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Ecologia, Salute ed Economia

Archive for the ‘sprechi’ Category

Abolite l’elenco telefonico, costa 5 milioni di alberi l’anno

Posted by darmel su 11 settembre 2009

Elenchi telefonici? No, grazie. A chiederlo è il popolo di internet che, tramite una protesta verde partita dagli Stati Uniti e approdata anche in Italia, invita le compagnie di distribuzione a lasciare agli utenti la possibilità di scegliere se ricevere o meno gli elenchi.

Contro una consegna a pioggia, che spesso non raggiunge chi ne ha davvero bisogno, ma arriva nelle case di chi quegli enormi volumi non li scarterà neanche; contro i costi di produzione e consegna; contro soprattutto lo spreco di carta, acqua e carburante.

Il movimento chiede di lasciare all’utente la libertà di stabilire, a seconda dei casi, se il servizio sia più o meno utile. In modo così che ognuno decida se lo vuole oppure no.

Quand’è l’ultima volta che ne avete consultato uno? Se avete bisogno di un numero di telefono cosa fate per procurarvelo? Per molti la risposta sarà internet. Ecco quindi che dagli Stati Uniti parte la campagna “Ban the Phone Book”, ovvero “Aboliamo l’elenco”. Prima con l’apertura di un sito (www.banthephonebook.org) e poi con un sondaggio (l’81% dei consumatori intervistati è d’accordo).

Soprattutto a fronte dei dati diffusi dal sito: sarebbero 5 milioni gli alberi utilizzati ogni anno per la realizzazione delle “pagine bianche” americane e le operazioni di riciclo costerebbero ai contribuenti oltre 17 milioni di dollari annui. Inoltre il 75% degli intervistati dichiara di non essere a conoscenza dell’impatto ambientale ed economico delle operazioni di stampa, recapito e riciclaggio dei volumi.

In Italia le voci di protesta sono ancora poche e soprattutto meno organizzate. Un giro rapido della rete consente di scoprire che nel 2008 è stata lanciata una petizione online rivolta al ministero delle Comunicazioni che ha reclutato appena 34 firmatari. “Perché, a partire dal prossimo anno, non si trova il modo di chiedere chi vuole, e chi no, ricevere questi elenchi, riducendo così lo spreco di risorse?”. Questo il testo della petizione.

Più seguito è sicuramente il gruppo di Facebook “Eliminiano gli elenchi cartacei per chi ha internet” dove, intorno al fondatore Stefano Belardini, si sono riuniti un centinaio di interessati. “Sono un avvocato ma con degli amici ho fondato una onlus per la costruzione di pozzi di acqua potabile nei villaggi del Mali – spiega Stefano – Per questo sono molto sensibile al tema dell’acqua e in generale a quello dell’ambiente. Basti pensare che per fare 1kg di carta ci vogliono 500 litri di acqua e 2kg di legname. E’ assurdo che chi ha internet a casa o negli uffici si debba ancora vedere consegnare chili e chili di carta. Vorrei che almeno le persone possano su propria iniziativa dichiarare di non voler ricevere il cartaceo”.

Sui reali numeri di produzione e distribuzione degli elenchi in Italia è proprio la Seat Pagine Gialle, in qualità di editore di PagineBianche e PagineGialle, a fornire i dati aggiornati. Ogni anno vengono distribuite alle famiglie italiane 27,7 milioni di copie del volume PagineBianche e 22,5 del volume Pagine Gialle, utilizzando un totale di 45mila tonnellate di carta. Si tratta di carta speciale per elenchi, acquistata per il 45% in Finlandia, il 45% in Svezia e il 10% in Canada. Sul totale il 30% è carta riciclata e il 70% proviene da foreste oggetto di piani di riforestazione. Dagli anni ’70 è inoltre attivo un servizio di ritiro sul territorio italiano degli elenchi distribuiti nell’anno precedente.

A fronte dei milioni di volumi che Seat dichiara di distribuire ci sono però, secondo i dati GfK Eurisko dell’ultimo trimestre forniti sempre da Seat, 23,9 milioni di consultatori. Quanto basta per far pensare che gli italiani che utilizzano gli elenchi cartacei sono un numero inferiore rispetto alle copie distribuite e che probabilmente questi italiani preferiscono la versione online o altri servizi. Per loro, magari non proprio per tutti ma sicuramente per chi ha a cuore la questione ambientale e il risparmio energetico, arriva il consiglio degli avvocati del Codacons.

Ad ogni modo io personalmente ho già chiesto al mio operatore telefonico italiano di non ricevere più l’elenco telefonico… io non so davvero che farmene. Fatelo anche voi se non vi serve! Basta consumare risorse senza rendercene conto.
Spesso la gente si chiede cosa può fare per aiutare il mondo o la natura. In verità l’azione del singolo è molto importante e si può fare davvero tanto, con tanti piccoli cambiamenti… e questo può essere il primo. Chiamate il vostro operatore telefonico!

Fonte: repubblica.it

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In Africa il business passa per il rubinetto

Posted by darmel su 19 giugno 2009

Per approvvigionare d’acqua pulita l’Africa il fiuto per gli affari sta arrivando dove i governi locali hanno finora fallito, ed in testa alla cordata troviamo la Coca Cola, SABMiller (uno dei maggiori produttori al mondo di birra) e le principali compagnie di estrazione di platino.

La minore disponibilità di acqua sta creando nuove problematiche di cui solo in pochi si sono realmente resi conto. Le maggiori compagnie hanno già cominciato a utilizzare con maggiore efficienza la preziosa risorsa, ma presto dovranno guardare con maggiore attenzione all’intera catena di approvvigionamento. L’acqua resta un bene talmente basilare che non molti ancora si sono resi delle enormi conseguenze che avranno, sui propri volumi di affari, l’aumento del prezzo della risorsa e la sua minore disponibilità, due fenomeni che gli esperti sono sicuri si paleseranno sempre più spesso.

Per le aziende operanti in Africa, al rischio dei cambiamenti climatici, si aggiungono l’incapacità e, allo stesso tempo, il disinteresse dei settori pubblici a gestire il delicato settore delle risorse idriche che stanno trasformando questo problema in una questione politica. È per questo motivo che le stesse società private hanno cominciato a occuparsi in prima persona della faccenda. Ma in questo modo la gestione della risorsa non riesce a seguire schemi a lungo termine, ma continua a barcollare da uno schema all’altro, spesso con uno scarso riguardo per la sostenibilità economica e ambientale.

Fonte: modusvivendi.it

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Ponte sullo Stretto, ripartono le attività di costruzione

Posted by darmel su 18 aprile 2009

Nonostante il terremoto in Abruzzo e tutte le risorse che la ricotruzione comporta, sono ripartite le attività per la costruzione di questa opera, non solo inutile, ma pure dannosa. Vedete l’articolo precedente qui: Possiamo fare a meno del ponte sullo stresso di Messina, ecco perchè
Ovviamente la società di progetto non poteva essere che la solita nota Impregilo.

Apprendo dal sito Milano Finanza che:

Nuovo passo avanti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Oggi, presso il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, alla presenza del ministro Altero Matteoli, è stato firmato l’accordo tra la società concessionaria Stretto di Messina e il contraente generale Eurolink (la società di progetto costituita dall’Ati guidata da Impregilo) finalizzato al riavvio delle attività per la costruzione dell’opera.

“È stato un percorso complesso perché si è trattato di riprendere un contratto firmato tre anni fa. Una volta completate le dovute verifiche da parte del ministero delle Infrastrutture, il contraente generale potrà riavviare le attività per la progettazione definitiva”, commenta l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.

“In base all’accordo l’importo del contratto, fissato nel 2006 a 3,9 miliardi di euro, resta inalterato. L’onere complessivo a finire dell’investimento, comprensivo del costo di realizzazione dell’opera, degli oneri finanziari, degli accantonamenti rischi e degli adeguamenti conseguenti all’inflazione, è stato stimato circa 6,3 miliardi di euro. Tale importo non si discosta sensibilmente dalle valutazioni del 2003, calcolate in via prudenziale in 6,1 miliardi di euro”, riferisce Ciucci, “Questa grande opera darà un forte contributo al rilancio dell’economia del Paese ed è bene ricordare, in tal senso, che nella realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina sono coinvolte una quindicina di primarie aziende italiane ed estere. Gli effetti economici positivi si produrranno da subito, infatti progettazione definitiva significa anche rilevanti attività di cantiere, che a loro volta daranno il via al relativo Project management, contratto da 120 milioni di euro. Partirà poi subito anche l’attività’ di monitoraggio ambientale ante operam, con un contratto da 29 milioni di euro”. Inoltre, con Eurolink – saranno individuate fin dall’inizio opere propedeutiche che potranno essere cantierate nell’immediato, anticipando l’esecuzione di opere già previste dal contratto che, oltre a essere comunque funzionali alla viabilità locale, servono anche a fare spazio ai cantieri per il ponte.

Fonte: MilanoFinanza.it

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Possiamo fare a meno del ponte sullo stresso di Messina, ecco perchè

Posted by darmel su 23 marzo 2009

Ma perchè questa ostinazione con questa opera faraonica? Magari avesse vagamente a che fare un pochino con le opere dei faraoni, così saremmo sicuri che durerebbe nei secoli, ma non è così.

Serve davvero all’Italia? Non credete tolga risorse a opere davvero utili come il rifacimento della Salerno-Reggio Calabria, l’ammodernamento delle trarre ferroviarie in Sicilia (in molte zone sono ancora a un unico binario), la ristrutturazione completa della rete idrica (che perde in media il 42%!) ed elettrica.
Non parliamo delle risorse che lo Stato potrebbe riversare sulle energie alternative, nell’isolamento termico e nell’efficienza energetica delle case. Troppo ovvio! Così i cittadini pagherebbero bollette più leggere e avrebbero più soldi in tasca per i consumi, se consumare serve davvero al Paese. Ma questo Governo non si schioda dalle grandi opere.

Onestamente parlando con il bilancio carico di debiti dell’Italia non ci possiamo permette di fare altri passi più lunghi della gamba. Per questo qui c’è un link per una raccolta firme e dire NO! al ponte sullo stretto di Messina: sospendiamo il ponte sullo stretto.

Qui di seguito trovate qualche controindicazione alla costruzione del ponte di Messina così come le individua il Wwf.

Leggi il seguito di questo post »

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