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Ecologia, Salute ed Economia

Posts Tagged ‘energia pulita’

Google finanzia energia pulita da alghe offshore

Posted by darmel su 18 settembre 2009

La Nasa si prepara a progettare sistemi per la raccolta di alghe cresciute in appositi sacchetti di plastica in mare per produrre biocarburanti senza consumare acqua e sottrarre terra all’agricoltura e depurando, al tempo stesso, le acque reflue e i liquami che non saranno piu’ scaricati in mare. Un sistema vincente da un lato per la produzione di biocombustibile e dall’altro per la capacita’ del sistema di fare da filtro alle acque sporche.

L’idea e’ venuta allo scienziato Jonathan Trent e arriva direttamente dallo studio di tecniche per migliorare la qualita’ della vita degli astronauti nello spazio, che possono disporre di risorse limitate come l’acqua.

Tra i finanziatori troviamo anche i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin che affermano di aver investito $ 250.000 nel progetto di Trent e nel continuo impegno di sviluppare un biocarburante dalle alghe utilizzando soprattutto una tecnologia low-tech: le acque reflue. Si utilizzerebbero sacchi di plastica o involucri (gli stessi che vengono utilizzati ora dalla NASA per studiare il riciclaggio delle acque sporche nelle missioni spaziali) con membrane semi-permeabili, che utilizzano una particolare applicazione dell’osmosi, da posizionare nell’oceano per consentire al flusso di acqua di scorrervi attraverso per farvi crescere delle alghe.

”Il motivo per cui le alghe sono cosi’ interessanti e’ dovuto all’elevata capacita’ produttiva di alcune specie”, ha affermato Jonathan Trent, a capo del team di ricerca al centro Nasa di Moffett Field, California. Semplicemente confrontandola con le altre materie prime impiegate ci si accorge come, a fronte di una produzione annuale di circa 50 litri di olio per ettaro dalla soia, di 160 l dalla colza e di quasi 600 l dalla palma, con alcuni tipi di alghe si potrebbe arrivare a produrre fino a 2.000 litri di olio”. La competizione con le colture alimentari, la sottrazione di spazio utile e le richieste idriche dei processi di sintesi sono i punti deboli di una tecnologia che continua a suscitare polemiche. Un’opzione ad alta sostenibilita’, in tal senso, e’ quindi rappresentata dalle alghe, al cui vantaggio di assicurare una produzione energetica per ettaro piu’ elevata rispetto a qualsiasi altra fonte bioenergetica, si somma la capacita’ di riutilizzare metalli pesanti e residui di idrocarburi.

Il progetto Nasa mira a prendere di petto il problema relegando il processo in mare ed affidando alla natura stessa lo svolgimento di alcune fasi. ”L’ispirazione che avevo era di utilizzare dei sacchetti costituiti da membrana per farvi crescere offshore le alghe”, continua Trent. Un concetto semplice ed elegante secondo il suo ideatore che prevede, dunque, il riempimento di buste di plastica in membrana semi permeabile con acque reflue e liquami, ottimo terreno di crescita per questi organismi. Questa sorta di isole artificiali riceverebbero direttamente la luce del sole e attraverso l’osmosi assorbirebbe la CO2 atmosferica rilasciando ossigeno e acqua dolce; alla capacita’ termica del mare il compito di controllare la temperatura mentre le onde manterrebbero il sistema in movimento e dunque attivo. Inoltre i sacchetti dopo due anni di utilizzo verrebbero riciclati.

Fonte:
progettonuovaenergia.blogspot.com
ischiablog.it

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Lamborghini investe per la riduzione della CO2

Posted by darmel su 16 giugno 2009

La Lamborghini ha dato  il via a un programma di sostenibilità ambientale e presenta i nuovi piani che le consentiranno: di abbattere le emissioni di CO2 prodotte attraverso lo stabilimento del 30% entro il 2010; di ridurre le emissioni di C02 prodotte attraverso le sue vetture del 35% entro il 2015. I piani di riduzione si svilupperanno su due fronti: da un lato, interventi sullo stabilimento di Sant’Agata Bolognese e, dall’altro, interventi legati alla progettazione del veicolo.

Sul versante della ridefinizione dei suoi processi industriali, e in ottica di sostenibilità ambientale, Lamborghini ha appena inaugurato un progetto che vedrà la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico entro la fine del 2009. L’impianto consentirà di produrre energia verde per 1582 Megawattora (MWh) per anno, che equivale a una riduzione del 20% delle emissioni di CO2 (-1.067.820 Kg/anno) entro il 2010. Gli impianti fotovoltaici avranno una potenza complessiva installata di 1,4 Megawatt e si estenderanno per 17.000 mq su tutta l’area industriale (la realizzazione sarà a cura di Sinergia Sistemi S.p.A).

Congiuntamente verrà realizzato un altrettanto importante progetto di risparmio energetico che vedrà l’isolamento termico dell’intera copertura dello stabilimento produttivo, la domotica per impianti di illuminazione e riscaldamento, e per finire l’utilizzo di destratificatori per aria calda e porterà a un risparmio energetico del 10% entro il 2010.

Questi interventi rappresentano un nuovo tassello di un programma che ha avuto avvio lo scorso anno con l’inaugurazione del nuovo Centro Logistico Lamborghini. Il nuovo Centro ha infatti contribuito a diminuire l’impatto del traffico dei mezzi pesanti sulle strade tra Anzola e Sant’Agata Bolognese. L’intervento ha infatti consentito di ridurre di oltre 75 Kg l’anno le emissioni di polveri fini e di 750 kg quelle di Ossido di Azoto (Fonti: Standard Euro 3).

Ad aprile del 2009 Lamborghini ha inoltre ottenuto la certificazione UNI EN ISO 14001, soddisfacendo quindi gli standard internazionali in relazione alla gestione ambientale, ed è prima azienda nel settore automotive in Italia ad essere in attesa della registrazione della certificazione ambientale EMAS, di cui ha positivamente concluso l’iter (il regolamento EMAS è uno strumento ideato dall’Unione Europea per supportare le organizzazioni nel valutare e migliorare la propria efficienza ambientale). Questi recenti traguardi avvalorano l’impegno di Lamborghini per il contesto ambientale in cui opera, e il desiderio di condividerne le azioni in maniera trasparente con tutti gli stakeholder. Sul versante vetture, il piano di riduzione prevede un abbattimento delle emissioni di CO2 di un ulteriore 35% entro il 2015.
Il programma ha raggiunto un primo traguardo con la Gallardo LP 560-4. Le nuove soluzioni tecniche apportate alla vettura hanno consentito di raggiungere una riduzione delle emissioni di Co2 del 18% già lo scorso anno.

Ora le attività di Ricerca e Sviluppo proseguiranno nelle direzioni di:
– riduzione del peso delle vetture
– miglioramento della combustione
– riduzione degli attriti
– sistemi Start and Stop
– soluzioni di trasmissione ibrida
– bio fuel

L’impegno e il senso di responsabilità sociale di Lamborghini sul fronte ambientale è testimoniato dai numeri e dalle dimensioni degli investimenti previsti: 35 milioni di euro saranno stanziati per i prossimi 5 anni a questo scopo.

Stephan Winkelmann, Presidente e AD di Lamborghini, ha dichiarato: “Nonostante la difficile congiuntura economica globale, Lamborghini intende confermare e rinnovare il proprio impegno sul fronte della politica di gestione ambientale, consapevole delle grandi opportunità che ne derivano. Nell’ottica di ridurre il più possibile le emissioni di Co2 ci siamo posti obiettivi annuali vincolanti che rispondono ad un approccio integrato, che va dalla possibilità di concepire l’automobile come elemento più rispettoso dell’ambiente; all’adozione di una serie di azioni complementari, come gli interventi sullo stabilimento, consapevoli di giocare, in questo ambito, la sfida più importante”. L’europarlamentare Guido Sacconi, Presidente della Commissione europea sui cambiamenti climatici, in visita nelle scorse settimane presso la sede della casa automobilistica di Sant’Agata, ha rilevato che: “L’impegno dimostrato in Lamborghini, attraverso le pratiche di riduzione dell’impatto ambientale e di sviluppo di vetture dalle tecnologie meno inquinanti, confermano l’obiettivo dell’Azienda di volersi allineare alle direttive previste dall’Unione Europea. A salvaguardia del Dna e del patrimonio storico e tecnologico dei costruttori di nicchia, il Parlamento Europeo ha inteso promuovere una serie di deroghe per case automobilistiche che producono meno di 10.000 nuove auto all’anno e che gestiscono i propri impianti di produzione e centri di progettazione. Questo è esattamente il caso di Lamborghini, i cui interventi già intrapresi ci rendono particolarmente soddisfatti perché dimostrano la volontà di questa Azienda di riconoscersi in una nuova visione industriale, che coniuga competitività, performance e responsabilità sociale d’impresa”.

Fonte: megamodo.com

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Genport: innovazione made in Italy nelle celle a combustibile portatili

Posted by darmel su 7 aprile 2009

Per una volta possiamo parlare di un caso in cui la ricerca universitaria e il tessuto imprenditoriale italiani hanno saputo lavorare insieme e con grande efficienza, dando vita ad una realtà molto promettente in uno dei settori cruciali dei prossimi anni, quello dell’energia “portatile”.

Genport è infatti il nome di uno spin off, ovvero una società scaturita da altre realtà più grandi, in questo caso per la realizzazione di uno specifico progetto, che trova le sue radici nei laboratori di ricerca del Politecnico di Milano.

Coinvolgendo diverse piccole e medie aziende del settore, ognuna in grado di offrire il suo contributo sotto forma di materiali, know how, o semplici capitali, la Genport si è lanciata nella ambiziosa sfida alla realizzazione e commercializzazione di un progetto di celle a combustibile portatili in grado di generare energia. A impatto completamente zero.

Si tratta nel concreto una sorta di batterie, essendo le celle delle pile con composti chimici al loro interno. La differenza è che in questo caso le celle non prendono la loro energia direttamente dal composto chimico, ma da un carburante esterno pulito per eccellenza: l’idrogeno.

Il funzionamento in termini semplici è il seguente: l’idrogeno viene immesso nella cella, nel suo polo positivo (presente come in qualsiasi pila), dove viene diviso in protoni ed elettroni. Mentre i primi vengono semplicemente “trasportati”, gli elettroni nel movimento verso il polo negativo generano energia in grado di alimentare un circuito esterno. Giunti poi a destinazione, elettroni e protoni si ricongiungono con ossigeno o semplice aria, a risolvere la reazione ricongiungendosi in innocue molecole di acqua.

Questo processo viene stimolato e facilitato dal composto chimico, che però in questo modo funge solo da tramite, differenziandosi sostanzialmente dalle batterie normali, e portando a zero le emissioni di questo ciclo. Una sistema ad alta resa per ottenere energia anche ad elevata densità in un contesto lontano dalla rete elettrica, in modo totalmente pulito.

Un caso importante poi a dimostrazione di come la ricerca, laddove coltivata e incoraggiata, possa portare dei risultati significativi anche sul piano commerciale. Lo conferma come già intorno a questa iniziativa si sta creando un vero e proprio polo tecnologico a Sondrio, attorno a cui graviteranno alcune tra le realtà più vivaci dell’alta tecnologia nostrana.

Fonte: onegreentech.it

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Presentata a Porto Marghera “Accadue” prima barca ad idrogeno

Posted by darmel su 6 aprile 2009

Uscita pubblica oggi in un canale di Porto Marghera per «Accadue», prima barca a idrogeno realizzato in Italia da Venezia Tecnologie spa. Il progetto, cofinanziato da Eni, Ministero dell’Ambiente e Regione del Veneto, rientra nell’ambito dell’accordo di programma sottoscritto nel marzo 2005 per lo sviluppo a Porto Marghera di ricerche e sperimentazioni sulle tecnologie dell’idrogeno.

«Oggi – ha sottolineato nel suo intervento Renato Chisso assessore regionale – si concretizza un ulteriore passo verso la rivalorizzazione di Porto Marghera, passo che ci indica nello sviluppo dell’economia dell’idrogeno uno dei filoni sui quali poter lavorare per dare una prospettiva di crescita a questa realtà produttiva». Il ministero dell’ambiente ha investito 5 milioni di euro e la Regione altri 5 e le industrie private hanno contribuito con 10, per un totale di 20 milioni. Accadue, all’esterno, è una semplice pilotina di sette metri e mezzo, ma è in realtà una barca-laboratorio che utilizza un complesso sistema di propulsione a celle a combustibile, alimentate a idrogeno.

Fonte: newseconomia.com

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Agricoltura e fonti rinnovabili s’incontrano a Cesena

Posted by darmel su 28 marzo 2009

27 marzo 2009 – Dal 3 al 5 aprile a Cesena Fiera si terrà Agrofer, il Salone delle agroenergie, risparmio energetico e bioedilizia. Tecnologie, innovazioni e progetti per il settore primario (fonte: http://agronotizie.imagelinenetwork.com)

Nel quartiere fieristico di Cesena, dal 3 al 5 aprile 2009 si terrà la quarta edizione di Agrofer – Salone delle agroenergie, risparmio energetico, bioedilizia, organizzata da Cesena Fiera in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Cise-Camera di commercio di Forlì-Cesena e Crpv, per la parte convegnistica (ingresso libero – orario 9-19).

Agrofer è la rassegna dedicata alle fonti energetiche rinnovabili, rivolta principalmente al settore agricolo e alla bioedilizia.
Fra le altre proposte, verranno esposti, ad esempio, un carro per la raccolta frutta alimentato a energia solare, il progetto definitivo di un essiccatoio di frutta ed ortaggi ad energia fotovoltaica. Sono il simbolo del forte “ingresso” delle fonti rinnovabili (o Fer) nel settore primario. Si consideri che anni fa si vedeva l’agricoltura come momento di produzione (dalle biomasse all’etanolo), oggi sempre più diventa luogo e stimolo per l’applicazione delle nuove tecnologie.
Oggi, grandi imprese ortofrutticole hanno il fotovoltaico sul tetto, iniziano ad apparire i pannelli solari sui vigneti, attività ed esercizi agroalimentari si alimentano con l’eolico. Addirittura  le centraline per i filtri dei sistemi di irrigazione possono essere alimentati da un piccolo pannello fotovoltaico, mentre entrano in commercio telai per installare fotovoltaico sul terreno senza opere murarie.
Gli esempi finora riportati portano a intuire il risparmio energetico ed ambientale che l’uso delle Fer implica. Un risparmio che aumenta se si passa alla bioedilizia, perchè alle abitazioni si deve il 50% del consumo di combustibile.

Circa l’85/90% dell’energia attualmente consumata in Italia è prodotta dal petrolio; solo il 2,6% è prodotta con fonti rinnovabili; l’Italia importa l’85% dell’energia di cui ha bisogno; la produzione dell’energia è responsabile del 30/35% delle emissioni di anidride carbonica. Ne deriva una reale necessità, per l’Italia, di impianti di piccola e grande dimensione in grado di utilizzare le proprie risorse rinnovabili per ridurre i costi di importazione e l’impatto ambientale. A questo è da aggiungere che i privati sono sempre più sensibili al tema dello sviluppo ecosostenibile ed alla bioedilizia.

Inoltre è provato che le Fer sono una “fonte” di nuova occupazione. Il recentissimo studio Clean Edge valuta nei prossimi 10 anni che per il fotovoltaico si raggiungeranno gli oltre 1,34 milioni di occupati a livello mondiale dai 190 mila impieghi attuali; per l’eolico 1,31 milioni da 400 mila, mentre per il settore dei biocarburanti si passerà dagli oltre 600 mila attuali a oltre 2,65 milioni. Cifre che non sembrano inverosimili se si prende la Germania, che dal 2000 ha più che raddoppiato le energie rinnovabili, con 240.000 occupati nel settore.

Agrofer ha l’obbiettivo di presentare ad operatori del settore agricolo, energetico e dell’edilizia, agli imprenditori agricoli, ad amministratori e funzionari della pubblica amministrazione nonché ai cittadini, le tecnologie, innovazioni, progetti, attività significative oggi esistenti nei settori della rassegna, dal risparmio energetico e la produzione di energia nel settore agricolo, ai progetti significativi nei vari settori e in particolare nell’ambito dell’energia solare, del risparmio energetico nell’edilizia e negli impianti.
Non mancheranno esempi locali di bioedilizia residenziale e scolastica. Verrà presentata la casa in tipologia econaturale, con un aspetto culturale di grande rilevanza, ovvero verranno accenturati gli aspetti ripresi dai sistemicostruttivi di fine 800, ma con tecnologie a risparmio energetico e da fonti rinnovabili. Non a caso la bioedilizia ricorre a sottotetti ventilati, come erano le abitazioni contadine di allora. Inoltre verranno esposti alcuni ambienti di una casa di campagna dell’800 per far rivivere quell’epoca e far comprendere la “naturalità” di quella vita.

Agrofer ha organizzato una serie di incontri per affrontare, divulgare e approfondire alcune delle tematiche più importanti legate ai vari aspetti delle Fonti da energie rinnovabili.
Venerdì 3 aprile, ore 9.30, Sala Europa, convegno “Le amministrazioni locali e le energie rinnovabili tra pianificazione, realizzazioni e le inerzie del sistema”; ore 10.30, Sala Agricoltura, workshop “Idrometano: sostenibilità e opportunità di mercato”; ore 15, Sala Verde, workshop “Condizioni di fattibilità per la costruzione delle filiere agroenergetiche”.
Sabato 4 aprile ore 10.00 Sala Europa. Tavola rotonda “Promozione bioedilizia e risparmio energetico nel territorio”; ore 10.00 Sala Agricoltura, convegno “Regbie+ l’utilizzo di biomassa da fonti legnose per scopo energetici”; ore 15, Sala Verde, seminario tecnico formativo “Più qualità meno quantità, maggiore resa – Azioni per una maggiore efficienza ed efficacia degli impianti in bio-edilizia”; ore 17.00 Sala Verde, “Energia Alternativa: conviene? Contributi, costi e risparmi”.

Fonte: solarenews.it

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A Foggia il primo impianto a biogas agricolo

Posted by darmel su 28 marzo 2009

ECO-ENERGIA: A FOGGIA IL PRIMO IMPIANTO A BIOGAS AGRICOLO
Nascera’ a Foggia il primo impianto a biogas agricolo da 1 MW e sara’ alimentato da circa 6.000 tons/anno di sottoprodotti orticoli (scarti di broccoli e finocchi, tipici della zona) e con biomasse agricole provenienti da circa 300 ettari.
L’impianto a fonti rinnovabili produrra’ energia elettrica pari al fabbisogno di piu’ di 300 famiglie e circa 7 milioni di chilowattore termiche che verranno recuperate ed utilizzate per il post-trattamento del digestato, un concime ad alto contenuto organico. L’impianto a biogas della Mipa Agricola commissionato alla EnviTec Biogas sara’ un punto di riferimento regionale che fornira’ a numerosi agricoltori della Capitanata non solo una diversificazione valida per abbassare i costi e ammontare i ricavi dell’attivita’ agricola ma, allo stesso tempo, anche un investimento ecocompatibile, che risparmia fonti fossili, valorizza risorse locali, riduce le emissioni in atmosfera e tutela, quindi, l’ambiente e la natura. L’impianto di digestione anaerobica – afferma Michele Ruberto, amministratore della Mipa Agricola – permettera’ di stabilizzare il reddito delle aziende agricole per quella parte di ettari coltivata a biomassa e per un periodo certo di 15 anni. Al giorno d’oggi nessuna coltivazione offre una simile garanzia. Inoltre l’intera energia termica in esubero dall’impianto verra’ utilizzata in un successivo ed innovativo processo tecnologico. In tal modo eviteremo l’immissione gratuita di calore nell’ambiente”.

Fonte: Progetto Nuova Energia

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La fusione nucleare pulita made in Italy

Posted by darmel su 21 marzo 2009

hioIl Professor Fabio Cardone, grande esperto di fisica nucleare, dal 2007 ad oggi è riuscito a sviluppare una tecnologia straordinaria, con la quale è in grado di produrre una fusione nucleare con l’uso degli ultrasuoni ed il cloruro di ferro. Con questa tecnologia sviluppata presso il CNR (e dunque sotto lo stato di propietà dello stesso Stato italiano) potremmo risolvere i nostri problemi di bilancio, oltre che ripulire il mondo intero.Questo sistema NON PRODUCE alcun tipo di rifiuto tossico o radioattivo ma non solo, con questa scoperta è possibile generare un’energia doppia rispetto a quella prodotta con l’uranio. Senza considerare che il ferro è un’elemento abbondante in natura, mentre l’uranio è quasi esaurito.
Ma c’è di più! Il professor Cardone ha scoperto che grazie a questo sistema è possibile addirittura utilizzare le scorie radioattive prodotte dalle tradizionali centrali nucleari (che i vari stati non sanno più dove metterle), per fargli produrre ancora energia e contemporaneamente renderle inerti. Con questa tecnologia è possibile sfruttare ancora le scorie radioattive e renderle completamente prive di radioattività una volta esaurite.

Servono soli 350 milioni di euro al professor Cardone, per testare su larga scala questa tecnologia, ma lo Stato ha risposto che non ci sono i fondi.
Ci sono i fondi per il ponte sullo stretto, ci sono per costruire 4 centrali nucleari che quando saranno pronte non esisterà più l’uranio per alimentarle, ma non ci sono 350 milioni per finanziare una rivoluzione. In questo link potete leggere un’intervista al professore, in cui parla del progetto e spiega il problema dei fondi: http://nuovonucleare.splinder.com/

Quali interessi e poteri sono così forti, da impedire lo sviluppo su larga scala di un progetto che può garantire la sostenibilità dello sviluppo mondiale?
Una cosa è certa, non possiamo permettere che gli interessi personali e scellerati dei politici, ci privino di questa scoperta epocale.
Abbiamo il dovere di far sapere a quanti più italiani possibile, dell’esistenza di questa straordinaria scoperta, altrimenti sarà l’inizio della fine e ne saremo tutti responsabili.

INDIGNAMOCI e diffondiamo la notizia!

Fonte:
nuclearepulito.info (articolo originale)
scheggedivetro.blogosfere.it

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Nanotubi in titanio per convertire Co2 in metano e idrocarburi

Posted by darmel su 11 marzo 2009

Roma (Apcom-Nuova Energia) – I catalizzatori duali potrebbero rappresentare la nuova frontiera per convertire in modo efficiente il biossido di carbonio e l’acqua in metano e altri idrocarburi, utilizzando nanotubi in titanio ed energia solare. Questo l’esito della ricerca dei ricercatori della Penn State University che utilizzando luce solare ambiente, hanno ottenuto una resa di metano 20 volte superiore a quella normalmente riscontrata in laboratorio.

Il cuore della ricerca sta nel tentativo di riciclare il biossido di carbonio emesso nell’atmosfera dalla combustione di carbone in molecole di idrocarburi, utilizzando una forma di energia pulita come il solare e limitando così il riscaldamento globale.

Il direttore della ricerca, Craig A. Grimes, che insieme ai colleghi ha firmato un articolo di resoconto sulla rivista ‘Nano Letters’, ha spiegato di aver utilizzato nanotubi in biossido di titanio ‘dopati’ con azoto e rivestiti con un sottile strato di rame e di platino per convertire una miscela di biossido di carbonio e vapore acqueo in metano.

Utilizzando poi luce solare ambiente, i ricercatori hanno ottenuto una resa di metano 20 volte superiore a quella riscontrata in laboratorio utilizzando intense esposizioni ultraviolette.

“Convertire il biossido di carbonio e acqua in metano sfruttando la fotocatalisi è un’idea affascinante, ma storicamente i tentativi hanno ottenuto un’efficienza di conversione molto bassa”, ha spiegato Grimes. “Per ricavare una resa significativa della reazione, occorre un catalizzatore efficiente che utilizzi il massimo dell’energia disponibile nella radiazione solare”, ha aggiunto.

Fonte: notizie.virgilio.it

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