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Archive for the ‘tecnologia’ Category

Seci Energia acquisisce la maggioranza di Exergy

Posted by darmel su 12 gennaio 2011

È stato firmato il contratto definitivo di acquisto da parte di Seci Energia (Gruppo Industriale Maccaferri) della quota di maggioranza di Exergy, società con sede a Legnano (Milano) leader nel settore dell’ORC e dei servizi di ingegneria. Lo Studio Bernoni Professionisti Associati di Milano ha assistito Exergy in qualità di advisor, mentre Seci Energia è stata assistita dal team interno.

Grazie a questa acquisizione, il Gruppo Industriale Maccaferri entra nel business dell’efficienza energetica attraverso la tecnologia Orc (ciclo Rankine a fluido organico) che consente di sfruttare fonti di calore a bassa temperatura, recuperando calore dallo scarico di motori, turbine o forni industriali, gas flare, sorgenti geotermiche a bassa entalpia, sistemi CSP a concentrazione solare e adatta ad ogni applicazione di piccola taglia a combustione esterna, quali ad esempio gli impianti a biomassa.

Seci Energia è la sub-holding del Gruppo Industriale Maccaferri in cui sono concentrate le attività energetiche operanti nel settore delle biomasse con Powercrop e Sab, nel solare con Enerray, nel termoelettrico con Termica Celano e Termica Colleferro, nel biogas con Sebigas, nell’eolico con Was e nell’idroelettrico con società attive nella penisola balcanica.

Fonte: IlGiornale

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Illuminare la casa risparmiando energia. In arrivo le carte da parati ad Oled che producono luce

Posted by darmel su 7 gennaio 2010

Carta da parati ad Oled che producono luce ed illuminano la casa risparmiando energia e senza bisogno di lampadine.

Sembra fantascienza: invece il progetto ha appena ricevuto un finanziamento da Carbon Trust, l’ente britannico fondato per aiutare il Governo e le aziende a ridurre le emissioni. Obiettivo: commercializzazione entro il 2012.

Gli Oled incorporati dalla tappezzeria in questione sono Organic Light-Emitting Diodes. Si tratta di congegni 200 volte più piccoli di un capello umano in grado di far luce consumando pochissima energia.

Già da qualche tempo è possibile “stampare” gli Oled in una striscia flessibile, con un processo analogo a quello dei quotidiani. A mo’ di dimostrazione pratica, l’anno scorso una striscia di Oled fu arrotolata per allestire un albero di Natale.

Ora la società inglese Lomox Ltd si è aggiudicata un finanziamento di 454.000 sterline (circa 500.000 euro) da parte di Carbon Trust per inserire luci ad Oled nelle tappezzerie.

Certo, c’è sempre bisogno di una fonte di energia perchè la carta da parati ad Oled faccia luce: bisogna pursempre infilare una spina nella presa elettrica del muro.

Ma gli Oled sono 2,5 volte più efficienti delle attuali lampadine a risparmio energetico. E dunque consentono proporzionali risparmi di denaro ed inquinamento.

Su Business Week In arrivo carte da parati ad Oled che producono luce

Fonte: blogeko.it

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Fusione nucleare: a Padova generata un’elica di plasma da fusione a 15 milioni di gradi

Posted by darmel su 18 settembre 2009

Parliamo di energie alternative, di risorse rinnovabili, di fonti energetiche diverse dagli idrocarburi. Insomma, parliamo di una branca di studio che è sulla bocca di tutti ma della quale pochi conoscono gli attuali sviluppi. Ad esempio: lo sapevate che negli ultimi sessant’anni un’enorme mole di studi si è concentrata sul tentativo di ricavare energia dalla fusione nucleare? Sapevate anche che in Italia, a Padova, c’è uno dei più grandi esperimenti al mondo per lo studio della fusione termonucleare?

Si chiama RFX, e nelle scorse settimane ha raggiunto un traguardo notevole. I ricercatori padovani sono infatti riusciti a produrre un plasma da fusione a 15 milioni di gradi. Questo plasma è in grado di assumere spontaneamente una conformazione “a elica” che gli conferisce una maggiore stabilità.

Ma che importanza ricopre la elica di plasma padovana nello sviluppo di energia da fusione?

Ne abbiamo parlato direttamente con Piero Martin che, insieme a Maria Ester Puiatti del Cnr, è  responsabile scientifico dell’esperimento.

W: Buongiorno professore. Per cominciare, qual’è lo stato attuale delle ricerche sulla fusione?
P.M.: In tutto il mondo ci sono laboratori che lavorano sulla fusione a confinamento magnetico. Il gas di isotopi di idrogeno, dove dovrebbero avvenire le reazioni di fusione, viene contenuto in un reattore a forma di ‘ciambella’ da un campo magnetico. Sperimentalmente ci sono tre tipi di dispositivi: il
Tokamak, lo Stellarator e il Reversed Field Pinch (configurazione a campo rovesciato, RFP). Queste tre tipologie differiscono sostanzialmente per la forma del campo magnetico utilizzato per confinare il plasma.

W: La nuova configurazione del vostro plasma in cosa differisce da quelle finora sperimentate?
P.M: Il nostro esperimento si chiama RFX ed è un RFP. Utilizza un campo magnetico di ampiezza molto inferiore rispetto al Tokamak. Questo potenzialmente può comportare notevoli semplificazioni tecnologiche e consente di studiare la fisica dei processi di fusione in un regime di basso campo magnetico. RFX è dotato di 192 bobine elettriche che controllano la stabilità del plasma producendo opportuni campi magnetici. Il sistema è controllato da un potente computer, che elabora 600 misure simultanee di stabilità e reagisce in tempi inferiori al millesimo di secondo. Si tratta del più avanzato sistema di controllo in feedback della stabilità mai realizzato per un esperimento a fusione.

W: Che miglioramento comporta la forma ad elica in termini di contenimento ed efficienza energetica? 
P.M.: RFX ha evidenziato come nella configurazione magnetica RFP il plasma assuma una forma  elicoidale. In questa forma il campo magnetico produce un efficiente strato di isolante termico con uno spessore di circa 20 centimetri. Questo strato consente di mantenere il plasma, riscaldato da un’intensa corrente elettrica, ad una temperatura centrale di circa 14-15 milioni di gradi. È  un miglioramento significativo rispetto a prima (un fattore 4 nella qualità del contenimento energetico). In questa configurazione il plasma sembra anche avere migliori proprietà di stabilità.

W: Quali sono le temperature raggiunte nel plasma? Quali dei campi magnetici usate?
P.M.: Le temperature massime finora raggiunte sono di circa 1300-1400 elettronvolt, che corrispondono a circa 15 milioni di gradi Kelvin. Il campo magnetico applicato è di qualche decimo di Tesla.

W: In un futuro reattore, come potrà essere estratta e utilizzata l’energia?
P.M.: Gli esperimenti attuali ancora non producono energia.
ITER, il nuovo grande esperimento in fase di costruzione a Cadarache, nel sud della Francia, sarà il primo esperimento che produrrà significative quantità di energia da fusione (400 Mega watt). In un futuro reattore commerciale l’energia prodotta dalla fusione andrà a riscaldare un fluido che circolerà attorno al reattore, da cui si genererà energia elettrica attraverso un comune schema termo-elettrico.

Fonte: wired.it

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Progetto FREeSUN: solare termodinamico a concentrazione

Posted by darmel su 15 settembre 2009

Capofila del consorzio è Fera (Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative), l’azienda fondata a Milano nel 2001, che si è aggiudicata, insieme al consorzio, lo sviluppo del progetto FREeSUN, con la dotazione di un contributo di 12,5€ milioni dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito di Industria 2015 Efficienza Energetica [n.24, EE01_00012].

Il consorzio coordinato da FERA è costituito da aziende (IMAT S.p.A., del Gruppo Marcegaglia, e Almeco S.p.A., s.d.i. automazione industriale S.r.l., Xeliox S.r.l., Turbocoating S.p.A., DNA Engineering), università e centri ricerca (CNR, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Genova, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Firenze, CNR ITAE, Fraunhofer).
Le aziende e gli organismi di ricerca del consorzio si occuperanno principalmente dello sviluppo dei componenti base del sistema, mentre FERA avrà il compito di progettare e realizzare il relativo impianto industriale.

In cosa consiste il CSP (Concentrated solar power)?

La tecnologia impiegata si basa sulla riflessione dei raggi solari tramite specchi tipo Fresnel.

I raggi riflessi vengono diretti verso un tubo ricevitore al cui interno passa un fluido vettore che si riscalda a elevata temperatura e produce vapore.
Il vapore può essere utilizzato per alimentare una turbina per la
produzione di energia
elettrica
, nei sistemi di solar cooling, per il raffrescamento degli edifici, nei processi industriali, negli impianti combinati CSP – biomassa, negli impianti di desalinizzazione.

La tecnologia con specchi Fresnel si differenzia da quella basata su collettori parabolici lineari per l’utilizzo di specchi piani disposti a stringhe che concentrano la luce su un tubo ricevitore posto al di sopra del campo di specchi. Pur avendo un rendimento minore rispetto agli specchi parabolici è ritenuta più vantaggiosa sul piano dei costi tanto che, secondo l’istituto di ricerca Fraunhofer ISE, l’adozione di questa tecnologia nei climi più soleggiati potrebbe portare subito a un costo di produzione dell’elettricità pari a 0,12 euro/kWh, molto competitivo con quello delle fonti tradizionali.

Gli obiettivi a breve termine per il progetto FREeSUN sono:
– Sviluppare una tecnologia di solare a concentrazione cost competitive per la produzione di energia elettrica
– Realizzare il prototipo dimostrativo (circa 1MWe) rappresentativo di un impianto industriale

Obiettivi a lungo termine:
– Coinvolgere gruppi industriali italiani per creare una supply chain nazionale
– Esportare la tecnologia
– Coprire almeno 100 MW del mercato CSP entro il 2014

Per saperne di più sull’argomento consiglio la visione del sito della vivace azienda Fera (Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative).

Fonte:
quotidianocasa.it

Fera

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Il treno a levitazione magnetica UA4Q: ecologico, veloce e… italiano!

Posted by darmel su 10 settembre 2009

ROMA – Può viaggiare a una velocità anche di 600 km l’ ora consentendo un risparmio di circa 7mila tonnellate di carburante l’ anno rispetto a un tradizionale treno ad alta velocità. E’ il treno a levitazione magnetica “UAQ4″, progettato e testato dall’ Università dell’ Aquila e che al momento, per il forte contenuto d’ innovazione tecnologica, risulta essere il treno più avanzato ed ecologico al mondo: non inquina e non produce vibrazioni e rumori.

IL TRENO A LEVITAZIONE MAGNETICA
La tecnologia del treno UAQ4, protetta da diversi brevetti, é stata sviluppata e completamente testata con successo in laboratorio da un gruppo di ricercatori dell’ Università dell’ Aquila, coordinati dai professori Giovanni Lanzara e Gino D’ Ovidio. L’ UAQ4 è l’ unico treno a levitazione magnetica che non ha resistenze al moto – ad eccezione di quella aerodinamica – garantendo pertanto ridottissimi consumi energetici. Come funziona. L’ UAQ4 è un treno a via guidata, ovvero un sistema in cui non vi è contatto fisico tra le parti fisse (guidovia) e quelle mobili (veicolo). Il sistema usa supermagneti distribuiti lungo la guidovia e superconduttori, raffreddati con azoto liquido, posti a bordo del veicolo.

I SUPERCONDUTTORI
I superconduttori – spiega il prof. Gino D’ Ovidio – sono particolari materiali che al di sotto di una determinata temperatura, detta di transizione alla superconduttività, non hanno alcuna resistenza al passaggio della corrente elettrica ed espellono (completamente o in parte) i campi magnetici presenti al loro interno. I supermagneti, invece, sono materiali sinterizzati di tipo ceramico in grado di generare altissimi campi magnetici.

L’ interazione tra i campi dei supermagneti e i superconduttori genera contemporaneamente la sostentazione e la guida del veicolo in ogni fase del moto: in altri termini il veicolo resta sempre sospeso e centrato in maniera stabile rispetto alla via“.

NIENTE PIU’ DERAGLIAMENTI
Insomma, questo sistema riduce quasi a zero la possibilità di un deragliamento in quanto produce un effetto ‘richiamo’, una sorta di effetto calamita, che impedisce al convoglio di uscire dal tracciato. “La propulsione del veicolo UAQ4 – spiega ancora il prof. D’ Ovidio – è garantita da un innovativo motore lineare ad induzione in grado di superare elevate pendenze di percorso e di recuperare energia durante le fasi di decelerazione. Con un percorso ‘intubato’, il treno può garantire velocità di gran lunga superiori ai 600 km orari“. Il prototipo è frutto di un’ attività di ricerca pluridecennale iniziata dal Prof. Lanzara alla fine degli anni ‘60 negli Stati Uniti (Universita’ del Kentucky) e poi presso l’ Università di Palermo (1968-76). A partire dai primi anni ‘90 la ricerca è stata definitivamente sviluppata presso l’ Università di L’ Aquila.

ALLA RICERCA DI UN PARTNER TECNOLOGICO
Manca ora un progetto di sviluppo industriale, con partner tecnologici che siano in grado di realizzarlo – spiega il prof. D’ Ovidio -: ecco perché lo abbiamo presentato al G8 dove il progetto ha riscosso molto interesse soprattutto da Brasile, Russia e Australia. Inoltre – conclude – questo progetto, poiché vede la sua luce all’ Aquila, potrebbe rappresentare anche una opportunità importante in termini di ricadute industriali per quest’area che, dopo il terremoto, ha forte bisogno di un immediato rilancio“.

Fonte: mondoecoblog.com

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Energia Solare Termica a prezzo competitivo da Stirling Energy Systems

Posted by darmel su 10 agosto 2009

La Stirling Energy Systems (Scottsdale, Arizona) e la Tessera Solar (Houston, Texas) hanno da poco terminato la collaborazione allo sviluppo di un nuovo collettore solare, chiamato SunCatchers. Le società affermano di aver realizzato un nuovo sistema solare termico più semplice rispetto alle altre versioni della stessa tecnologia in grado di produrre energia in modo più efficiente e conveniente.

La Stirling Energy Systems prevede a breve di iniziare la costruzione di grandi impianti per la produzione di energia grazie alla nuova tecnologia rendendoli operativi già entro il prossimo anno: 4 nuovi prototipi saranno pronti per approdare sul mercato non più tardi dell’inizio del 2010, con sistemi aggiornati per fornire maggiore produttività e costi ridotti (modelli da 100 kW a 100 MW).

La Stirling Energy Systems è riuscita a diminuire così la complessità e il costo della tecnologia per la conversione della luce solare in energia termica ed energia elettrica grazie ai motori Stirling, permettendo la produzione di elevati volumi di energia in modo conveniente. Il nuovo sistema è denominato SunCatcher ed è costituito da un grande specchio piatto di 12m di diametro che concentra la luce solare su un motore Stirling. La differenza di temperatura all’interno di una camera del motore tra il caldo e il freddo spinge i pistoni che producono energia elettrica. Ogni unità di SunCatcher con il suo motore Stirling è in grado di produrre 25 kW di energia elettrica e la Stirling Energy Systems ha in progetto l’utilizzo di circa 12.000 unità nel suo primo impianto nel sud della California per una capacità di 300 MW. La Stirling Energy Systems si aspetta che l’energia elettrica prodotta abbia un costo di circa 12 – 15 centesimi di dollaro per kWh, in modo da essere altamente competitiva con i prezzi dell’energia elettrica venduta dalla rete di utilità nelle ore di punta.

La società sta attualmente costruendo un impianto pilota da 1,5 MW, utilizzando 60 unità per un impianto dimostrativo. La nuova tecnologia SunCatcher ha il vantaggio di usare meno acqua degli abituali impianti solari termici che raccolgono il calore su una vasta area guidandolo nelle turbine in un impianto centralizzato. Le turbine attualmente utilizzate fanno spreco di considerevoli quantità d’acqua per il raffreddamento, Il nuovo SunCatcher invece non richiedendo acqua, rende la tecnologia ideale per climi desertici in cui l’energia solare termica è molto adatta ad essere utilizzata.

Un altro vantaggio del SunCatcher riguarda la facilità di aumentare la quantità di energia generata grazie alla sola aggiunta di più unità a terra, invece di dover ridimensionare la torre centrale. L’aspetto negativo della nuova tecnologia Stirling Energy Systems riguarda l’immagazzinamento dell’energia prodotta, così ora il sistema è in grado di produrre energia ed l’elettricità solo durante il giorno a differenza degli altri impianti ad energia solare termica che può continuare a fornire energia durante la notte, grazie magari a sistemi di backup a sali.

Rispetto ai diversi prototipi di specchi solari e motori Stirling che sono stati testati per diversi anni al Sandia National Laboratory, il nuovo design di SunCatcher taglia di circa due tonnellate il peso di ciascun piatto e riduce il numero di specchi da 80 a 40 per la stessa quantità di energia prodotta. Addirittura i nuovi specchi e motori Stirling grazie al loro design semplificato possono essere costruiti in grandi quantità utilizzando l’attrezzatura esistente nelle fabbriche di automobili.

Già diverse tecnologie solari termiche sono state sviluppate a partire dal 1970, ma le tecnologie non permettevano di essere competitive con il prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti fossili. I recenti incentivi per le energie rinnovabili hanno così portato nuova spinta alla commercializzare della tecnologia e soprattutto al suo miglioramento. “Solo nel sud degli USA ci sono più di 6 GW di energia solare concentrata prodotta grazie ai motori Stirling”, spiega Tommaso Mancini, program manager del Sandia National Laboratory di Albuquerque. “L’equivalente di circa 6 centrali nucleari”.

Fonte: genitronsviluppo.com

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Enel sole: il nuovo sistema di illuminazione pubblica fa risparmiare il 60% dell’energia

Posted by darmel su 27 giugno 2009

Enel Sole – la società di Enel specializzata nel settore dell’illuminazione pubblica che gestisce più di 2 milioni di punti luce – nell’ambito del “World Future Energy Summit” che si è tienuto ad Abu Dhabi, dal 19 al 22 gennaio 2009, ha presentato il nuovo sistema innovativo di illuminazione pubblica, basato su tecnologia LED (Light-Emitting Diode).

Il nuovo sistema Archilede di Enel Sole, realizzato presso gli stabilimenti di iGuzzini – produttore leader nel settore dell’illuminazione – sulla base delle specifiche tecniche predisposte da Enel Sole, consentirà di risparmiare oltre il 40% dell’energia destinata all’illuminazione pubblica rispetto alle migliori tecnologie tradizionali – le lampade a vapori di Sodio ad Alta Pressione (SAP) e ad Alogenuri Metallici – e fino al 60% rispetto a tecnologie tradizionali a minore efficienza – le lampade a Vapori di Mercurio (VM) – con un consistente contenimento dei costi energetici e un basso impatto ambientale.

Ottiche innovative ed elettronica “intelligente” fanno del nuovo apparecchio LED – ampiamente testato presso i laboratori certificati da IMQ – il sistema ideale per rispondere alle più svariate esigenze di illuminazione stradale: innovativa modalità di regolazione di ciascun punto luce, programmabile secondo le esigenze di sicurezza e viabilità; eccellente uniformità della luce e minimizzazione delle dispersioni; resa cromatica elevata, basso impatto ambientale nel rispetto delle prescrizioni delle Leggi vigenti in materia di risparmio energetico e inquinamento luminoso.

A inizio 2009 è stato inaugurato ad Alessandria, Lodi e Piacenza la fase di sperimentazione di questa nuova tecnologia. Presso il Comune di Alessandria è stato acceso il primo impianto LED in Corso Lamarmora a fine marzo 2009, prima fase del progetto pilota che prevede complessivamente l’installazione di circa 150 centri luminosi a LED. Se il progetto pilota avrà successo sarà poi esteso a livello nazionale.

Qualche numero. Con i primi 400 punti luce, le tre città risparmieranno per l’illuminazione pubblica sin da subito circa 90.000 chilowattora all’anno pari a circa il 55% dei relativi consumi di EE in presenza di un importante aumento della luminosità, con minori costi in bolletta e circa 45,5 tonnellate di CO2 evitate ogni anno. In proporzione, se tutti i comuni italiani adottassero il nuovo sistema di illuminazione e nell’ipotesi di utilizzare in pieno le caratteristiche di luminosità e regolabilità dei LED si potrebbero risparmiare fino a 2,5-3 Terawattora annui e 1,2 – 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Forse in questo modo non avremo bisogno di costruire onerose centrali nucleari (che per intenderci pagheremo noi cittadini), poichè la tecnologia per consumare meno mantenendo inalterato il nostro prezioso stile di vità già c’è.

Ma c’è di più. Enel Sole, che opera da sempre impiegando tecnologie innovative per incrementare l’efficienza complessiva degli impianti e ottimizzare i consumi di energia elettrica, offre ai clienti una soluzione integrata comprendente la progettazione, fornitura in opera e collaudo per facilitare l’introduzione della nuova tecnologia e, laddove richiesto, un’anticipazione in conto capitale per consentire alle amministrazioni comunali di ottenere risultati immediati e una programmabilità della spesa.

Enel Sole è la società di Enel che opera nel mercato dell’illuminazione pubblica ed artistica. Con circa 4.000 Comuni serviti e oltre 2 milioni di punti luce, Enel Sole è oggi il maggiore operatore italiano del settore, con una quota di mercato di circa il 22%.

Fonte:
enel.it
diariodelweb.it

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Ici Caldaie: caldo, freddo e meno emissioni

Posted by darmel su 22 giugno 2009

Nuove tecnologie per il risparmio energetico. Ici Caldaie ci crede e investe con successo: l’azienda è la prima classificata fra quelle che il ministero dello Sviluppo economico finanzierà per i progetti di efficienza energetica. Nell’ambito della cosiddetta cogenerazione con celle a combustibile, ovvero la trasformazione del metano in idrogeno per la produzione di energia elettrica, l’azienda veneta ha proposto il piano Microgen 30, che le consentirà, in tre anni, di produrre cogeneratori da 30 kw di seconda generazione, adatti al riscaldamento ma anche al raffreddamento di un palazzo di circa 30 appartamenti.
Quelli di prima generazione, Siderea 30, cinque in tutto e sempre a idrogeno, verranno installati quest’anno.
Microgen 30 sarà realizzato in collaborazione con un gruppo di soggetti industriali e alcuni centri di ricerca (Enea, Politecnico di Milano e Cnr). Il prezzo di un cogeneratore è di circa 70 mila euro, cifra che secondo Ici Caldaie dovrebbe essere ammortizzata in tre anni con la produzione di energia elettrica e termica per edifici residenziali.
Rispetto a una caldaia normale, si risparmia energia, evitando le perdite di distribuzione sulla rete elettrica, e si riducono le emissioni gassose. Inoltre il rendimento elettrico è superiore al 35%, più alto rispetto ai sistemi attuali. Infine, anche se il costo iniziale è più elevato di un normale impianto centralizzato, il condominio risparmia perché non deve più allacciarsi ad altri erogatori: l’energia serve sia per il riscaldamento sia per l’elettricità.
Nata nel 1958 in provincia di Verona, Ici Caldaie è nota per la produzione di impianti di riscaldamento e generatori di calore industriali. Questi ultimi rappresentano quasi il 50% del fatturato, che nel 2008 è stato di 36 milioni, mentre il gruppo Finluc, di cui l’azienda fa parte, supera i 75 milioni.
Ici Caldaie si dedica anche ai sistemi energetici (come per esempio il fotovoltaico) con l’intenzione di aprirsi a nuovi mercati: Cina, Russia, i Paesi dell’Est europeo in modo particolare. Oggi l’export rappresenta già il 49% del fatturato ed è in crescita.

Programma UE. Dopo la creazione dei cogeneratori, lo sviluppo a lungo termine è rappresentato dalla partecipazione, con altre 17 società e centri di ricerca italiani e internazionali, al Settimo Programma Quadro Ue per la ricerca, che ha come obiettivo principale quello di realizzare un edificio completamente «rinnovabile».
«Le nuove tecnologie» afferma Emanuela Lucchini, amministratore delegato e socio di Ici Caldaie, «possono dare un notevole impulso all’economia, soprattutto in un momento di crisi come questo, in cui cresce la domanda di maggiore efficienza degli impianti per ottenere risparmio energetico e meno emissioni inquinanti. Anzi, probabilmente sarà fondamentale per uscirne».

di Maria Eva Virga

Fonte: blogonomy.it

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Camelina: il fiore che sostituirà il petrolio

Posted by darmel su 22 giugno 2009

I semi di alcune piante infestanti potrebbero tagliare le emissioni di carbonio degli aerei dell’84%. David Shonnard, professore alla Robbins Chair di Ingegneria Chimica, ha analizzato le emissioni di biossido di carbonio del combustibile per i jet prodotto dall’olio di camelina nel corso del suo ciclo di vita, dall’impianto allo smaltimento.

Il carburante per jet alla camelina presenta una delle maggiori riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra rispetto a qualsiasi materia prima agricola per biocarburanti che io abbia mai visto. Questo è il risultato di un unico raccolto, con poco fertilizzante, e ad alta resa di olio, disponibile sul mercato sottoforma di farina e biomassa, da destinare ad altri usi.

La Camelina sativa si trova in Europa ed è un membro della famiglia della senape, broccoli, cavoli e canola. Talvolta chiamata falso lino o “gold-of-pleasure”, vive in condizioni semi-aride in pianure del Nord. L’olio di camelina può essere convertito in idrocarburo verde per jet che soddisfa o supera tutte le specifiche del petrolio. Il carburante è un sostitutivo, dato che è compatibile con gli impianti già esistenti per il carburante classico. Secondo Shonnard è quasi identico ai combustibili fossili.

I jet non possono utilizzare combustibili ossigenati come l’etanolo, ma è necessario utilizzare idrocarburi sostituivi.

Shonnard ha condotto l’analisi del ciclo di vita della camelina, definendola molto promettente come fonte rinnovabile. Sperimentato dalla Japan Airlines lo scorso anno, questo carburante garantisce le stesse prestazioni dei carburanti comuni, ma con emissioni senza paragoni: 84% in meno.

La camelina inoltre ha bisogno di poca acqua o azoto per fiorire, quindi può essere coltivata su terreni agricoli marginali, a differenza dell’etanolo da mais o del biodiesel da soia, che hanno bisogno di essere le colture principali e hanno bisogno di tanto spazio. Essa può essere utilizzata nella rotazione delle colture per il grano, per aumentare la salute del suolo.

Fonte: ecologiae.com

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Arriva il bioetanolo sostenibile, la benzina del futuro

Posted by darmel su 10 giugno 2009

Tenuta Cassana, alle porte di Tortona (Alessandria). È qui, nel cuore della pianura Padana, che «cresce» la benzina del futuro. Una cinquantina di ettari dedicati all’arundo donax, la canna palustre, e al sorgo, le due colture oggi in pole position per diventare la materia prima del bioetanolo di seconda generazione, più apprezzato di quello attuale perché ottenuto non più da zucchero ma da cellulosa, dunque da biomasse non food. Due volte l’anno, a inizio estate e in autunno, il raccolto dalla tenuta Cassana viene trasportato a pochi chilometri di distanza, nel cuore del Parco tecnologico scientifico di Rivalta Scrivia dove si trova Chemtex Italia con il primo impianto in Italia capace di trasformare in benzina verde su scala pre-industriale non più il mais o la canna da zucchero, ma biomasse legno-cellulosiche decisamente meno pregiate come, appunto, canna palustre e sorgo. Ma anche, volendo, il cippato di legno.

Come raccontato da «Il Sole 24 Ore NordOvest» oggi in edicola, il primo a visitare il nuovo sito di Rivalta, l’impianto in questione entrerà in funzione nei prossimi giorni. È il fiore all’occhiello del progetto di ricerca Pro.E.Sa., che vede protagonista il gruppo Mossi&Ghisolfi (tra i leader mondiali nella produzione di Pet), un pool di laboratori universitari e Pmi dell’Alessandrino, insieme a Regione Piemonte e ministero delle Attività produttive: in totale, gli investimenti si aggirano intorno ai 120 milioni, di cui 90 a carico del gruppo M&G.

A pieno regime l’impianto pilota di Rivalta sarà in grado di sfornare una tonnellata al giorno di materiale pretrattato per il bioetanolo, smaltendo 20 chilogrammmi all’ora di biomassa. Una quantità ancora modesta, ma quel che conta qui è la tecnologia: «La linea in fase di montaggio – chiarisce Dario Giordano, responsabile ricerca e sviluppo del gruppo M&G – è la copia perfetta, seppur in miniatura, degli impianti di vasta scala». Morale: se, come probabile, i risultati dei test saranno quelli sperati, si potrà replicare lo schema su impianti da migliaia di tonnellate al giorno.

La linea è stata interamente progettata da Chemtex ed è coperta da cinque brevetti. La controllata del gruppo M&G ha iniziato a lavorarci alla fine del 2007, quando si è insediata nel Parco scientifico di Rivalta e ha assunto una ventina di ricercatori (chimici, agronomi, ingegneri, biologi). Da un anno e mezzo qui si fa ricerca su tutta la filiera dei biocarburanti: le biomasse di partenza, come detto, provengono dalla tenuta Cassana di Tortona; la materia organica, essicata e trinciata, viene pretrattata attraverso l’immissione di vapore acqueo ad altissima pressione, un passaggio dal quale la biomassa esce sotto forma di composto morbido e acquoso. Di qui si procede prima all’idrolisi e poi alla distillazione, due ulteriori fasi in parte sovrapposte che nell’arco di 120 ore producono il liquido finale, dal quale si distilla il bioetanolo. Nei 3mila metri quadrati dei laboratori del Pst i 40 ricercatori Chemtex studiano tutte le fasi del processo, in modo da arrivare a individuare non solo la biomassa dalla la resa maggiore, ma anche i trattamenti che ottimizzano la produzione di zuccheri.

L’obiettivo è ambizioso: «Individuare entro il 2010 la formula che ci consenta di produrre bioetanolo sostenibile dal punto di vista agricolo e a un prezzo assolutamente competitivo», aggiunge Giordano. Su quest’ultimo versante, l’Unione europea in un certo senso è venuta incontro all’attività di M&G, perché «in una recente direttiva ha previsto che i contributi per il bioetanonolo da cellulosa siano doppi rispetto a quelli di prima generazione», ricorda Guido Ghisolfi, vice presidente del gruppo. «Sono convinto – prosegue – che i contributi saranno decisivi a far decollare il mercato, ma successivamente starà in piedi da solo». A prescindere dalle oscillazioni del rivale di sempre, il petrolio: «Saremo presto in grado di produrre a costi competitivi anche con il greggio a 40 euro», assicura Ghisolfi. Che proprio per questo, dopo l’impianto pilota, punta a realizzarne un altro, questa volta non più di tipo dimostrativo. Dove? «Sicuramente in Piemonte», assicura, ma sulla destinazione definitiva la partita è ancora aperta.

di Marco Ferrando

Fonte: IlSole24Ore

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