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Seci Energia acquisisce la maggioranza di Exergy

Posted by darmel su 12 gennaio 2011

È stato firmato il contratto definitivo di acquisto da parte di Seci Energia (Gruppo Industriale Maccaferri) della quota di maggioranza di Exergy, società con sede a Legnano (Milano) leader nel settore dell’ORC e dei servizi di ingegneria. Lo Studio Bernoni Professionisti Associati di Milano ha assistito Exergy in qualità di advisor, mentre Seci Energia è stata assistita dal team interno.

Grazie a questa acquisizione, il Gruppo Industriale Maccaferri entra nel business dell’efficienza energetica attraverso la tecnologia Orc (ciclo Rankine a fluido organico) che consente di sfruttare fonti di calore a bassa temperatura, recuperando calore dallo scarico di motori, turbine o forni industriali, gas flare, sorgenti geotermiche a bassa entalpia, sistemi CSP a concentrazione solare e adatta ad ogni applicazione di piccola taglia a combustione esterna, quali ad esempio gli impianti a biomassa.

Seci Energia è la sub-holding del Gruppo Industriale Maccaferri in cui sono concentrate le attività energetiche operanti nel settore delle biomasse con Powercrop e Sab, nel solare con Enerray, nel termoelettrico con Termica Celano e Termica Colleferro, nel biogas con Sebigas, nell’eolico con Was e nell’idroelettrico con società attive nella penisola balcanica.

Fonte: IlGiornale

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Quibio, la bioplastica tutta italiana

Posted by darmel su 15 marzo 2010

Dall’idea di due cagliaritani, Giuseppe Brau e Maria Grazia Sanna, 10 anni fa è nato Quibio, portale specializzato nell’e-commerce di prodotti in bioplastica, biodegradabile e compostabile al 100%. I prodotti possono essere acquistati sul sito di Quibio e verranno spediti gratuitamente in tutta Italia in sole 48 ore, questo è quanto promettono alla Quibio.

Ci sono utensili per la casa ad uso quotidiano, ed usa e getta, di tutte le categorie, tutti rigorosamente col prefisso bio: biobicchieri e biotazzine, biovaschette, biopannolini, biopattumiere, biopiatti, biociotole, biotovaglie, bioposate, biogiochi, bioguanti… insomma, di tutto e di più.

I prezzi sembrano abbastanza competitivi. I pannolini, ad esempio, in confezione da 30 vengono intorno ai 14 euro, e non dimentichiamoci il trasporto gratuito (con un ordine minimo di 30 euro) e la possibilità di ricevere i prodotti comodamente a casa nostra. Un po’ più costose mi sono sembrate invece le posate: una confezione da cinquanta forchette in bioplastica costa intorno agli 8 euro, quando nei supermercati si trovano anche 100 posate ad un euro. Ma non si può avere tutto, e l’ecosostenibilità spesso, si sa, che ha costi proibitivi. Va meglio per le tovagliette in carta riciclata che partono dai sei euro. La Quibio fornisce carte da imballaggio, sacchetti biodegradabili e altri prodotti a molte aziende italiane, senza dimenticare i privati. La mission dell’azienda è fornire:

Posate, piatti, bicchieri e tutti quei prodotti di largo consumo destinati a trovare una collocazione nel mercato, tra gli utenti ecosensibili che preferiscono l’utilizzo di oggetti rispettosi della natura. Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione all’utilizzo dei prodotti ecocompatibili nel settore dell’usa e getta.

Insomma un usa e getta tutto italiano e tutto biodegradabile, che si propone su larga scala, con prodotti di vario genere, e che festeggia il suo decennale nell’e-commerce con un po’ di sana pubblicità. Anche quella, rigorosamente, bio.

Fonte:
Quibio.it
ecologiae.com

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Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Posted by darmel su 15 marzo 2010

A Febbraio Terna ha presentato il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che tra mille difficoltà cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione: quella che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.

Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.

Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.

La seconda, invece, è che non si parla di nucleare nonostante il fatto che, se le centrali un giorno dovessero realmente vedere la luce, avranno bisogno di una rete molto robusta per sopportare la nuova quantità di energia prodotta. Non è strano, a dire il vero, visto che è ancora fortissimo il dibattito sulla localizzazione dei siti e la maggior parte dei governatori stanno dando battaglia per evitare di trovarsi, tra una decina di anni, con la centrale nel giardino. C’è da scommettere, però, che ogni tipo di valutazione sul dove verranno messe le centrali atomiche dovrà passare prima da una valutazione di Terna sul come allacciarle in rete.

Per le rinnovabili, invece, le buone notizie sono due: l’eliminazione dei vincoli strutturali, come già accennato, e l’istallazione di pannelli fotovoltaici in terreni adiacenti le stazioni elettriche che, attualmente, non sono utilizzati. Terna dichiara la volontà di spendere circa 300 milioni di euro in questo progetto e crede di poter arrivare a 100 Mw istallati nel solo 2010. Si tratterà, per essere più precisi, di impianti di piccola taglia.

La vera, buona notizia, però, è un’altra: il grosso degli investimenti per la rete sarà al centro-sud dove, contemporaneamente, ci sono sia le centrali più vecchie che le reti più vecchie. Il solo fatto di avere collegamenti nuovi e più robusti permetterà di utilizzare centrali più pulite. Due esempi per chiarire: con il raddoppio dell’elettrodotto sottomarino Sorgente-Rizziconi che collega Sicilia e Calabria si potrà fare a meno dell’inquinantissima centrale termoelettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela (Me) perchè l’energia in meno (1.600 MW) si potrà in parte importare in Sicilia dalla Calabria. Certo, si spera che non sia l’elettricità della centrale a carbone di Saline Joniche

Discorso simile in Sardegna per l’elettrodotto di collegamento con il continente, il Sapei, che farà il paio con il gasdotto Galsi e permetterà di sostituire le centrali a carbone e a gasolio sarde con nuove centrali a turbogas a ciclo combinato. Non sono proprio ecologiche, ma di questi tempi è sempre meglio di niente. Sempre il Sapei, per finire, permetterà di sfruttare al meglio l’abbondante produzione eolica sarda, realmente ecologica anche se a qualcuno non piace.

Fonte: ecoblog.it

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Pramac: energia con stile

Posted by darmel su 14 marzo 2010

Il Gruppo Pramac sviluppa, produce e commercializza a livello mondiale gruppi elettrogeni, macchine per la movimentazione interna, moduli ed altri componenti per impianti legati alle energie rinnovabili. Pramacutilizza il suo network globale per distribuire questi prodotti nei mercati di tutto il mondo.

Pramac nasce dall’integrazione di varie realtà commerciali leader nei settori della movimentazione, della produzione di generatori elettronici e di componenti per impianti fotovoltaici.

Articolo su blogonomy.it:

Stare dietro alla sua parlata toscana diventa ancora più difficile quando Paolo Campinoti, vicepresidente e amministratore delegato di Pramac, attacca con le citazioni: dalla saga di Rocky Balboa all’impegnatissimo guru della green economy Jeremy Rifkin, passando per Carl Lewis e i vecchi rullini della Kodak. «Tutti elementi» dice Campinoti «che in qualche modo hanno contribuito alla nostra idea di business». Business che per la senese Pramac, fondata nel 1966 da suo padre Mario e sbarcata a Piazza Affari esattamente quattro anni fa, è fatto allo stesso tempo di produzioni tradizionali (dai generatori elettrici ai carrelli elevatori) e di visioni ultrafuturistiche, come i moduli fotovoltaici di ultima generazione prodotti in Svizzera e la microturbina RevolutionAir, lanciata il 27 gennaio, che si affida anche al design di Philippe Starck per conquistare anche l’utenza domestica. Prima, però, bisogna parlare di Rocky, Lewis e Kodak.

Cosa c’entrano una serie pugilistica e un atleta olimpico con Pramac?
Niente, a parte che il suo amministratore delegato è un fanatico di sport. E che crede nel motto del vecchio Mickey (il primo allenatore di Rocky, ndr): «Se vuoi vincere, devi sempre guardare il tuo avversario con gli occhi della tigre».

Che cosa significa?
Avere più «fame» dei competitor che ci stanno di fronte. È qui che entra in gioco anche Carl Lewis. Quando ero ragazzino lo sentii spiegare una sua sconfitta sui 100 metri con la stessa frase: «Il vincitore aveva più fame di me». Questo a noi non dovrà mai succedere.

Passiamo a Kodak…
Stesso concetto di prima: nel 1993, subito dopo la laurea (in economia e commercio a Firenze, ndr), mio padre mi spedì a farmi le ossa nella nostra filiale commerciale di Stoccarda. Lì accanto c’era lo stabilimento leader al mondo nella produzione di rullini: 7 mila dipendenti e un fatturato da multinazionale. Sa cosa c’è oggi in quel piazzale?

Francamente no.
Un discount. Anche questo, a noi, non dovrà mai succedere. Per noi è indispensabile reinventarsi continuamente.

Come avete fatto lanciando RevolutionAir?
Sì: non a caso lo considero un punto di svolta per il nostro business.

Di cosa si tratta esattamente?
È una microturbina eolica capace di sviluppare da 400 watt a un kilowatt di potenza, cioè quanto una decina di pannelli solari e più della metà del fabbisogno di una famiglia tipo. Ed è proprio qui che sta la maggiore novità.

In che senso?
Al di là delle caratteristiche tecniche, la nostra pala occupa uno spazio ridottissimo, meno di due metri quadrati, ed è stata messa a punto da Philippe Starck. Insomma, oltre a essere tecnicamente un gioiello, design, dimensioni e costi ridotti (i due modelli lanciati saranno venduti anche su internet, e sul mercato italiano i prezzi partiranno da 2.500 euro, ndr) ne fanno la soluzione ideale per immagazzinare energia pulita in ambienti come appartamenti, terrazzi e barche.

Com’è stato lavorare con uno dei designer più lunatici al mondo?
Stimolante. Starck è un po’ lunatico, è vero, ma geniale. Un fiume in piena, una creatività che non si interrompe mai. Non si era mai cimentato con le sorgenti energetiche, ma avendo lavorato a lungo con i marchi italiani del mobile e dell’illuminazione è riuscito a disegnare oggetti che, più che pale, sembrano pezzi d’arredamento. Quello che cercavamo.

Quante pensate di venderne nel primo anno di lancio?
Ancora non sappiamo che numeri svilupperà RevolutionAir, ma la domanda è forte, anche sul lungo periodo.

Perché?
Non ci sono solo i ricchi mercati occidentali, ma anche il Terzo mondo, dove intere aree sono prive di corrente o a rischio interruzione. Problemi che una micropala montata sul tetto può risolvere agevolmente. Queste cose le so bene, in una vita precedente vendevo generatori e gruppi elettrogeni.

Anche in quella attuale. Anzi, i vostri business più tradizionali, generatori e carrelli industriali, valgono ancora circa 180 milioni di euro di ricavi sui 234 realizzati a fine 2008. Come sono andati nel 2009?
Abbiamo risentito dell’attuale scenario macroeconomico, principalmente nell’area della movimentazione a terra. Però stiamo lentamente risalendo.

Grazie a quali aree?
Fortunatamente a tutte e tre. La logistica industriale è un classico anticipatore di ripresa, e quindi gli ordini sono già tornati a crescere di un buon 20% già nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Per i generatori si aprono continuamente nuovi mercati: Turchia, Tunisia, Est Europa, Medio Oriente…

E i business più futuristici?
Vanno benissimo. Bisogna tenere conto che la scorsa estate, in piena tempesta finanziaria, abbiamo investito 80 milioni nel nostro nuovo stabilimento svizzero di Locarno dove si producono moduli fotovoltaici a film sottile di ultima generazione. Ma grazie a quei pannelli contiamo di realizzare importanti ricavi già nel 2010, oltre a conquistare parecchia visibilità presso competitor più grandi.

Altre partnership in vista dopo Proit, la joint-venture attiva nel fotovoltaico partecipata da Pramac e Ansaldo Energia?
Più che probabile. L’interesse degli altri operatori, ripeto, c’è. Il nostro brevetto, a oggi, è il passo in avanti più importante verso quella che Rifkin definisce la «green building innovation». Infatti i nostri pannelli, potendo essere integrati anche sui grattacieli, contribuiscono alla produzione di energia pulita in modo esteticamente compatibile.

Fissato anche lei con la «green revolution»?
Credo sia importante pensare all’ambiente. Ma, banalmente, il mio obiettivo è quello di far crescere l’azienda, che il business sia verde oppure di un altro colore. Certo che occupandoci di energia e logistica non potevamo pensare di restare fuori dal business chiave del nuovo millennio.

Fonte: blogonomy.it

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“New Global Traction”, nuovo sistema di trazione made in Italy, si riducono del 70% i consumi delle auto

Posted by darmel su 9 novembre 2009

La “New Global Traction” è un sistema che consente di ridurre fino al 70% i consumi di benzina delle automobili e di conseguenza anche l’inquinamento. Almeno, così dicono i suoi inventori.

Basta spostare dal centro della ruota verso lo pneumatico il punto in cui viene scaricata la forza motrice del veicolo: si sfrutta così una leva più favorevole.

La “New global traction” è stata brevettata da quattro imprenditori del Varesotto, fondatori della società Legimac, e avrebbe già richiamato l’attenzione di alcune industrie.

Secondo gli sviluppatori del progetto, lo spostamento del punto in cui viene scaricata la forza motrice consente di utilizzare molta meno energia per lo spostamento, in quanto VIENE sfruttata una leva più favorevole. Meno energia, dunque anche meno benzina e meno emissioni.

Il sistema, dicono sempre gli inventori, può essere montato sulle auto attualmente in produzione senza modificare la catena di montaggio ed è adattabile a qualunque tipo di motore, visto che agisce solo nella fase della trasmissione.

Dal momento che consente di ottenere prestazioni analoghe a quelle delle auto convenzionali utilizzando meno energia, inoltre, permetterebbe di ridurre la cilindrata del motore e quindi il peso delle autovetture, limitando così ulteriormente i consumi.

Al momento l’idea si è materializzata in un prototipo che, a detta degli sviluppatori del progetto, si accontenta di un litro di benzina per percorrere 50 chilometri.

Su Motorbox “New Global Traction”, cambiando il sistema di trazione si riducono del 70% i consumi delle auto

Fonte: blogeko.libero.it

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Sostanze chimiche tossiche: 7 grandi aziende hi-tech siglano l’accordo per eliminarle

Posted by darmel su 18 ottobre 2009

Sette aziende hanno progettato alcune soluzioni ambientali che negano la necessità per la maggior parte, o in alcuni casi per tutti, di usare le sostanze chimiche come bromurati e clorurati nel campo dell’elettronica di consumo. Le organizzazioni ambientali, ChemSec e Clean Production Action, hanno affermato che le seguenti società stanno guidando l’industria dell’elettronica verso l’allontanamento dalle sostanze chimiche che possono portare a problemi di salute e ambientali:

  • Apple (USA): ha istituito un programma innovativo che limita l’uso di quasi tutti i composti del bromo e cloro in tutte le loro linee di prodotto. Apple offre ora una vasta gamma di prodotti senza PVC e BFR, tra cui iPhone e iPod, così come i computer che sono privi di BFR e la maggior parte degli impieghi del PVC.
  • Sony Ericsson (UK): Sony Ericsson non solo rimuove le sostanze potenzialmente pericolose dai suoi prodotti, ma assume anche il complicato compito di stabilire inventari chimici completi per tutte le proprie linee di prodotto. I prodotti dell’azienda sono ora al 99,9% senza BFR e non avranno componenti in PVC entro la fine del 2009.
  • Seagate (US): Il più grande produttore di unità disco del mondo ha ora creato dei drives che non usano più cloro e bromo.
  • DSM Engineering Plastics (Paesi Bassi): Questo importante produttore di materiale plastico è tra i primi ad offrire un portafoglio completo di ingegneria delle materie plastiche, che sono prive di bromo e cloro. Hanno sviluppato e prodotto un nuovo polimero con poliammide ad elevata temperatura 4T senza bromo per i connettori e prese con un co-poliestere termoplastico che può essere usato in sostituzione del PVC per fili e cavi.
  • Nan Ya (Taiwan) e Indium (US): Nan Ya, uno dei maggiori produttori di laminato, e Indium, un produttore di pasta saldante hanno superato notevoli difficoltà tecniche per la produzione senza bromo e cloro dei componenti sui circuiti stampati in grado di soddisfare gli stessi standard di affidabilità dei loro derivati alogenati, ma ora ci sono riusciti.
  • Silicon Storage Technology, Inc. (USA): Il produttore di semiconduttori è stato il primo nel settore della fornitura di chip senza bromo alla Apple e alle altre aziende.

Queste sette società dimostrano che ci sono alternative meno tossiche e costose, efficaci per non compromettere le performance e l’affidabilità. Sono in buona posizione per ottenere un vantaggio competitivo in un mercato e in un contesto normativo sempre più sensibile per l’utilizzo di sostanze chimiche tossiche nei prodotti di consumo

ha spiegato il Direttore del Progetto CPA Alexandra McPherson. Il volume alto nell’utilizzo di bromo e cloro in ritardanti di fiamma e le applicazioni di plastica di resina, come i ritardanti di fiamma bromurati (BFR) e cloruro di polivinile (PVC) hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo quando gli studi scientifici hanno dimostrato il loro collegamento con la formazione di composti di diossina altamente tossica. La diossina, un potente cancerogeno umano che è tossico in quantità molto basse, insieme ad altri composti problematici, è rilasciata nell’ambiente durante la combustione e fusione dei rifiuti elettronici.

Il riciclaggio delle apparecchiature obsolete non è sufficiente per ridurre il flusso di rifiuti sempre più in crescita nel mondo. Inoltre, gran parte dei rifiuti è sempre più spedita verso i Paesi in via di sviluppo con la capacità ancor meno di una corretta gestione dei rifiuti. Molti studi documentano l’accumulo di questi inquinanti diffusi nell’aria, acqua, suolo e sedimenti, dove sono sempre più ingeriti da esseri umani e animali.

Fonte: ecologiae.com

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La Genziana e Quintessentia: erboristeria come una volta

Posted by darmel su 20 settembre 2009

Cammindando per le vie del centro di Milano spesso capita di scoprire cose molto interessanti. In occasione dell’evento “Via Tadino e dintorni in mostra“, una manifestazione artigianale, artistica e teatrale, ho scoperto un piccola erboristeria che vende prodotti naturali di qualità: l’esercizio commerciale si chiama “La Genziana” e si trova in Via Alessandro Tadino, 1 – Milano 20124; al momento non ha un sito web ma pare che presto se ne doterà.

Non mi capitava di vedere erboristerie così da molto tempo, poichè ad oggi la maggioranza di quelle che hanno l’insegna di erboristeria hanno tutto tranne che erbe o estratti di piante. I prodotti di madre natura sono stati sostituiti da pillole, compresse e polverine con nomi fantasmagorici e di dubbia origine.

Questa erboristeria invece ha un intero scaffale di piante ed erbe, che vende a peso, oltre ad una serie di prodotti derivati direttamente da piante: come lo sono gli estratti idroalcolici, le essenze e le tinture di erbe. Tutti i prodotti sono ottenuti con processi estrattivi tradizionali per mantenere intatte le proprietà fitoterapeutiche delle erbe.

L’erboristeria è gestita da una persona simpatica, appassionata e competente, felice di illustrare le proprietà delle erbe e indicare quelle adatte per ogni particolare situazione e condizione fisica. I clienti dell’erboristeria la conoscono per lo più attraverso il passa parola.

L’erboristeria distribuisce per lo più i prodotti dell’azienda Quintessentia, uno studio e laboratorio di erboristeria e cosmesi naturale. La descrizione dell’azienda rende più di ogni mio commento.

Quintessentia nasce nel 1974 ed è fra le prime aziende in Italia a impegnarsi nella ricerca e nella preparazione di fitocosmetici e prodotti erboristici.

I suoi principi ispiratori fanno riferimento a un ideale di integrazione e sintonia con il mondo naturale in un’ottica di complementarità fra vita umana, animale e vegetale, contrariamente all’atteggiamento oggi dominante per cui la natura sempre più è considerata nel migliore dei casi un bel paesaggio da fotografare, ma più spesso qualcosa da sfruttare e di cui abusare.

Per questi motivi Quintessentia fin dalle sue origini ha puntato più sulla qualità dei prodotti che sull’immagine e sulla pubblicità. Lontana per scelta dalla produzione di massa e industriale, si caratterizza per l’accurata preparazione artiginale di ogni singolo prodotto, studiato ed elaborato seguendo una tradizione e una cultura millenaria che fa sì che i preparati conservino appieno non solo i principi attivi ma anche l’essenza caratteristica di ogni pianta ovvero la sua “anima”.

Sin dall’inizio della sua attivià Quintessentia ha posto particolare attenzione non solo alla qualità delle materie prime che vengono selezionate con estrema cura ma anche all’utilizzo di metodi di lavorazione tali da mantenere “vitali” i suoi preparati.

Fedele ai suoi principi ispiratori, Quintessentia utilizza quasi esclusivamente materie prime naturali per le sue formulazioni fitocosmetiche. Da qui la peculiarità di poter assegnare alle sue preparazioni artigianali una data di scadenza che tuteli la loro integrità e genuinità.

Finalmente usciamo dai dannosi concetti di “produzione di massa”, “massimizzazione dell’efficienza” e “incremento dei margini di profitto” e invece parliamo di “rispetto della natura”, “qualità dei prodotti” e “materie prime naturali”.

Per quello che mi riguarda io ho già iniziato a fare acquisti (pezzi di radici di liquirizia e ortica per preparare le tisane) e presto tornerò per un secondo giro.

Fonte:
La Genziana – Via Alessandro Tadino, 1 – Milano 20124
Quintessentia

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SAEM di Altamura: vivendo il boom del solare

Posted by darmel su 19 settembre 2009

Avete un terreno da almeno 3,5 ettari in Puglia o il tetto di un opificio di almeno 3 mila metri quadrati da dare in affitto? Ad Altamura, provincia di Bari, Francesco Maggi è la persona che fa per voi: è alla ricerca di nuove superfici da «coltivare» a fotovoltaico. Ma l’amministratore delegato di Saem, società controllata dal gruppo Kerself di Parma, non è l’unico in Puglia a caccia di terreni buoni per impiantare pannelli fotovoltaici, perché da qualche anno il boom delle energie rinnovabili ha aperto un fiorente mercato sottostante: terreni a peso d’oro. «Prima del varo del conto energia i terreni agricoli costavano intorno ai 10-20 mila euro all’ettaro» dice Maggi. «Oggi siamo arrivati a quotazioni che superano i 30-35 mila euro per ettaro».

È l’altra faccia dell’eldorado italiano delle energie rinnovabili. Spiega Maggi: «Qui in Puglia tutti, operatori del settore e intermediari, hanno avviato l’iter autorizzativo. Ma la stragrande maggioranza tende a vendere l’autorizzazione e l’opzione per la connessione alla rete elettrica, cioè a Terna, prima di arrivare alla fase esecutiva del progetto. Detto in una parola: il settore è popolato da figure che non c’entrano niente con il fotovoltaico» E poi, con l’esperienza imprenditoriale acquisita in anni di attività nel settore, aggiunge: «Serve un minimo di regolamentazione per fermare le aziende di carta che danneggiano gli operatori seri e il mercato delle energie rinnovabili».

Impiantisti elettrici giunti alla terza generazione, Francesco Maggi e il fratello Sebastiano hanno cominciato a pensare alle energie alternative già nel 1998, con la costruzione di piccoli impianti fotovoltaici che fornivano energia ai pali dell’illuminazione e ai cartelli stradali. Poi, il mercato è letteralmente esploso. «Nel 2003 fu lanciato il piano dei 10 mila tetti fotovoltaici in tutta Italia» dice Maggi «ma il vero boom è scoppiato soltanto nel 2007 con il nuovo Conto energia». Così la piccola azienda di famiglia ha cominciato a macinare commesse e utili e per seguire più da vicino la crescita tumultuosa del fotovoltaico ha separato le attività legate agli impianti elettrici (con contratti importanti: dal Teatro Petruzzelli di Bari – ancora chiuso per dispute politico-amministrative tra il Comune e il ministro Bondi – al San Carlo di Napoli) da quelle fotovoltaiche.

Nel 2007 l’asset più promettente di Saem è finito nel mirino del gruppo Kerself di Parma, che lo scorso anno ha rilevato il 55% dell’azienda dei Maggi. Il risultato? Nei numeri dell’azienda: 160 dipendenti (erano 30 un anno e mezzo fa) e 20 milioni di fatturato nel 2008 che quest’anno dovrebbe schizzare a 70 milioni, annuncia con comprensibile soddisfazione Maggi.

«Abbiamo diversi parchi fotovoltaici in costruzione» racconta «stiamo realizzando una commessa di 6 megawatt a Gravina in provincia di Bari; stiamo realizzando un impianto da 7 megawatt nel Salento per il nostro gruppo e abbiamo appena siglato una joint venture con Ldk solar, società cinese quotata alla Borsa di New York, per la costruzione di cinque impianti fotovoltaici in Puglia da un megawatt ciascuno». Ma le attività della Saem non si fermano alla Puglia. L’internazionalizzazione e la ricerca (scounting) di nuove opportunità di mercato sono al primo posto nell’agenda imprenditoriale di Maggi. In queste settimane, per dire, l’attenzione è concentrata sulla Bulgaria.

Fonte: blogonomy.it

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Nuovi impianti eolici: più efficienti, senza pale e a forma di cono

Posted by darmel su 18 settembre 2009

Presentato a Firenze un aerogeneratore con un design alternativo. La sperimentazione è quasi terminata e i test si stanno svolgendo in Italia. È un prototipo e pare che «sarà anche più efficiente» rispetto agli attuali impianti eolici, infatti secondo gli esperti, «Tornado», primo esempio di «eolico senza pale», entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un’alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori. Diversi comuni si stanno opponendo all’installazione dei classici impianti eolici a causa degli effetti negativi sul paesaggio.

TRE METRI DI ALTEZZA – «Tornado Like», progettato da un gruppo di ingegneri russi e ingegnerizzato dalla «Western co», società di San Benedetto del Tronto specializzata nelle tecnologie rinnovabili, è stato presentato a Firenze durante «Lavori verdi», summit sull’energia alternativa voluto dal leader dei Verdi toscani Fabio Roggiolani e al quale hanno partecipato esperti da tutta Europa. La macchina, che ricorda un cono, ha il vantaggio di non avere le pale e dunque di poter essere mimetizzata molto meglio nell’ambiente. Un aerogeneratore raggiunge in media i venti, trenta metri, «Tornado» non supera i due/tre metri e in futuro sarà ancor più miniaturizzato. «Funziona ovunque anche dove non c’è troppo vento – spiega Roggiolani – perché è in grado di accelerare l’aria e di creare un effetto tornado ottimo per muovere le turbine e produrre energia». La resa energetica è superiore a quella di un normale aerogeneratore e il costo inferiore al 30%. Come funziona? «L’aria penetra dalla base del cono – risponde Giovanni Cimini, presidente della Western co – e dentro la macchina il flusso viene trasformato in un vortice fino a quando, potentissimo, raggiunge la sommità del dispositivo dove si trovano le turbine per generare l’energia elettrica».

PRIME MACCHINE DAL 2010 – I test saranno effettuati da un consorzio di aziende hi-tech toscane e marchigiane in collaborazione con l’Università delle Marche e il Cnr di Firenze. Un primo impianto sarà installato nel Parco dei Monti Sibillini. Poi si passerà alla produzione. «Contiamo di costruire le prime macchine dopo il primo semestre 2010», annuncia Cimini.

Ma le meraviglie tecnologiche verdi non finiscono qui. Sempre al summit di Firenze sono stati presentati sistemi per catturare energia dall’ambiente senza inquinare. Come la piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell’acquae trasformarla in energia. E ancora le «nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico. Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda.

Fonte: progettonuovaenergia.blogspot.com

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Progetto FREeSUN: solare termodinamico a concentrazione

Posted by darmel su 15 settembre 2009

Capofila del consorzio è Fera (Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative), l’azienda fondata a Milano nel 2001, che si è aggiudicata, insieme al consorzio, lo sviluppo del progetto FREeSUN, con la dotazione di un contributo di 12,5€ milioni dal Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito di Industria 2015 Efficienza Energetica [n.24, EE01_00012].

Il consorzio coordinato da FERA è costituito da aziende (IMAT S.p.A., del Gruppo Marcegaglia, e Almeco S.p.A., s.d.i. automazione industriale S.r.l., Xeliox S.r.l., Turbocoating S.p.A., DNA Engineering), università e centri ricerca (CNR, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Genova, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Firenze, CNR ITAE, Fraunhofer).
Le aziende e gli organismi di ricerca del consorzio si occuperanno principalmente dello sviluppo dei componenti base del sistema, mentre FERA avrà il compito di progettare e realizzare il relativo impianto industriale.

In cosa consiste il CSP (Concentrated solar power)?

La tecnologia impiegata si basa sulla riflessione dei raggi solari tramite specchi tipo Fresnel.

I raggi riflessi vengono diretti verso un tubo ricevitore al cui interno passa un fluido vettore che si riscalda a elevata temperatura e produce vapore.
Il vapore può essere utilizzato per alimentare una turbina per la
produzione di energia
elettrica
, nei sistemi di solar cooling, per il raffrescamento degli edifici, nei processi industriali, negli impianti combinati CSP – biomassa, negli impianti di desalinizzazione.

La tecnologia con specchi Fresnel si differenzia da quella basata su collettori parabolici lineari per l’utilizzo di specchi piani disposti a stringhe che concentrano la luce su un tubo ricevitore posto al di sopra del campo di specchi. Pur avendo un rendimento minore rispetto agli specchi parabolici è ritenuta più vantaggiosa sul piano dei costi tanto che, secondo l’istituto di ricerca Fraunhofer ISE, l’adozione di questa tecnologia nei climi più soleggiati potrebbe portare subito a un costo di produzione dell’elettricità pari a 0,12 euro/kWh, molto competitivo con quello delle fonti tradizionali.

Gli obiettivi a breve termine per il progetto FREeSUN sono:
– Sviluppare una tecnologia di solare a concentrazione cost competitive per la produzione di energia elettrica
– Realizzare il prototipo dimostrativo (circa 1MWe) rappresentativo di un impianto industriale

Obiettivi a lungo termine:
– Coinvolgere gruppi industriali italiani per creare una supply chain nazionale
– Esportare la tecnologia
– Coprire almeno 100 MW del mercato CSP entro il 2014

Per saperne di più sull’argomento consiglio la visione del sito della vivace azienda Fera (Fabbrica Energie Rinnovabili Alternative).

Fonte:
quotidianocasa.it

Fera

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