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Ecologia, Salute ed Economia

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Il Parlamento discute la privatizzazione dell’acqua. Regioni e Comuni si ribellano

Posted by darmel su 9 novembre 2009

Forse forse per la privatizzazione dell’acqua si sta ripetendo quel che è capitato per il nucleare: Comuni e Regioni, a cominciare dalla Puglia, puntano i piedi e si ribellano alle decisioni del Governo.

In questi giorni il Senato discute la conversione in legge del decreto che assegna a privati i “servizi locali di rilevanza economica”: gas, spazzatura, acqua eccetera, finora gestiti da società per azioni a maggioranza di capitale pubblico. Prevede inoltre che le gestioni pubbliche debbano cessare entro il 2011.

Spesso privatizzazione significa aumento dei prezzi. Nel caso dell’acqua, significa anche perdere il controllo pubblico su un bene assolutamente fondamentale.

Il Governo dice che la privatizzazione dell’acqua è un adeguamento alla disciplina comunitaria. Ma due risoluzioni del Parlamento europeo affermano che l’acqua è un bene comune dell’umanità, e gli organismi dell’Unione Europea hanno ripetutamente evidenziato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza.

Comunque, ed è questa la novità, gli enti locali si ribellano. Per trovare le notizie bisogna razzolare a lungo fra siti web e news l’elenco non può che essere incompleto.

La Puglia ha stabilito che l’acqua non ha rilevanza economica. Ha inoltre deciso di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la privatizzazione decisa dal Governo, in quanto sarebbe lesiva delle prerogative degli enti locali.

In Calabria è iniziata la campagna per inserire negli Statuti comunali il riconoscimento che l’acqua è “un bene comune e un diritto umano universale” e che il servizio idrico è privo di rilevanza economica e da gestire in forma pubblica.

Una dozzina di Comuni sparsi lungo l’italico stivale, peraltro, hanno già inserito nei loro Statuti questi principi, mentre una bozza di legge regionale per la gestione pubblica dell’acqua è stata messa a punto in Sicilia.

Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha messo on line una petizione e invita a spedire mail ai parlamentari perchè non approvino la privatizzazione. C’è ancora qualche giorno di tempo: la conversione in legge è all’ordine del giorno della Camera a partire dal 16 novembre; il voto è previsto entro il 26.

Dal sito del Senato la conversione in legge del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 che contiene la privatizzazione dell’acqua

Su La Stampa Regioni e Comuni si ribellano alla privatizzazione dell’acqua

La legge della Regione Puglia sull’acqua

La bozza della legge regionale siciliana sull’acqua

La campagna in Calabria per l’acqua pubblica

La petizione contro la privatizzazione dell’acqua

Fonte: blogeko.libero.it

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Il dissalatore più grande d’Europa placa la sete di Barcellona

Posted by darmel su 7 agosto 2009

MADRID- Da oggi l’area metropolitana di Barcellona ha l’acqua necessaria al fabbisogno di un quinto della sua popolazione, senza la necessità di ricorrere al travaso dai fiumi Segre o Ebro.

E’ stato inaugurato dal presidente della Generalitat, José Montilla, l’impianto di desalinizzazione per uso urbano più grande d’Europa, a El Prat de Llobregat, una delle maggiori infrastrutture realizzate dal governo catalano per porre fine ai problemi provocati dalla siccità in Catalogna.

Con un investimento di 230 milioni di euro, per il 75% coperto con fondi Ue, l’impianto approvvigionerà 4,5 milioni di persone, coprendo il 24% del consumo d’acqua in ambito metropolitano, con una produzione di 200 milioni di litri al giorno, fino a 60 ettometri cubi di acqua l’anno.

Il progetto, realizzato dopo la deroga del Piano Idrologico Nazionale, che prevedeva il travaso del fiume Ebro, è stato definito da Montilla il “simbolo della Catalogna del futuro” e della scommessa della regione sul processo di potabilizzazione dell’acqua marina.

Quello de Llobregat è infatti uno dei 4 impianti previsti dal piano regionale che saranno a regime nei prossimi quattro anni, con l’obiettivo di produrre 200 ettometri cubi di acqua l’anno: a parte quello inaugurato oggi, i due di Tordera, di cui uno già funzionante, e quello di Foix, a Cubelles, attualmente in fase di aggiudicazione del progetto. Si chiude così una lunga stagione di polemiche che, a causa della siccità severa registrata nella regione negli ultimi anni, sono state oggetto dello scontro politico, con il travaso dell’Ebro approvato dal partito Popolare nel 2000 e successivamente revocato dal governo tripartito a guida socialista; o quello del Rodano, invocato i nazionalisti di CiU nel 2008, in piena crisi idrica.

Per far fronte all’emergenza, che rischiava di svuotare completamente i bacini delle riserve idriche, la Generalitat approvò un anno fa la realizzazione delle condotte idriche per trasportare l’acqua verso Barcellona dai fiumi ed assicurare l’approvvigionamento dell’area metropolitana.

Le piogge, per fortuna più intese durante lo scorso inverno, hanno riportato i bacini a livelli di normalità. L’acqua dolce proveniente dalla desalinizzazione sarà drenata da una condotta che capta l’acqua marina, a 2,2 km dalla costa e a 30 metri di profondità. Una stazione di pompaggio la immette, attraverso condotte del diametro di due metri, nell’impianto di Llobregat, per la desalinizzazione.

I costi di produzione sono elevati, dato che uno dei principali problemi è il grande consumo di elettricità necessario per il funzionamento dell’impianto. A tal fine, riferisce oggi la stampa spagnola, sono stati installati dei dispositivi di recupero energetico che, utilizzando la stessa pressione dell’acqua, consentono di ridurre della metà il consumo di energia. Il riscaldamento, il raffreddamento e l’acqua calda a scopi sanitari necessari all’impianto sono realizzati mediante energia solare termica. Efficienza e sostenibilità ambientale, senza alterare il naturale corso dei fiumi, sono le parole d’ordine del piano idrico adottato dalla Generalitat.

Una volta desalinizzzata, l’acqua sarà portata da El Prat de Llobregat al deposito di Fontsanta, a Sant Joan Despì, dove confluiscono anche le acque dell’impianto di potabilizzazione di Abrera e, dopo essere stata mescolata, viene immessa nella rete idrica per il consumo.

Fonte: ilmediterraneo.it

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Singapore diventa la prima città ad auto-sufficienza idrica

Posted by darmel su 7 agosto 2009

Khoo Chye Teng, il capo dell’agenzia dell’acqua di Singapore si è finalmente svegliato dopo 5 anni dall’inizio del mandato, e ha impresso una svolta al sistema idrico della città asiatica. A differenza dei suoi predecessori alla Public Utilities Board, Khoo non vuole che il suo Paese dipenda dalle risorse di quelli ricchi, ma vuole raggiungere l’auto-sufficienza, almeno per quanto riguarda l’acqua, per la sopravvivenza a lungo termine e per lo sviluppo.

Grazie alla tecnologia, Singapore ha ora la capacità di generare gran parte della propria acqua e si prepara a svolgere un ruolo di primo piano nel riciclaggio delle acque usate, un settore emergente del valore di circa 100 miliardi di dollari a livello mondiale.

Questo processo si baserà sulla depurazione dell’acqua su larga scala e relativamente a buon mercato, visto che si finisce con il purificare gli scarichi delle lavorazioni chimiche. Con una superficie di soli 700 chilometri quadrati, Singapore non ha molti fiumi da cui trarre le risorse per sopravvivere, e così molto spesso, per stessa ammissione di Khoo, si deve fare affidamento alla sola acqua abbondante che c’è in quelle terre, quella che arriva dal cielo con la pioggia.

Il governo ha trasformato i due terzi di tutta l’isola in un grande bacino per le abbondanti piogge che cadono tutto l’anno per tagliare i condotti che provengono dalla Malesia da cui si riforniva fino a poco tempo fa. Oggi esiste una rete di drenaggio delle acque piovane di 7 mila km suddivisa in 15 serbatoi, che diventeranno prossimo anno 17.

Siamo probabilmente l’unica città o Paese al mondo che ha un piano urbano di raccolta delle acque piovane su così vasta scala

ha spiegato Khoo. Come parte del suo obiettivo, Singapore sta trasformando in serbatoi alcuni laghi che possono ospitare gli sport acquatici e altre attività ricreative. Le brutte condotte delle fognature e i canali invece saranno trasformati per assomigliare a dei fiumi e dei torrenti naturali.

Il punto di svolta per Singapore è venuto nei primi mesi del 2000, dopo che i miglioramenti nella tecnologia hanno reso possibile e conveniente il trattamento delle acque reflue su vasta scala. Questa si basa su una varietà di processi che utilizzano filtri semi-permeabili piuttosto che le sostanze chimiche o l’energia elettrica per separare l’acqua dalle sostanze contaminanti ed impurità.

Il prodotto è sicuro da bere e utilizzare e per far girare i motori dell’economia di Singapore. Il tutto con un investimento di “soli” 5 miliardi di dollari di Singapore (meno di due miliardi e mezzo di euro) per costruire le infrastrutture nel corso degli ultimi sette anni. Dimostrazione che non ci vuole tanto per rendere un Paese auto-sufficiente dal punto di vista dell’acqua, anche senza fonti dirette. Ma il dato triste è che tale ingegno (ed anche l’impegno) sorge sempre in caso di necessità e non in previsione futura perché tanto, finché le risorse ci sono, l’uomo continua a sprecarle nella totale indifferenza.

Questa iniziativa ha interessato la statunitense General Electric, la Siemens e alcune società tedesche e olandesi che hanno intenzione di istituire centri di ricerca per sviluppare nuove soluzioni per soddisfare le esigenze di acqua del mondo, mentre alcuni progetti sono stati già avviati in Qatar e in Algeria. L’Italia ha acqua in abbondanza, ma farebbe bene a prendere in considerazione tali investimenti. Questa sì che sarebbe politica sostenibile.

Fonte: ecologiae.com

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Risparmio idrico: riciclare nello sciacquone l’acqua di scarico del lavandino

Posted by darmel su 2 aprile 2009

Uno sciacquone ecologico che ricicla l’acqua di scarico proveniente dal lavandino. Negli Usa è in vendita un modello installabile senza rifare gli impianti del bagno. Bisognerebbe proprio utilizzarlo a tappeto.

Una delle assurdità del nostro tempo è costituita dagli sciacquoni. Pratici ed igienici, ma assorbono un terzo dei consumi di acqua potabile delle case.

Quella stessa acqua potabile che sta diventando un bene sempre più raro e prezioso, e che il cui approvvigionamento costituisce un problema quotidiano per miliardi di uomini. Dunque sia il benvenuto lo sciacquone ecologico. Guardate.

Bisogna sacrificare il sottolavello – di solito occupato da confezioni di detersivo e simili varie ed eventuali – per installare al suo posto un serbatoio munito di filtro che raccoglie l’acqua di scarico proveniente dal lavandino.

Dal serbatoio l’acqua passa in un tubo che corre lungo il muro ed arriva a riempire la vaschetta dello sciacquone. L’impianto si chiama Sloan AQUS Greywater System ed è fornito da Sloan Valve Company.

Non ho trovato traccia del prezzo, purtroppo. I fabbricanti asseriscono che consente di risparmiare quasi 20.000 litri d’acqua all’anno.

Su Inhabitat risparmio idrico, riciclare nello sciacquone l’acqua di scarico del lavandino

Sloan AQUS Greywater System di Sloan Valve Company

Fonte: Blogeko.info

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Rete idrica a pezzi, il 42% dell’acqua va perduta

Posted by darmel su 23 marzo 2009

L’articolo di seguito è tratto da un articolo del 2007 di Enzo Dimasi. Il tema degli sprechi è sempre molto attuale.
Siamo tutti impegnati a produrre, innovare e consumare risorse che non ci rendiamo conto del fatto che molti dei nostri problemi economici e non potrebbero essere risolti sistemando quello che abbiamo sotto il naso. Buona lettura!

Tra lotte politiche, sprechi e malagestione lo stato della rete idrica nazionale è semplicemente disastroso: per ogni 100 litri d’acqua che passano in rete, sono ben 42 quelli che si perdono nel nulla. L’emergenza riguarda tutta la penisola, ma è più evidente al Sud. Il primato spetta, infatti, a Cosenza, dove si perde il 70% dell’acqua immessa in rete, mentre Latina e Campobasso seguono con perdite del 65% e 61%.

Il problema è che gli acquedotti, nella maggior parte dei casi, sono abbandonati a se stessi: circa un terzo ha bisogno di manutenzione e almeno 50 mila chilometri di tubature devono essere completamente rifatti. Negli ultimi trent’anni, però, gli investimenti pubblici sono progressivamente diminuiti (dai 2,3 miliardi di euro del 1985 si è passati ai 700 milioni del 2005), anche se i numeri (63 mila addetti e 291 mila chilometri di rete acquedottistica) mostrano come si tratti di un settore di particolare importanza economica e strategica. Se alla vecchiaia della rete si aggiungono poi le perdite fisiche involontarie e volontarie, gli allacciamenti abusivi e gli usi non contabilizzati, ecco che si arriva al 42% di perdite dell’acqua erogata. I dati variano tra un valore minimo del 22% nell’Ambito territoriale ottimale (Ato) 3 Piemonte-Torinese e uno massimo del 73% nell’Ato 4 Lazio-Meridionale e nell’Ato 2 Abruzzo-Marsicano.

Il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, ha recentemente dichiarato che una delle priorità del proprio ministero è la risistemazione delle reti. In questo modo la situazione potrebbe migliorare notevolmente, ma ecco un esempio perfetto di carenza idrica e malagestione: Agrigento. La città siciliana è da sempre una delle più assetate d’Italia, eppure la quantità di acqua a disposizione dei cittadini è superiore alla media nazionale. Non è la mancanza d’acqua, quindi, il vero problema, bensì la rete idrica fatiscente (con perdite del 54%). In un contesto del genere, dove il primo passo dovrebbe essere quello di rimodernizzare la rete, il Commissario regionale all’emergenza idrica ha, invece, deciso di procedere alla costruzione di un dissalatore (del costo di oltre 10 milioni di euro) che permetterà agli agrigentini di avere ancora più acqua. In teoria, perché in pratica le perdite continueranno ad essere elevate ed in più si saranno spesi molti soldi inutilmente.

Enzo Dimasi (17 maggio 2007)

Fonte: giornalismo.maldura.unipd.it

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Produrre acqua dall’umidità dell’aria

Posted by darmel su 22 marzo 2009

Recentemente in commercio si stanno diffondendo apparecchi per ricavare acqua perfettamente potabile dall’umidità dell’aria.

Il principio di funzionamento è quello della condensazione: infatti l’aria viene messa a contatto con un refrigerante, il vapore acqueo si condensa (come quando si tira fuori un recipiente dal frigo e diventa tutto appannato) ed ecco che iniziamo a raccogliere l’acqua.
L’acqua ricavata in questo modo viene resa potabile con diversi metodi a seconda dell’apparecchio che viene acquistato: filtri a carbone, sterilizzazione ultravioletta, etc. quindi non importa se l’aria da cui viene estratta l’acqua è inquinata.
In sostanza possiamo immaginage questi apparecchi come deumidificatori che aspirano l’aria per ricavarne acqua e, tramite un sistema di filtraggio, fanno si che questa sia adeguatamente pura per essere bevuta.
I produttori sostengono che questo genere di macchine sono in grado di produrre fino a 12 litri d’acqua al giorno, che sono sufficienti ad una famiglia per bere e cucinare.

Forse per chi ha a disposizione l’acqua tutto l’anno questo apparecchio non sembra un’idea geniale, ma per certe zone dell’Italia e in particolare per i paesi del Terzo Mondo potrebbe essere una soluzione da valutare. Se poi pensiamo che l’energia per questo sistema può venire da fonti alternative come il solare e l’eolico, allora si potrebbero rendere autosufficienti in modo assolutamente sostenibile anche aree remote della Terra dove non è presente nè una rete idrica, nè una rete elettrica.

Sul web ho trovato due apparecchi in particolare:

Qui di seguito potete osservare uno schema con le varie fasi del processo, dalla raccolta dell’umidità alla fornitura finale di acqua potabile (lo schema è tratto dal sito del prodotto h2home):

Riferimenti dal web:
blogeko.libero.it
pctuner.net
jacopofarina.wordpress.com
h2omilano.org

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Nuovo sistema per desalinizzare l’acqua di mare in modo efficiente

Posted by darmel su 18 marzo 2009

La Oasys ha chiuso il suo ciclo di $ 10 milioni di finanziamenti per sviluppare la sua nuova e incredibile tecnologia per la produzione di acqua potabile da acqua salata utilizzando uno decimo della quantità di energia necessaria utilizzata nei tradizionali impianti di desalinizzazione.

I ricercatori di Yale, Rob McGinnis e Dr. Menachem Elimelech hanno sviluppato un sistema di dissalazione chiamato Engineered Osmosis che potrebbe produrre acqua potabile da acqua di mare o addirittura da altre acque reflue a metà del costo attuale. Ora che la loro nuova società Oasys si è assicurata il finanziamento necessario può procedere con lo sviluppo della sua potenzialmente rivoluzionaria piattaforma commerciale di dissalazione.

Gli scienziati della Oasys sostengono che grazie al loro nuovo processo rivoluzionario di desalinizzazione Engineered Osmosis è possibile produrre acqua potabile da acqua salata a meno della metà del costo degli attuali metodi di dissalazione, eliminando soprattutto la necessità di avere acqua ad alta pressione utilizzata nei moderni sistemi ad osmosi inversa, quindi riducendo il fabbisogno elettrico richiesto a più del 90 %. Il risultato è naturalmente una sensibile riduzione dei costi di dissalazione dell’acqua di mare.

“Oasys ha sviluppato una vera e propria tecnologia dirompente e in grado di affrontare la crescente crisi idrica globale”, ha affermato Jim Matheson di Flagship Ventures, uno dei finanziatori del progetto.

Fonte:
genitronsviluppo.com (articolo originale intero)
www.oasyswater.com (link della società)

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