte: blogonomy.it

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Illuminare la casa risparmiando energia. In arrivo le carte da parati ad Oled che producono luce

Posted by darmel su 7 gennaio 2010

Carta da parati ad Oled che producono luce ed illuminano la casa risparmiando energia e senza bisogno di lampadine.

Sembra fantascienza: invece il progetto ha appena ricevuto un finanziamento da Carbon Trust, l’ente britannico fondato per aiutare il Governo e le aziende a ridurre le emissioni. Obiettivo: commercializzazione entro il 2012.

Gli Oled incorporati dalla tappezzeria in questione sono Organic Light-Emitting Diodes. Si tratta di congegni 200 volte più piccoli di un capello umano in grado di far luce consumando pochissima energia.

Già da qualche tempo è possibile “stampare” gli Oled in una striscia flessibile, con un processo analogo a quello dei quotidiani. A mo’ di dimostrazione pratica, l’anno scorso una striscia di Oled fu arrotolata per allestire un albero di Natale.

Ora la società inglese Lomox Ltd si è aggiudicata un finanziamento di 454.000 sterline (circa 500.000 euro) da parte di Carbon Trust per inserire luci ad Oled nelle tappezzerie.

Certo, c’è sempre bisogno di una fonte di energia perchè la carta da parati ad Oled faccia luce: bisogna pursempre infilare una spina nella presa elettrica del muro.

Ma gli Oled sono 2,5 volte più efficienti delle attuali lampadine a risparmio energetico. E dunque consentono proporzionali risparmi di denaro ed inquinamento.

Su Business Week In arrivo carte da parati ad Oled che producono luce

Fonte: blogeko.it

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Nuovi impianti eolici: più efficienti, senza pale e a forma di cono

Posted by darmel su 18 settembre 2009

Presentato a Firenze un aerogeneratore con un design alternativo. La sperimentazione è quasi terminata e i test si stanno svolgendo in Italia. È un prototipo e pare che «sarà anche più efficiente» rispetto agli attuali impianti eolici, infatti secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un’alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Diversi comuni si stanno opponendo all’installazione dei classici impianti eolici a causa degli effetti negativi sul paesaggio.

TRE METRI DI ALTEZZA – «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull’energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due/tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c’è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L’aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l’energia elettrica».

PRIME MACCHINE DAL 2010 – I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l’Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini.

Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui. Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall’ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell’acquae trasformarla in energia. E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico. Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

Fonte: progettonuovaenergia.blogspot.com

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Il treno a levitazione magnetica UA4Q: ecologico, veloce e… italiano!

Posted by darmel su 10 settembre 2009

ROMA – Può viaggiare a una velocità anche di 600 km l’ ora consentendo un risparmio di circa 7mila tonnellate di carburante l’ anno rispetto a un tradizionale treno ad alta velocità. E’ il treno a levitazione magnetica “UAQ4″, progettato e testato dall’ Università dell’ Aquila e che al momento, per il forte contenuto d’ innovazione tecnologica, risulta essere il treno più avanzato ed ecologico al mondo: non inquina e non produce vibrazioni e rumori.

IL TRENO A LEVITAZIONE MAGNETICA
La tecnologia del treno UAQ4, protetta da diversi brevetti, é stata sviluppata e completamente testata con successo in laboratorio da un gruppo di ricercatori dell’ Università dell’ Aquila, coordinati dai professori Giovanni Lanzara e Gino D’ Ovidio. L’ UAQ4 è l’ unico treno a levitazione magnetica che non ha resistenze al moto – ad eccezione di quella aerodinamica – garantendo pertanto ridottissimi consumi energetici. Come funziona. L’ UAQ4 è un treno a via guidata, ovvero un sistema in cui non vi è contatto fisico tra le parti fisse (guidovia) e quelle mobili (veicolo). Il sistema usa supermagneti distribuiti lungo la guidovia e superconduttori, raffreddati con azoto liquido, posti a bordo del veicolo.

I SUPERCONDUTTORI
I superconduttori – spiega il prof. Gino D’ Ovidio – sono particolari materiali che al di sotto di una determinata temperatura, detta di transizione alla superconduttività, non hanno alcuna resistenza al passaggio della corrente elettrica ed espellono (completamente o in parte) i campi magnetici presenti al loro interno. I supermagneti, invece, sono materiali sinterizzati di tipo ceramico in grado di generare altissimi campi magnetici.

L’ interazione tra i campi dei supermagneti e i superconduttori genera contemporaneamente la sostentazione e la guida del veicolo in ogni fase del moto: in altri termini il veicolo resta sempre sospeso e centrato in maniera stabile rispetto alla via“.

NIENTE PIU’ DERAGLIAMENTI
Insomma, questo sistema riduce quasi a zero la possibilità di un deragliamento in quanto produce un effetto ‘richiamo’, una sorta di effetto calamita, che impedisce al convoglio di uscire dal tracciato. “La propulsione del veicolo UAQ4 – spiega ancora il prof. D’ Ovidio – è garantita da un innovativo motore lineare ad induzione in grado di superare elevate pendenze di percorso e di recuperare energia durante le fasi di decelerazione. Con un percorso ‘intubato’, il treno può garantire velocità di gran lunga superiori ai 600 km orari“. Il prototipo è frutto di un’ attività di ricerca pluridecennale iniziata dal Prof. Lanzara alla fine degli anni ‘60 negli Stati Uniti (Universita’ del Kentucky) e poi presso l’ Università di Palermo (1968-76). A partire dai primi anni ‘90 la ricerca è stata definitivamente sviluppata presso l’ Università di L’ Aquila.

ALLA RICERCA DI UN PARTNER TECNOLOGICO
Manca ora un progetto di sviluppo industriale, con partner tecnologici che siano in grado di realizzarlo – spiega il prof. D’ Ovidio -: ecco perché lo abbiamo presentato al G8 dove il progetto ha riscosso molto interesse soprattutto da Brasile, Russia e Australia. Inoltre – conclude – questo progetto, poiché vede la sua luce all’ Aquila, potrebbe rappresentare anche una opportunità importante in termini di ricadute industriali per quest’area che, dopo il terremoto, ha forte bisogno di un immediato rilancio“.

Fonte: mondoecoblog.com

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Tegole solari: il fotovoltaico c’è ma non si vede

Posted by darmel su 9 settembre 2009

Negli States arriva il primo sistema di produzione di energia solare a uso domestico che si integra nel tetto di casa. È uno speciale rivestimento per le tegole che garantisce un’efficienza superiore ai tradizionali pannelli.

Energia solare per la casa: si risparmia e si inquina zero. L’unico cruccio per chi decide di affidarsi ai raggi del sole per la propria fornitura energetica è che i panelli spesso fanno a pugni con l’estetica della propria abitazione.

La statunitense SRS Energy ha rilasciato un nuovo sistema di copertura che si armonizza con il tetto di casa. Il Solé Power Tile system c’è ma non si vede: è infatti il primo sistema fotovoltaico da tetto integrato nelle tegole di copertura.

Ogni tegola è larga circa un metro e lunga circa 45 centimetri. Dieci metri quadrati di copertura pesano un centinaio di chili e garantiscono 860 kw/h annui, con un’esposizione giornaliera presunta di 5,8 ore (una cifra considerevole se si pensa che il fabbisogno medio di una famiglia di 4 persone è di circa 2500 kilowatt annui). Un risultato ottenuto anche grazie alla particolare pellicola con la quale sono rivestite le tegole (“triple-junction amorphous silicon thin-film“) che secondo il produttore garantisce un accumulo di energia superiore del 20% rispetto ai tradizionali pannelli.
Al momento disponibile nella sola tonalità blu, rimane una soluzione ad appannaggio esclusivo degli utenti statunitensi: la SRS la offre solo come “upgrade” ai propri clienti.

Fonte: fastweb.it

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Un sedicenne trova il modo di degradare la plastica

Posted by darmel su 27 agosto 2009

Daniel Burd era stufo di avere a che fare con gli indistruttibili sacchetti di plastica e ha trovato dei batteri in grado di decomporli molto rapidamente. La plastica viene decomposta in settimane, invece che in secoli, e il processo avviene a temperatura ambiente.

Il primo esperimento e’ stato veramente banale: ridurre la plastica in polvere, aggiungervi acqua di rubinetto, lievito, un po’ di sporcizia da discarica e lasciare il tutto a 30 gradi per qualche tempo. I microrganismi si riprodussero e dopo qualche settimana Daniel aveva delle colture batteriche con cui lavorare.

Daniel mise delle strisce di plastica dentro delle provette, di cui alcune contenevano i batteri e una solo acqua bollita (sterile). Dopo 6 settimane le strisce di plastica nelle fialette con i batteri pesavano il 17% in meno, mentre quella nella fiala di controllo non aveva subito variazioni di peso. La decomposizione batterica funzionava!!!

Daniel a questo punto identificò le specie batteriche presenti nel suo brodo e scopri che vi erano 4 ceppi, di cui uno (Sphingomonas) attivo nel degradare la plastica ed uno (Pseudomonas) che, pur non degradando direttamente, favoriva l’azione del primo.

Ora si trattava di trovare le migliori condizioni di crescita per questi due ceppi che, a 37 gradi, una concentrazione ottimale e l’aggiunta di acetato di sodio, riescono a degradare la plastica del 43% in 6 settimane. Il tutto funziona anche con sacchetti di plastica interi, non polverizzati.

Grazie a questa ricerca Daniel ha vinto il primo premio alla Canada Wide Science Fair in Ottawa, e abbastanza soldi da poter andare all’università, dove intende studiare scienze.

Fonte: ecowiki.it

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Energia Solare Termica a prezzo competitivo da Stirling Energy Systems

Posted by darmel su 10 agosto 2009

La Stirling Energy Systems (Scottsdale, Arizona) e la Tessera Solar (Houston, Texas) hanno da poco terminato la collaborazione allo sviluppo di un nuovo collettore solare, chiamato SunCatchers. Le società affermano di aver realizzato un nuovo sistema solare termico più semplice rispetto alle altre versioni della stessa tecnologia in grado di produrre energia in modo più efficiente e conveniente.

La Stirling Energy Systems prevede a breve di iniziare la costruzione di grandi impianti per la produzione di energia grazie alla nuova tecnologia rendendoli operativi già entro il prossimo anno: 4 nuovi prototipi saranno pronti per approdare sul mercato non più tardi dell’inizio del 2010, con sistemi aggiornati per fornire maggiore produttività e costi ridotti (modelli da 100 kW a 100 MW).

La Stirling Energy Systems è riuscita a diminuire così la complessità e il costo della tecnologia per la conversione della luce solare in energia termica ed energia elettrica grazie ai motori Stirling, permettendo la produzione di elevati volumi di energia in modo conveniente. Il nuovo sistema è denominato SunCatcher ed è costituito da un grande specchio piatto di 12m di diametro che concentra la luce solare su un motore Stirling. La differenza di temperatura all’interno di una camera del motore tra il caldo e il freddo spinge i pistoni che producono energia elettrica. Ogni unità di SunCatcher con il suo motore Stirling è in grado di produrre 25 kW di energia elettrica e la Stirling Energy Systems ha in progetto l’utilizzo di circa 12.000 unità nel suo primo impianto nel sud della California per una capacità di 300 MW. La Stirling Energy Systems si aspetta che l’energia elettrica prodotta abbia un costo di circa 12 – 15 centesimi di dollaro per kWh, in modo da essere altamente competitiva con i prezzi dell’energia elettrica venduta dalla rete di utilità nelle ore di punta.

La società sta attualmente costruendo un impianto pilota da 1,5 MW, utilizzando 60 unità per un impianto dimostrativo. La nuova tecnologia SunCatcher ha il vantaggio di usare meno acqua degli abituali impianti solari termici che raccolgono il calore su una vasta area guidandolo nelle turbine in un impianto centralizzato. Le turbine attualmente utilizzate fanno spreco di considerevoli quantità d’acqua per il raffreddamento, Il nuovo SunCatcher invece non richiedendo acqua, rende la tecnologia ideale per climi desertici in cui l’energia solare termica è molto adatta ad essere utilizzata.

Un altro vantaggio del SunCatcher riguarda la facilità di aumentare la quantità di energia generata grazie alla sola aggiunta di più unità a terra, invece di dover ridimensionare la torre centrale. L’aspetto negativo della nuova tecnologia Stirling Energy Systems riguarda l’immagazzinamento dell’energia prodotta, così ora il sistema è in grado di produrre energia ed l’elettricità solo durante il giorno a differenza degli altri impianti ad energia solare termica che può continuare a fornire energia durante la notte, grazie magari a sistemi di backup a sali.

Rispetto ai diversi prototipi di specchi solari e motori Stirling che sono stati testati per diversi anni al Sandia National Laboratory, il nuovo design di SunCatcher taglia di circa due tonnellate il peso di ciascun piatto e riduce il numero di specchi da 80 a 40 per la stessa quantità di energia prodotta. Addirittura i nuovi specchi e motori Stirling grazie al loro design semplificato possono essere costruiti in grandi quantità utilizzando l’attrezzatura esistente nelle fabbriche di automobili.

Già diverse tecnologie solari termiche sono state sviluppate a partire dal 1970, ma le tecnologie non permettevano di essere competitive con il prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti fossili. I recenti incentivi per le energie rinnovabili hanno così portato nuova spinta alla commercializzare della tecnologia e soprattutto al suo miglioramento. “Solo nel sud degli USA ci sono più di 6 GW di energia solare concentrata prodotta grazie ai motori Stirling”, spiega Tommaso Mancini, program manager del Sandia National Laboratory di Albuquerque. “L’equivalente di circa 6 centrali nucleari”.

Fonte: genitronsviluppo.com

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Enel sole: il nuovo sistema di illuminazione pubblica fa risparmiare il 60% dell’energia

Posted by darmel su 27 giugno 2009

Enel Sole – la società di Enel specializzata nel settore dell’illuminazione pubblica che gestisce più di 2 milioni di punti luce – nell’ambito del “World Future Energy Summit” che si è tienuto ad Abu Dhabi, dal 19 al 22 gennaio 2009, ha presentato il nuovo sistema innovativo di illuminazione pubblica, basato su tecnologia LED (Light-Emitting Diode).

Il nuovo sistema Archilede di Enel Sole, realizzato presso gli stabilimenti di iGuzzini – produttore leader nel settore dell’illuminazione – sulla base delle specifiche tecniche predisposte da Enel Sole, consentirà di risparmiare oltre il 40% dell’energia destinata all’illuminazione pubblica rispetto alle migliori tecnologie tradizionali – le lampade a vapori di Sodio ad Alta Pressione (SAP) e ad Alogenuri Metallici – e fino al 60% rispetto a tecnologie tradizionali a minore efficienza – le lampade a Vapori di Mercurio (VM) – con un consistente contenimento dei costi energetici e un basso impatto ambientale.

Ottiche innovative ed elettronica “intelligente” fanno del nuovo apparecchio LED – ampiamente testato presso i laboratori certificati da IMQ – il sistema ideale per rispondere alle più svariate esigenze di illuminazione stradale: innovativa modalità di regolazione di ciascun punto luce, programmabile secondo le esigenze di sicurezza e viabilità; eccellente uniformità della luce e minimizzazione delle dispersioni; resa cromatica elevata, basso impatto ambientale nel rispetto delle prescrizioni delle Leggi vigenti in materia di risparmio energetico e inquinamento luminoso.

A inizio 2009 è stato inaugurato ad Alessandria, Lodi e Piacenza la fase di sperimentazione di questa nuova tecnologia. Presso il Comune di Alessandria è stato acceso il primo impianto LED in Corso Lamarmora a fine marzo 2009, prima fase del progetto pilota che prevede complessivamente l’installazione di circa 150 centri luminosi a LED. Se il progetto pilota avrà successo sarà poi esteso a livello nazionale.

Qualche numero. Con i primi 400 punti luce, le tre città risparmieranno per l’illuminazione pubblica sin da subito circa 90.000 chilowattora all’anno pari a circa il 55% dei relativi consumi di EE in presenza di un importante aumento della luminosità, con minori costi in bolletta e circa 45,5 tonnellate di CO2 evitate ogni anno. In proporzione, se tutti i comuni italiani adottassero il nuovo sistema di illuminazione e nell’ipotesi di utilizzare in pieno le caratteristiche di luminosità e regolabilità dei LED si potrebbero risparmiare fino a 2,5-3 Terawattora annui e 1,2 – 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Forse in questo modo non avremo bisogno di costruire onerose centrali nucleari (che per intenderci pagheremo noi cittadini), poichè la tecnologia per consumare meno mantenendo inalterato il nostro prezioso stile di vità già c’è.

Ma c’è di più. Enel Sole, che opera da sempre impiegando tecnologie innovative per incrementare l’efficienza complessiva degli impianti e ottimizzare i consumi di energia elettrica, offre ai clienti una soluzione integrata comprendente la progettazione, fornitura in opera e collaudo per facilitare l’introduzione della nuova tecnologia e, laddove richiesto, un’anticipazione in conto capitale per consentire alle amministrazioni comunali di ottenere risultati immediati e una programmabilità della spesa.

Enel Sole è la società di Enel che opera nel mercato dell’illuminazione pubblica ed artistica. Con circa 4.000 Comuni serviti e oltre 2 milioni di punti luce, Enel Sole è oggi il maggiore operatore italiano del settore, con una quota di mercato di circa il 22%.

Fonte:
enel.it
diariodelweb.it

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Ici Caldaie: caldo, freddo e meno emissioni

Posted by darmel su 22 giugno 2009

Nuove tecnologie per il risparmio energetico. Ici Caldaie ci crede e investe con successo: l’azienda è la prima classificata fra quelle che il ministero dello Sviluppo economico finanzierà per i progetti di efficienza energetica. Nell’ambito della cosiddetta cogenerazione con celle a combustibile, ovvero la trasformazione del metano in idrogeno per la produzione di energia elettrica, l’azienda veneta ha proposto il piano Microgen 30, che le consentirà, in tre anni, di produrre cogeneratori da 30 kw di seconda generazione, adatti al riscaldamento ma anche al raffreddamento di un palazzo di circa 30 appartamenti.
Quelli di prima generazione, Siderea 30, cinque in tutto e sempre a idrogeno, verranno installati quest’anno.
Microgen 30 sarà realizzato in collaborazione con un gruppo di soggetti industriali e alcuni centri di ricerca (Enea, Politecnico di Milano e Cnr). Il prezzo di un cogeneratore è di circa 70 mila euro, cifra che secondo Ici Caldaie dovrebbe essere ammortizzata in tre anni con la produzione di energia elettrica e termica per edifici residenziali.
Rispetto a una caldaia normale, si risparmia energia, evitando le perdite di distribuzione sulla rete elettrica, e si riducono le emissioni gassose. Inoltre il rendimento elettrico è superiore al 35%, più alto rispetto ai sistemi attuali. Infine, anche se il costo iniziale è più elevato di un normale impianto centralizzato, il condominio risparmia perché non deve più allacciarsi ad altri erogatori: l’energia serve sia per il riscaldamento sia per l’elettricità.
Nata nel 1958 in provincia di Verona, Ici Caldaie è nota per la produzione di impianti di riscaldamento e generatori di calore industriali. Questi ultimi rappresentano quasi il 50% del fatturato, che nel 2008 è stato di 36 milioni, mentre il gruppo Finluc, di cui l’azienda fa parte, supera i 75 milioni.
Ici Caldaie si dedica anche ai sistemi energetici (come per esempio il fotovoltaico) con l’intenzione di aprirsi a nuovi mercati: Cina, Russia, i Paesi dell’Est europeo in modo particolare. Oggi l’export rappresenta già il 49% del fatturato ed è in crescita.

Programma UE. Dopo la creazione dei cogeneratori, lo sviluppo a lungo termine è rappresentato dalla partecipazione, con altre 17 società e centri di ricerca italiani e internazionali, al Settimo Programma Quadro Ue per la ricerca, che ha come obiettivo principale quello di realizzare un edificio completamente «rinnovabile».
«Le nuove tecnologie» afferma Emanuela Lucchini, amministratore delegato e socio di Ici Caldaie, «possono dare un notevole impulso all’economia, soprattutto in un momento di crisi come questo, in cui cresce la domanda di maggiore efficienza degli impianti per ottenere risparmio energetico e meno emissioni inquinanti. Anzi, probabilmente sarà fondamentale per uscirne».

di Maria Eva Virga

Fonte: blogonomy.it

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