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Ecologia, Salute ed Economia

Archive for the ‘salute’ Category

Ecco perchè dico NO al Nucleare, votando SI al referendum…

Posted by darmel su 12 giugno 2011

Oggi è un giorno storico per l’Italia e che verrà ricordato negli anni a venire. Finalmente è arrivato il momento per gli italiani di fare qualcosa per il proprio Paese, per fare qualcosa per la loro (nostra!) Italia.

Andate a votare e scegliete il futuro che desiderate per voi e i vostri figli!

Qui vi cito alcuni motivi per dire NO al Nucleare, votando SI al referendum, dello scrittore Carlo Dorofatti

1. Perché l’’Italia non ha alcuna necessità di comprare energia elettrica. Infatti secondo i dati TERNA pubblicati nel 2009, quando ancora il ricorso alle fonti rinnovabili non era al massimo, la potenza installata in Italia al 31/12/2008 era di 98.625 MW e la potenza massima richiesta in Italia nel 2008 era di 55.292 MW.
Abbiamo quindi un’eccedenza di energia superiore a quasi tutti i paesi europei!!!

 2. L’energia elettrica ci avanza, ma la compriamo. Perché? Perché l’ENEL è privata e deve fare profitto e preferisce tenere i suoi impianti spenti o farli funzionare solo saltuariamente per poi comprare l’energia elettrica a prezzi stracciati da Paesi che la svendono perché ne producono troppa, come la Francia.

 3. Perché quando le miniere facili di Uranio saranno esaurite, ci vorrà più energia per estrarlo e arricchirlo di quanta ce ne fornirà. 
In natura non esiste comunque l’Uranio da solo: si estrae un minerale, che va macinato, lavorato, arricchito e trasformato nel combustibile per le centrali, trasportato fino alla centrale… ed è molto radioattivo.

 4. Perché dovremo importare Uranio da altri paesi, esattamente come il petrolio, Il suo prezzo aumenterà sempre di più perché sarà necessario estrarlo da miniere che ne conterranno sempre meno. 

5. Perché in tutto il mondo solo sette società controllano l’85% dei giacimenti di Uranio e soltanto quattro fanno ben il 95% dell’arricchimento del combustibile.

 6. Perché nella migliore delle ipotesi, non avremo centrali nucleari funzionanti prima di 15 anni. Completamente fuori tempo massimo per il clima!!!

 7. Perché da una centrale nucleare escono gas, liquidi e solidi tutti fortemente radioattivi. I gas radioattivi non vengono intrappolati, e si liberano interamente, come gli Xe 133, Kr 85, H 3, il Trizio. Ci sono studi serissimi,come lo studio tedesco, KIKK Studium, e uno americano che dimostrano che c’è un forte aumento di leucemie nei bambini e di tumori degli embrioni tra la gente che vive vicino alle centrali nucleari.

 8. Perché non spenderemo meno in bolletta. Infatti bisogna tener conto non solo della spesa per le centrali ma dell’intero ciclo, specie dei costi successivi dovuti al deposito delle scorie e allo smantellamento delle centrali, ovvero i “costi differiti” di cui nessuno parla mai. 

9.Perché il nucleare ci costa ancora in bolletta (voce A2) per le vecchie centrali fuori uso 1 miliardo di euro all’anno, senza produrre più UN SOLO kWh da 23 anni.

 10. Perché in un anno una sola centrale da 1000 MW produce scorie che contengono la stessa radioattività prodotta da 1000 bombe come quella di Hiroshima.

 11. Perché nessuno al mondo è ancora riuscito a trovare una soluzione definitiva al problema delle scorie che sono radioattive per lungo tempo; le scorie ad alta attività lo sono anche per centinaia di migliaia di anni.

 12. Perché esistono due tipi di scorie, quelle a bassa e media attività e quelle ad alta attività. Quelle a bassa e media attività sono messe in contenitori appositi e poi in depositi di superficie, che in molti paesi, come la Gran Bretagna, sono già quasi pieni, oppure si cerca di affossarle sottoterra, tipo nelle miniere di sale, come ad Asse, in Germania che stanno cedendo e da un momento all’altro crollare, così stanno cercando di ritirare fuori tutti i bidoni. Solo che alcuni sono rotti…
Quelle ad alta radioattività quelle ad alta attività restano radioattive anche 200.000 anni, e nessuno al mondo sa dove metterle al sicuro. E sono in giro per il mondo: in Francia hanno seppellito scorie radioattive sotto un parcheggio, in Italia navi con veleni sono state affondate.

 13. Perché il problema delle scorie, enorme problema anche economico, lo erediteranno le generazioni future. E fra 50 anni nessuno si ricorderà più di dove sono state messe e nessuno già oggi può dare garanzie sulla resistenza dei depositi agli eventi naturali del pianeta.

 14. Perché la radiottività persiste per migliaia, milioni, miliardi di anni: il plutonio 241000 anni, l’uranio 238 4,5 miliardi di anni, l’uranio 235 710 milioni di anni, l’uranio 234 245000 anni.

 15. Perché l’Italia installerà i reattori EPR, che nessuno al mondo ha ancora installato. Nelle centrali in costruzione in Finlandia e in Francia stanno causando tantissimi problemi. Infatti l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare finlandese ha fatto sospendere i lavori perché ha trovato ben 2.100 non conformità nel cantiere e ha scoperto che le saldature del circuito di raffreddamento della centrale, che sono una struttura importantissima per la sicurezza, non sono a norma!

 16. Perché i famosi reattori di IV generazione non saranno pronti prima del 2030-2040 e a tutt’oggi si fanno promesse sulle caratteristiche di una tecnologia che esiste solo nelle ipotesi di studio, sottraendo intanto fondi agli studi, sulle rinnovabili, ad esempio…

 Fonte: Ecco perchè dico NO al Nucleare, votando SI al referendum…

 

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Crisi economica: il consumatore spende meglio ed è attento all’ambiente

Posted by darmel su 16 marzo 2010

Milano, 16 mar. – (Adnkronos/Labitalia) – La crescita economica non si è soltanto interrotta per via della crisi, ma ha anche smesso di essere vissuta come valore assoluto. Nella società italiana, e non più solo in nicchie ristrette, si fa strada la convinzione che siano possibili e apprezzabili stili di vita contraddistinti dalla “condanna dello spreco, l’attenzione alla sostenibilità ambientale, il disagio per le forti sperequazioni sociali, una maggiore oculatezza nello spendere, la presa di distanza da processi di accumulazione di beni e servizi scissi da una loro effettiva fruizione, uno shift di attenzione dai beni identitari a quelli relazionali, un diffuso goodwill verso le marche che si caratterizzano per una maggiore attenzione alla dimensione etica”. Lo sottolinea Giampaolo Fabris, docente di sociologia dei consumi all’Università Iulm, nel libro “La società post-crescita. Consumi e stili di vita” (Egea, 2010, 430 pagine, 26,50 euro).

Costretto a spendere meno, il consumatore si è accorto che può spendere meglio, rispettando gli altri e l’ambiente senza rinunciare alla qualita’, rivela Giampaolo Fabris. Per il sociologo, i più recenti sviluppi dei consumi, in un trend complessivamente negativo a causa della crisi, vedono andare controcorrente comparti come l’alimentazione biologica o il benessere, mentre sembra definitivamente superata la fase di bulimia dei consumi che aveva contraddistinto gli ultimi anni. I tempi di sostituzione di automobili ed elettrodomestici si allungano in assenza un’usura effettiva, i guardaroba si restringono, in tavola arriva meno quantità, ma più qualità e al possesso si comincia a preferire l’accesso.

Il cittadino, in quanto a disponibilità a sobbarcarsi gli impegni della raccolta differenziata dei rifiuti, ha abbondantemente scavalcato le capacità organizzative delle amministrazioni locali. Anche in economia, viene messa in discussione la tirannia del Pil come unico indicatore di sviluppo. A dare conto con maggiore trasparenza di questo mutamento è il settore alimentare.

“Gli italiani che dichiarano di consumare regolarmente cibi biologici -dice Fabris nel libro- passano dal 22% del 2008 al 26% del 2009 (circa il 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane). Nielsen segnala che, nella prima metà del 2009, si è registrato nella Gdo un aumento del biologico dell’8,5%. L’Italia, con circa 50.000 produttori che adottano tecniche di coltivazione rispettose dell’ambiente alimentando un mercato di circa 3 miliardi di euro e oltre un milione di ettari dedicati, è il primo produttore al mondo nell’agroalimentare biologico”, mentre si diffondono forme alternative di distribuzione come i farmer market e l’agriturismo, attente al valore dei prodotti del territorio.

Il consumatore, costretto dalla crisi a spendere meno, ha scoperto che può spendere meglio, affrancandosi in parte dai miti delle marche: i monogami, che nel 1995 erano il 47,9% della popolazione, oggi sono solo il 39% e i livelli di soddisfazione sono crollati.

Fabris interpreta il cambiamento come la rivincita di uno stile di vita mediterraneo contrapposto a quello anglosassone e ne vede la tangibile conferma nel salvataggio di Chrysler da parte di Fiat, nel nome dello sviluppo di auto più economiche e rispettose dell’ambiente, nonchè nella diffusione di nuove abitudini alimentari anche negli Stati Uniti.

Il sociologo ammette di individuare una tendenza ancora nella sua fase iniziale. “Il più forte ostacolo alla sua diffusione -scrive- è la mancanza di una elaborazione collettiva, di paradigmi a cui fare riferimento, l’assenza di modelli proposti dai media”. I consumatori, però, si stanno attrezzando anche per questo: il web si sta rivelando decisivo nel superamento della passività, dovuta a una forte asimmetria informativa, che ha caratterizzato in passato il loro rapporto con i produttori e il libro di Fabris potrebbe rappresentare un importante nucleo di elaborazione teorica per il movimento emergente.

Fonte: adnkronos.com

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Jeremy Rifkin: riduciamo i consumi di carne

Posted by darmel su 3 novembre 2009

Tutti gli scritti del professor Jeremy Rifkin, economista di fama mondiale, hanno in qualche modo influenzato le opinioni di studiosi e politici. Difficile dire lo stesso per Ecocidio, il saggio uscito quasi vent’anni fa contro quella che viene definita la «cultura della bistecca».

Professor Rifkin, il suo j’accuse contro un sistema alimentare basato essenzialmente sul consumo di carne è rimasto praticamente inascoltato. Perché?
In effetti è un problema di cui nessuno vuole parlare – risponde Rifkin –. Pochi sanno che l’allevamento e la produzione di carne contribuiscono al riscaldamento globale più di tutti i mezzi di trasporto messi insieme. La produzione di carne è in assoluto la seconda causa di emissioni di gas serra sul pianeta (la prima è il riscaldamento degli edifici). Eppure nessun leader politico dei 175 paesi nel mondo ha mai speso una sola parola su questo tema, inclusi Obama e Al Gore.
Siamo nel mezzo di una crisi economica, ambientale ed energetica senza precedenti che sta mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza della nostra specie. In questo contesto osservo che, da un lato, l’allevamento occupa il 28% delle terre non ghiacciate del pianeta e 1,3 miliardi di capi di bestiame consumano una spropositata quantità di risorse, mentre dall’altro lato 850 milioni di persone soffrono per scarsa nutrizione. L’assurdo è che delle grandi quantità di cereali prodotte nel mondo, solo un terzo viene destinato all’alimentazione umana. Il resto viene destinato a foraggio per il bestiame allevato nei paesi ricchi, dove per contro si muore per malattie come cancro, colesterolo, infarto, diabete. Vale a dire malattie spesso causate da un eccessivo consumo di carne.
Credo sia arrivato il tempo di discutere a livello globale sul l’impatto che questo tipo di agricoltura sta avendo sulla nostra economia, sull’ambiente e sui milioni di persone che ogni giorno muoiono di fame.

Qualcosa le fa credere che sia in atto una maggiore presa di posizione nella giusta direzione, o l’atteggiamento è rimasto quello di allora?
Potrei citare Rajendra Pachauri, premio Nobel per la pace nel 2007 insieme ad Al Gore, il quale ha dichiarato pubblicamente che la migliore soluzione per contrastare il cambiamento climatico è la riduzione del consumo di carne. Ma nessuno sembra abbia colto il valore di quella dichiarazione. Paul McCartney ne ha parlato, sua moglie Linda, deceduta di tumore, ha scritto la prefazione del mio libro per l’edizione inglese, io ne ho parlato, il ministro tedesco dell’Ambiente ne sta parlando.
Negli Usa, invece, non è successo nulla. Si va avanti con l’industrializzazione degli allevamenti, con le bestie tenute in spazi ristretti che favoriscono la diffusione di virus che mutano a contatto tra un esemplare e l’altro. L’ultimo caso è l’influenza suina, prima c’era stata l’aviaria. Dobbiamo svegliarci! Se questa maniera di fare agricoltura è nociva per gli animali, lo è anche per la popolazione, per l’ambiente e per il pianeta.

Cambiare la cultura di una popolazione è difficile. Quale potrebbe essere lo strumento da utilizzare per indirizzare le persone verso regimi nutrizionali caratterizzati da un minore consumo di carne?
Assistiamo quotidianamente a discussioni globali su come ridurre il consumo energetico domestico, su come utilizzare più efficientemente l’energia, sul riciclo dei rifiuti e su come rendere più efficiente il consumo di carburante, ma non c’è ancora alcun dibattito su come ridurre il consumo di carne. Si parla di come tassare le emissioni di anidride carbonica, come già avviene per il petrolio, ma non si parla di tassare la carne. Perché? Ricordiamoci che l’uomo è onnivoro e che i nostri antenati erano cacciatori occasionali. Siamo stati disegnati biologicamente per ingerire un grande quantitativo di frutta e verdura e poca carne.
Il regime alimentare che dovrebbe essere adottato in tutto il mondo è la dieta mediterranea. Questo permetterebbe di ridurre l’utilizzo di carne e liberare terre agricole: si potrebbe quindi coltivare più cibo per l’umanità, facendone di conseguenza diminuire il prezzo. La salute della popolazione migliorerebbe, poiché nei paesi ricchi si ridurrebbero le malattie derivanti dal l’alto consumo di grasso animale, mentre in quelli più poveri aumenterebbe la quantità di cibo a disposizione, garantendo alla popolazione una vita decente.
È veramente così difficile cambiare le nostre abitudini alimentari riducendo il consumo di carne e aumentando quello di cereali, frutta e verdura?

Fonte: luxury24.ilsole24ore.com

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La Genziana e Quintessentia: erboristeria come una volta

Posted by darmel su 20 settembre 2009

Cammindando per le vie del centro di Milano spesso capita di scoprire cose molto interessanti. In occasione dell’evento “Via Tadino e dintorni in mostra“, una manifestazione artigianale, artistica e teatrale, ho scoperto un piccola erboristeria che vende prodotti naturali di qualità: l’esercizio commerciale si chiama “La Genziana” e si trova in Via Alessandro Tadino, 1 – Milano 20124; al momento non ha un sito web ma pare che presto se ne doterà.

Non mi capitava di vedere erboristerie così da molto tempo, poichè ad oggi la maggioranza di quelle che hanno l’insegna di erboristeria hanno tutto tranne che erbe o estratti di piante. I prodotti di madre natura sono stati sostituiti da pillole, compresse e polverine con nomi fantasmagorici e di dubbia origine.

Questa erboristeria invece ha un intero scaffale di piante ed erbe, che vende a peso, oltre ad una serie di prodotti derivati direttamente da piante: come lo sono gli estratti idroalcolici, le essenze e le tinture di erbe. Tutti i prodotti sono ottenuti con processi estrattivi tradizionali per mantenere intatte le proprietà fitoterapeutiche delle erbe.

L’erboristeria è gestita da una persona simpatica, appassionata e competente, felice di illustrare le proprietà delle erbe e indicare quelle adatte per ogni particolare situazione e condizione fisica. I clienti dell’erboristeria la conoscono per lo più attraverso il passa parola.

L’erboristeria distribuisce per lo più i prodotti dell’azienda Quintessentia, uno studio e laboratorio di erboristeria e cosmesi naturale. La descrizione dell’azienda rende più di ogni mio commento.

Quintessentia nasce nel 1974 ed è fra le prime aziende in Italia a impegnarsi nella ricerca e nella preparazione di fitocosmetici e prodotti erboristici.

I suoi principi ispiratori fanno riferimento a un ideale di integrazione e sintonia con il mondo naturale in un’ottica di complementarità fra vita umana, animale e vegetale, contrariamente all’atteggiamento oggi dominante per cui la natura sempre più è considerata nel migliore dei casi un bel paesaggio da fotografare, ma più spesso qualcosa da sfruttare e di cui abusare.

Per questi motivi Quintessentia fin dalle sue origini ha puntato più sulla qualità dei prodotti che sull’immagine e sulla pubblicità. Lontana per scelta dalla produzione di massa e industriale, si caratterizza per l’accurata preparazione artiginale di ogni singolo prodotto, studiato ed elaborato seguendo una tradizione e una cultura millenaria che fa sì che i preparati conservino appieno non solo i principi attivi ma anche l’essenza caratteristica di ogni pianta ovvero la sua “anima”.

Sin dall’inizio della sua attivià Quintessentia ha posto particolare attenzione non solo alla qualità delle materie prime che vengono selezionate con estrema cura ma anche all’utilizzo di metodi di lavorazione tali da mantenere “vitali” i suoi preparati.

Fedele ai suoi principi ispiratori, Quintessentia utilizza quasi esclusivamente materie prime naturali per le sue formulazioni fitocosmetiche. Da qui la peculiarità di poter assegnare alle sue preparazioni artigianali una data di scadenza che tuteli la loro integrità e genuinità.

Finalmente usciamo dai dannosi concetti di “produzione di massa”, “massimizzazione dell’efficienza” e “incremento dei margini di profitto” e invece parliamo di “rispetto della natura”, “qualità dei prodotti” e “materie prime naturali”.

Per quello che mi riguarda io ho già iniziato a fare acquisti (pezzi di radici di liquirizia e ortica per preparare le tisane) e presto tornerò per un secondo giro.

Fonte:
La Genziana – Via Alessandro Tadino, 1 – Milano 20124
Quintessentia

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Lettera di Romina Power ai ministri: “Dico no ai vaccini e vi spiego perché”

Posted by darmel su 16 settembre 2009

E’ difficile distinguere la strada migliore per preservare la nostra salute quando le nostre decisioni sono influenzate dalle bugie dei mass media e dagli annunci allarmanti di colossi multinazionali il cui unico scopo non è avere un mondo migliore e alleviare la sofferenza umana, ma fare sempre più profitti, a qualsiasi costo. La migliore leva per il controllo è l’utilizzo delle paure delle persone.

Lettera di Romina Power ai ministri: “Dico no ai vaccini e vi spiego perché“.

Alla cortese attenzione del Ministro della Salute, On. Maurizio Sacconi e del Vice Ministro della Salute, On. Ferruccio Fazio.

Egregio Signor Ministro, Egregio Signor Vice Ministro. Vi scrivo in merito alla supposta “pandemia” A/H1N1, meglio nota come “febbre suina”. Secondo quanto avete dichiarato ai media, sono previste per l’Italia due tranches di vaccinazioni; la prima in autunno 2009 e una successiva all’inizio del 2010. Come cittadina italiana e contribuente, mi permetto dunque di sottoporVi alcuni seri dubbi riguardo all’opportunità della campagna di vaccinazione.

1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell’influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta. E mentre l’influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato “soltanto” poco più di 700 decessi in tutto il mondo.

2. E’ perfino superfluo rammentarVi quanto possa essere nocivo un vaccino al sistema immunitario, specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza, quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa influenza suina.

3. Gravissime accuse contro l’OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale.

4. L’ingiunzione dell’affermata giornalista contiene una dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità dell’epidemia di influenza suina e del relativo vaccino, nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle persone chiamate in causa. Sulla base dell’ingiunzione presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in preparazione un’ulteriore ingiunzione ed una mozione ad opera di un team di esperti legali americani. Per quanto le gravissime accuse mosse contro l’OMS e Big Pharma siano ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di queste, prima di “buttarsi a pesce” nell’avventura di una vaccinazione di massa.

5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che “nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione”.

6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella politica sanitaria dell’OMS.

7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per l’acquisto dei vaccini ammonterebbe a “poche centinaia di milioni di euro”. Una cifra, secondo il Vice Ministro che non creerebbe problemi, neanche in “periodi di magra” come questi. Con tutto il rispetto, considero questa dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che faticano ad arrivare a fine mese!

Per questa serie di ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra posizione sulla campagna di vaccinazione per l’A/H1N1 indicata dall’OMS, sulla base di quanto riportato sopra. Al di là delle direttive dell’OMS, la responsabilità politica in materia di sanità in Italia spetta al Ministero e per questo mi rivolgo a Voi. Vi anticipo che, nell’eventualità di una vaccinazione di massa, non mi sottoporrò ad essa. Se anche tale vaccinazione fosse fortemente vincolante o addirittura (Dio non voglia!) coatta, la rifiuterei comunque, sulla base dei punti elencati sopra, nonché delle ingiunzioni presentate. Sono in procinto di contattare la signora Burgermeister ed alcune delle più note associazioni italiane in difesa della libertà di scelta in materia di vaccinazioni sperando di ricevere aiuto e consiglio.

Includo in copia conoscenza CC alcuni dei migliori siti internet italiani di informazione, al fine di lasciare una traccia di quanto Vi ho scritto. Se i gestori di tali siti internet e blog vorranno pubblicare questo mio appello a Voi, hanno il mio pieno consenso a farlo. Auspico anzi che da tale lettera possa eventualmente nascere una petizione da sottoporre alla cortese attenzione del Ministero della Salute, al fine di sensibilizzarlo ulteriormente al problema, poiché al di là della preoccupazione di alcuni cittadini per questa influenza suina – preoccupazione esclusivamente generata dal vergognoso ed ingiustificato allarmismo dei media tradizionali (un vero e proprio “terrorismo mediatico”)- tanti italiani sono contrari al vaccino, lo reputano inutile e nocivo e vi intravedono i forti interessi lobbistici di Big Pharma, se non il tentativo di introdurre politiche di “militarizzazione” della sanità e di recare danno alla salute della popolazione. Nella speranza che gli argomenti esposti possano essere da Voi presi in considerazione, Vi porgo distinti saluti.

Romina Power

Fonte: scienzaverde.it

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Moria delle api: il Ministro Zaia conferma lo stop ai pesticidi per il 2010

Posted by darmel su 13 settembre 2009

Il Ministro all’Agricoltura, Luca Zaia, conferma lo stop dei pesticidi, le cui molecole sono ritenute responsabili della moria delle api, che negli ultimi due anni ha dimezzato le colonie di api mellifere italiane. Il decreto è stato prorogato fino al 2010, in accordo con il Ministero della Salute, e riguarda la sospensione in via cautelativa dell’uso dei neonicotinoidi per la concia del mais.
Scrive Zaia sul suo blog:

Confermo che il decreto per la sospensione dei neonicotinoidi per la concia del mais sarà in vigore anche nella prossima annata agraria. I numeri parlano chiaro: quest’anno, dopo la sospensione, ci sono stati solo due casi di moria di api, contro i 185 dello scorso anno. Non possiamo ignorare questo dato né possiamo abbandonare i nostri 75 mila apicoltori e il milione e più di alveari che abbiamo in Italia.

Ha aggiunto Zaia:

Non vogliamo penalizzare nessuno. Si tratta semmai di una prudenziale sospensione del giudizio per riconciliare tutti i settori produttivi e trovare una soluzione definitiva e condivisa che salvaguardi le api, fondamentali per la stessa sopravvivenza della nostra agricoltura, e che allo stesso tempo venga incontro alle esigenze di un settore così importante qual è quello maidicolo.

Fonte: ecoblog.it

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Cancro e agenti tossici: cosa sta succedendo?

Posted by darmel su 8 settembre 2009

La recente scomparsa di giovani e giovanissimi per cancro nel nostro territorio ha riempito le cronache nelle ultime settimane: passata l’emozione del momento e lasciando perdere gli interrogativi che i singoli casi suscitano e su cui anche la Magistratura indaga, vorrei tornare a riflettere su questo tema così scottante.

Secondo gli ultimi dati dei Registri Tumori in Italia un uomo su due ed una donna su due è destinato a vedersi diagnosticare un cancro nel corso della vita. Al di là delle benevole favole che qualcuno, da decenni, continua a raccontare (e cioè che la soluzione del problema cancro è a portata di mano, che si tratta di un effetto legato solo all’ invecchiamento, che fra 10 anni nessuna donna più morirà per cancro alla mammella), la realtà è ben altra ed è sotto gli occhi di tutti.

Di fatto l’età di insorgenza dei tumori si è abbassata straordinariamente: da una recente ricerca risulta che in Italia gli interventi per cancro alla mammella in età giovane sono cresciuti in sei anni del 28.6%, e se da un lato diminuisce l’incidenza dei tumori correlati al fumo, specie nei maschi, sta drammaticamente aumentando l’incidenza di tumori che nulla o quasi hanno a che fare col tabagismo: linfomi, leucemie, cancro a rene, pancreas, prostata, tumori cerebrali ormai sempre più correlati anche con l’uso del telefonino.

I tumori nell’infanzia poi sono in drammatico aumento: in Italia +2% annuo (doppio rispetto alla media europea) e tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo. Vorrei anche ricordare che l’incremento di cancro è solo la punta dell’iceberg del danno complessivo alla salute che stiamo recando ai nostri bambini: mi riferisco all’aumento di disturbi neuropsichici, intellettivi, relazionali, del comportamento, fino all’autismo, per non parlare dell’incredibile incremento di patologie allergiche, respiratorie, endocrino – metaboliche, diabete, disturbi alla tiroide, criptorchidismo, ecc.

Cosa sta succedendo?

Non sarà che ciò che alcuni medici, spesso definiti “allarmisti”, sostengono da anni è tragicamente vero?

Vi invito a fare un semplice ragionamento: cosa mai vi può capitare se camminate in un campo minato? E’ ovvio che tante più mine sono state disseminate tanto più è probabile incapparci e saltare per aria… Così è per il cancro e le “mine” cui mi riferisco sono cancerogeni noti da decenni quali benzene, arsenico, nichel, cromo, cadmio, piombo, diossine, per non parlare di PCB, particolato e pesticidi che continuiamo a riversare intorno a noi e di cui mai nessuno parla, visto che solo la CO2 (che non è un veleno!) sembra meritare l’onore delle cronache!

Da dati ufficiali emerge, ad esempio, che in Italia, nel pieno rispetto dei limiti di legge, abbiamo immesso in un anno in aria ed acqua: benzene 715.6 ton, arsenico 8.0 ton, cadmio 3.0 ton, cromo 140.0 ton, nichel 80.6 ton. L’inventario europeo delle diossine ci dice che in un anno nel nostro paese ne sono state prodotte 558 grammi, ovvero, in media, circa 1,5 g al giorno: può sembrare poco ma rappresenta la dose massima tollerabile per oltre 10 miliardi (!) di persone… Sapendo che si tratta di molecole che hanno tempi di dimezzamento di decine/centinaia di anni e che quindi ogni nuova dose si aggiunge alla precedente, come la mettiamo? La nostra regione poi è al primo posto per uso di fitofarmaci e spargiamo in media 5.7 kg di prodotti chimici per ettaro.

Ci siamo mai chiesti dove vanno a finire tutti questi veleni?

Purtroppo ovunque e anche dove non vorremmo mai trovarli, ad esempio nel sangue del cordone ombelicale in cui sono centinaia le sostanze chimiche tossiche, cancerogene e nocive che si ritrovano stabilmente: qualcuno può pensare, in totale buona fede di assolverle?

Da tempo è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti ed agire per ridurre l’esposizione delle popolazioni agli agenti tossici promuovendo la Prevenzione Primaria.

Non è necessario per fare questo conoscere i minimi dettagli del processo della cancerogenesi o il ruolo che ogni singolo agente riveste: la letteratura segnala ormai, su larga scala ed in individui sani, come l’espressione di geni “chiave” si modifichi a seconda dell’esposizione a tossici ambientali e di conseguenza si alterino funzioni cruciali del nostro corpo aprendo la strada all’insorgere di neoplasie e non solo.

Il fallimento dell’approccio “riduzionista”, il vecchio paradigma secondo cui si analizza un agente per volta, senza tenere conto delle innumerevoli variabili biologiche e che non permette mai o quasi di giungere a conclusioni esaustive, è ormai sotto gli occhi di tutti.

Fortunatamente nel mondo si infittisce la schiera di medici e ricercatori indipendenti che invocano un cambio di rotta nella strategia della guerra contro il cancro, ossia una drastica riduzione della esposizione ad agenti tossici e nocivi in tutti gli ambiti di vita, l’unica strada che finora ci si ostina a non imboccare con decisione. Eppure, in quei rari casi in cui questo si è fatto, i risultati non sono mancati: in Svezia, dove trenta anni fa sono stati messi al bando determinati pesticidi, seguendo le indicazioni di medici coraggiosi, oggi si registra una riduzione nella incidenza dei linfomi.

Si tratta di una strada difficile, che va contro enormi interessi, economici e non solo. M. Plank (premio Nobel per la Fisica) ci ricorda che “i vecchi paradigmi vengono abbandonati solo quando coloro che su di essi hanno costruito la propria carriera e fortuna sono morti”.

Ma ricordiamo anche le parole di Samuel Epstein, un grande medico americano: ”quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”; se trasferiamo queste parole all’infanzia ed alle giovani generazioni l’obbligo di abbandonare i vecchi paradigmi e di passare dalle parole ai fatti diventa ancora più pregnante e credo convenga a tutti noi riflettere, anche ai primi d’agosto e sotto l’ombrellone, sulla necessità di fare cambiare idea a chi di dovere prima che sia davvero troppo tardi per tutti!

Fonte: terranauta.it

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Ricerca choc del CNR sui livelli di contaminazione a Gela

Posted by darmel su 12 agosto 2009

Una ricerca choc sui livelli di contaminazione da arsenico e da altri metalli pesanti a Gela, realizzata dal Cnr, e anticipata dall’Espresso, conferma quanto già si sospettava da tempo. Decenni di petrolchimico nella zona, non hanno solo reso il mare color del vino, cui alludeva il titolo di un celebre racconto di Leonardo Sciascia, ma hanno avvelenato l’ambiente e ogni cosa in esso, mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza degli abitanti della zona.

I risultati delle analisi effettuate per mesi dal Cnr sono impressionanti: “il sangue del 20 per cento del campione, composto in tutto da 262 persone, è pieno di veleno”, scrive l’Espresso. “Oltre all’arsenico ci sono tracce di rame, piombo, cadmio e mercurio. Non si tratta di operai esposti sul lavoro, ma di casalinghe, impiegati, giovani sotto i 44 anni. Residenti a Gela, Niscemi e Butera. Nelle loro urine sono stati trovati livelli di arsenico superiori del 1.600 per cento al tasso-limite. Facendo una proporzione sul totale dei residenti, a rischio avvelenamento potrebbero trovarsi più di 20 mila persone”.

Alla luce delle analisi non stupiscono dunque i nuovi dati sulla mortalità e le malattie, statistiche che arrivano fino al 2007: “Nell’area in studio – si legge nel rapporto pubblicato su Epidemiologia&Prevenzione – si osserva una mortalità generale per tutti i tumori significativamente più elevata, sia negli uomini sia nelle donne. Il boom riguarda il cancro alla pleura, ai bronchi e ai polmoni, con eccessi di patologie per lo stomaco, la laringe, il colon e il retto”.

Fabrizio Bianchi, epidemiologo del Cnr che ha coordinato la ricerca, non nasconde la sua preoccupazione: “L’impatto ambientale è indubitabile. In mare, nelle acque, sulla terra ci sono concentrazione di metalli superiori fino a un milione di volte i livelli accettabili. L’arsenico non era già presente in forme naturali, come dice qualcuno, ma è stato immesso dall’uomo”. Secondo il ricercatore, inoltre, “l’arsenico è un composto che non rimane a lungo nel corpo. Le grandi quantità che abbiamo trovato dimostrano che l’esposizione è tutt’ora in corso”.

La ricerca fa ancora più riflettere alla luce della bocciatura dell’eolico l’anno scorso da parte delle amministrazioni della zona, Gela in testa. Un no netto e senza appello al progetto di centrale eolica in mare di Enel e Moncada. Che suscita inquietanti interrogativi. “Perché si sbatte la porta a una fonte di energia pulita? Da un lato, infatti, si blocca l’eolico che produce energia a emissioni zero – commenta Roberto Rizzo, giornalista scientifico di Wind Energy – dall’altro si favorisce un sistema industriale inquinante che ha pesanti conseguenze sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Ci si chiede quale posto abbia la sicurezza degli abitanti e il rispetto dell’ambiente nei criteri di pianificazione del territorio”.

Fonte: zeroemission.tv

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Metodi naturali per allontanare le mosche

Posted by darmel su 19 giugno 2009

Per allontanare le mosche dell’ambiente mettete sul tavolo delle fette di limone dove avete infilato dei chiodi di garofano.

Un altro rimedio è spruzzare di la e di qua, magari sulle pareti e specialmente su divani e sedie e altre stoffe,una soluzione di aceto bianco dove avete lasciato macerare delle foglie di menta o eucalipto, oppure delle bucce di limone. Potete usare nell’aceto degli olii essenziali al posto delle foglie. Gli oli più efficace sono: eucalipto, pino, limone, menta, cedro e citronella.

Un’altra soluzione è quella di mettere in alcuni angoli nascosti una ciotolina con aceto e pepe nero.

Per mantenere i vetri liberi delle mosche dovete pulirli con una miscela di acqua e aceto (100 ml per 1 litro d’acqua) e poi asciugare di preferenza con carta da giornale.

Fonte: vivereverde

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Soltanto un frutto su due in Italia non presenta pesticidi, dati Legambiente

Posted by darmel su 7 giugno 2009

Secondo Legambiente soltanto un frutto su due in Italia è privo di pesticidi. I dati sono contenuti nel Rapporto annuale sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia dal quale emerge che “il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra essersi arrestato”. A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 27,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui. Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno)». La frutta si riconferma quale categoria «più inquinata», con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici.

Tra le alte percentuali registrate tra i campioni di prodotti derivati contaminati da più principi attivi contemporaneamente (19,5%) si segnala il caso dei vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui. Dai dati risulta che alcuni composti chimici, come il Procimidone (possibile cancerogeno secondo l’Epa), si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato. «Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati – ha dichiarato il responsabile Agricoltura dell’associazione Francesco Ferrante – Tra i campioni ‘da record’ infatti sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’Epa (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti. Nonostante la normativa europea sui pesticidi sia stata recentemente modificata con nuove direttive tese ad armonizzare (con effetti non sempre migliorativi per l’Italia) valori e limiti nei diversi paesi, manca ancora una corretta valutazione dei possibili effetti sanitari della dose minima cumulativa».

Nel complesso, sono le mele il frutto più frequentemente contaminato. Su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici: su 155 campioni, 30 sono infatti quelle regolari con un solo residuo, 103 con più di un residuo e 3 sono fuori legge. A Bolzano su 60 mele solo 7 sono risultate regolari senza residui, mentre 24 ne hanno uno e 29 più di uno. A Trento, su 22 campioni di mele 9 sono quelle irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), 9 sono regolari con un solo residuo e 3 con più di un residuo. Stessa sorte per le mele campane dove l’ 81% è contaminato da uno o più residui, mentre un campione è risultato irregolare per concentrazione troppo elevate di Boscalid. 18 campioni di mele contaminati su 20 anche in Sardegna. «Preoccupante» anche il dato sugli agrumi. In Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui. Nello specifico i campioni decisamente «fuori legge» sono: 17 agrumi, 14 mele, 14 fragole, 8 pere, 8 pesche, 4 campioni di uva e 16 campioni di frutta tra cui albicocche, ciliegie, kiwi, susine, prugne. «Siamo preoccupati per l’inversione di tendenza dei risultati delle analisi sui campioni esaminati – ha evidenziato Antonio Longo presidente del Movimento Difesa del cittadino- Ci auguriamo che non ci sia un allentamento dell’attenzione da parte delle aziende agricole sull’uso delle sostanza chimiche. Come associazione dei consumatori, dobbiamo rilanciare campagne di informazione sui comportamenti corretti nell’utilizzo di frutta e verdura e campagne di sensibilizzazione sull’acquisto di prodotti biologici».

Fonte: newseconomia

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