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Il treno a levitazione magnetica UA4Q: ecologico, veloce e… italiano!

Posted by darmel su 10 settembre 2009

ROMA – Può viaggiare a una velocità anche di 600 km l’ ora consentendo un risparmio di circa 7mila tonnellate di carburante l’ anno rispetto a un tradizionale treno ad alta velocità. E’ il treno a levitazione magnetica “UAQ4″, progettato e testato dall’ Università dell’ Aquila e che al momento, per il forte contenuto d’ innovazione tecnologica, risulta essere il treno più avanzato ed ecologico al mondo: non inquina e non produce vibrazioni e rumori.

IL TRENO A LEVITAZIONE MAGNETICA
La tecnologia del treno UAQ4, protetta da diversi brevetti, é stata sviluppata e completamente testata con successo in laboratorio da un gruppo di ricercatori dell’ Università dell’ Aquila, coordinati dai professori Giovanni Lanzara e Gino D’ Ovidio. L’ UAQ4 è l’ unico treno a levitazione magnetica che non ha resistenze al moto – ad eccezione di quella aerodinamica – garantendo pertanto ridottissimi consumi energetici. Come funziona. L’ UAQ4 è un treno a via guidata, ovvero un sistema in cui non vi è contatto fisico tra le parti fisse (guidovia) e quelle mobili (veicolo). Il sistema usa supermagneti distribuiti lungo la guidovia e superconduttori, raffreddati con azoto liquido, posti a bordo del veicolo.

I SUPERCONDUTTORI
I superconduttori – spiega il prof. Gino D’ Ovidio – sono particolari materiali che al di sotto di una determinata temperatura, detta di transizione alla superconduttività, non hanno alcuna resistenza al passaggio della corrente elettrica ed espellono (completamente o in parte) i campi magnetici presenti al loro interno. I supermagneti, invece, sono materiali sinterizzati di tipo ceramico in grado di generare altissimi campi magnetici.

L’ interazione tra i campi dei supermagneti e i superconduttori genera contemporaneamente la sostentazione e la guida del veicolo in ogni fase del moto: in altri termini il veicolo resta sempre sospeso e centrato in maniera stabile rispetto alla via“.

NIENTE PIU’ DERAGLIAMENTI
Insomma, questo sistema riduce quasi a zero la possibilità di un deragliamento in quanto produce un effetto ‘richiamo’, una sorta di effetto calamita, che impedisce al convoglio di uscire dal tracciato. “La propulsione del veicolo UAQ4 – spiega ancora il prof. D’ Ovidio – è garantita da un innovativo motore lineare ad induzione in grado di superare elevate pendenze di percorso e di recuperare energia durante le fasi di decelerazione. Con un percorso ‘intubato’, il treno può garantire velocità di gran lunga superiori ai 600 km orari“. Il prototipo è frutto di un’ attività di ricerca pluridecennale iniziata dal Prof. Lanzara alla fine degli anni ‘60 negli Stati Uniti (Universita’ del Kentucky) e poi presso l’ Università di Palermo (1968-76). A partire dai primi anni ‘90 la ricerca è stata definitivamente sviluppata presso l’ Università di L’ Aquila.

ALLA RICERCA DI UN PARTNER TECNOLOGICO
Manca ora un progetto di sviluppo industriale, con partner tecnologici che siano in grado di realizzarlo – spiega il prof. D’ Ovidio -: ecco perché lo abbiamo presentato al G8 dove il progetto ha riscosso molto interesse soprattutto da Brasile, Russia e Australia. Inoltre – conclude – questo progetto, poiché vede la sua luce all’ Aquila, potrebbe rappresentare anche una opportunità importante in termini di ricadute industriali per quest’area che, dopo il terremoto, ha forte bisogno di un immediato rilancio“.

Fonte: mondoecoblog.com

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Giornata mondiale del vento: Italia sesta per produzione da eolico

Posted by darmel su 19 giugno 2009

L’Italia è tra i leader mondiali nella produzione di energia dal vento. Nel 2008, con 3mila 750 Mega Watt di potenza, il nostro paese ha raggiunto la sesta posizione mondiale come produttore dall’eolico. I dati, forniti dall’Associazione nazionale energia del vento (Anev), oltre che da un recente studio della Bocconi per il Gestore dei servizi elettrici (Gse), sono stati diffusi in occasione della giornata mondiale del vento che si celebra oggi.

I numeri dell’eolico, a livello mondiale parlano chiaro. Sono circa 200mila gli occupati in questo settore, con un fatturato annuo mondiale che si aggira intorno ai 18 miliardi di euro (dato riferito al 2007). La crescita a livello globale, negli ultimi 10 anni, è stata del 30%, e l’Europa è continente leader nella produzione, con il 65% della capacità installata e la presenza dei principali produttori di turbine. Anche l’Italia ha fatto la sua parte.

La capacità installata nel nostro Paese è passata dai 1.100 MW del 2004 ai 3mila 750 MW nel 2008, dato che ci ha consentito di superare in produzione la Francia, che dall’eolico ottiene 3mila 400 MW di potenza all’anno. Nonostante un continuo miglioramento, comunque, i dati della produzione italiana restano lontani dalla media di Paesi leader europei come Germania e Spagna. In Italia, le prime tre regioni per produzione eolica sono la Puglia, con 946 MW, la Sicilia, con 791 MW, e la Campania, con 688. Agli ultimi posti invece, con meno di 15 MW prodotti, ci sono la Liguria, il Lazio, l’Emilia-Romagna e l’ Umbria.

Fonte: ecoblog.it

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Greenfluff – l’azienda che ricicla le auto

Posted by darmel su 26 marzo 2009

Greenfluff è un’azienda di Arese specializzata nel riciclaggio delle plastiche e dei tessuti ottenuti dopo la demolizione delle vetture. E stima di fatturare 20 milioni nel 2009.
Sembra una favola di Natale, invece è un nuovo business. Una quindicina di ex cassintegrati Fiat, assunti dopo sette anni di disoccupazione; recupero dei rottami delle auto per un ambiente più vivibile; una stima di 20 milioni di fatturato nel 2009; e persino un nome allegro: questa è Greenfluff, azienda di Arese (Milano) ideata da un giovane e cocciuto imprenditore, Diego Giancristofaro.

Dopo tre anni passati a cercare investitori e a progettare impianti, Giancristofaro, 36 anni e appassionato di temi ambientali, in aprile farà finalmente partire i macchinari del nuovo stabilimento di Arese, l’unico in Italia dedicato al trattamento del «carfluff», ovvero i residui della rottamazione delle auto al netto del passaggio dallo sfasciacarrozze e dai frantumatori. «Dal 2005 a oggi abbiamo investito nel progetto 8 milioni, ma questo business offre grandi prospettive» dice Giancristofaro, oggi presidente e amministratore delegato della società.
«A regime, l’impianto tratterà circa 100 mila tonnellate di materiale, ma la produzione annua di “carfluff” in Italia supera ormai le 500 mila tonnellate. Sarebbe un errore fermarci: così stiamo accarezzando l’idea di un secondo stabilimento».
Quello di Giancristofaro è un business sicuro. Non a caso la sua idea d’impresa ha vinto l’Oscar tecnologico 2006 e ha suscitato l’interesse di Quantica Sgr, il fondo di venture capital partecipato dal Cnr, che ha finanziato il progetto con 2,8 milioni: la più grossa operazione del 2006.

Paraurti e vetri. Il circuito dello smaltimento delle automobili è complesso: gli sfasciacarrozze asportano parti visibili come paraurti, vetri e specchietti, quindi pressano la carcassa.
I frantumatori prelevano altre parti metalliche e quel che resta è il «carfluff»: un ammasso di metalli, plastiche e fibre tessili pari al 30% del peso iniziale di un’auto. «Io vengo pagato per il conferimento di questi residui industriali» continua Giancristofaro «ma ottengo un ulteriore guadagno separando e rivendendo metalli e plastiche».
L’innovativa soluzione meccanica messa a punto da Greenfluff consente infatti di separare i materiali metallici di scarto e quindi di salvare le plastiche attraverso un processo di flottazione ad acqua. «Recupero circa l’80% del materiale e quel che resta sono inerti che si possono smaltire in discarica».
L’intero processo avviene a freddoe senza combustione o agenti chimici. Le cose vanno talmente bene che sta per essere aperto un secondo impianto nei pressi di Foggia.

L’idea di Giancristofaro nasce in Germania, dall’osservazione dello smaltimento e del recupero dei metalli nobili dalle schede dei computer. Il resto lo hanno fatto la sua passione e il Parlamento europeo, che nel 2005 ha vietato di versare il «carfluff» in discarica. «Paesi come l’Austria e la Germania si sono subito adeguati, l’Italia invece ha vissuto di proroghe, collezionando procedure di infrazione».
Giancristofaro ha studiato e fatto esperienza nei consorzi nazionali per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sino a mettere a punto il suo progetto d’impresa. «Ma la battaglia più difficile è stata quella per conservare la maggioranza» conclude Giancristofaro. «Il fondo Quantica mi ha aiutato. Ma tutti gli altri cui mi ero rivolto erano stati chiari: a me sarebbe rimasto soltanto il 25%. Dopo dieci anni di tenaci e solitarie ricerche, non ero disposto a cedere».

Fonte:
blogonomy.it
novambiente.it

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Ecco le case a «bolletta zero»

Posted by darmel su 24 marzo 2009

Questi sono il genere di articoli che mi piace leggere: sono buone notizie, applicazioni pratiche e funzionanti (e non solo ricerche o prototipi che vedremo chissà quando sul mercato) e soprattutto sostenibili.

In Toscana realizzate 20 abitazioni riscaldate e raffreddate con l’energia della terra.

FOLLONICA (Grosseto) – Venti appartamenti di 85 metri quadrati con giardino e box auto. Saranno inaugurati martedì 31 marzo a Follonica, in provincia di Grosseto, e avranno un record: saranno i primi in Italia a funzionare con l’energia della terra e chi li abiterà non pagherà neppure una lira di bolletta e avrà il riscaldamento gratuito durante tutta la stagione fredda e l’aria condizionata, anch’essa a costo zero, in estate. Le case «a bolletta zero» utilizzano infatti la così detta «geotermia a bassa entalpia», ovvero l’energia che viene sprigionata naturalmente dalla terra e può essere canalizzata nel riscaldamento della casa utilizzando particolari sonde. Il progetto è stato realizzato dallo studio Ecogeo di Siena e dalla Cooperativa edile l’Avvenire di Follonica. Gli appartamenti sono costati 255 mila euro l’uno, un prezzo perfettamente in linea con il mercato.

LA TECNOLOGIA – Il calore naturale della terra viene catturato grazie a una tecnica particolare. «Si trivella il terreno per un centinaio di metri – spiega Giacomo Biserni, geologo dello studio Ecogeo – e poi si utilizzano sonde dal diametro massimo di 15 centimetri collegate alla centrale termica. Infine il calore viene spinto nelle serpentine collocate sotto il pavimento. Queste ultime riscaldano l’ambiente senza spendere una lira di bolletta energetica». La cosa più interessante dell’impianto è la doppia funzione. In estate, infatti, si trasforma in un ottimo refrigeratore per raffreddare la temperatura di ogni stanza. Insieme all’uso della geotermia a bassa entropia, i tecnici hanno utilizzato anche impianti fotovoltaici. Per rendere però fattibile una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti. Costi elevati, dunque? Macché, l’appartamento è stato venduto a un prezzo assolutamente in linea a quello del tradizionale mercato. La costruzione di appartamenti «a bolletta zero» non è solo una scommessa ecologica, ma puree un modo per rilanciare il mercato edilizio contratto anch’esso dalla crisi internazionale.

Marco Gasperetti
mgasperetti@corriere.it
23 marzo 2009

Fonte: Corriere della Sera.it

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Rete idrica a pezzi, il 42% dell’acqua va perduta

Posted by darmel su 23 marzo 2009

L’articolo di seguito è tratto da un articolo del 2007 di Enzo Dimasi. Il tema degli sprechi è sempre molto attuale.
Siamo tutti impegnati a produrre, innovare e consumare risorse che non ci rendiamo conto del fatto che molti dei nostri problemi economici e non potrebbero essere risolti sistemando quello che abbiamo sotto il naso. Buona lettura!

Tra lotte politiche, sprechi e malagestione lo stato della rete idrica nazionale è semplicemente disastroso: per ogni 100 litri d’acqua che passano in rete, sono ben 42 quelli che si perdono nel nulla. L’emergenza riguarda tutta la penisola, ma è più evidente al Sud. Il primato spetta, infatti, a Cosenza, dove si perde il 70% dell’acqua immessa in rete, mentre Latina e Campobasso seguono con perdite del 65% e 61%.

Il problema è che gli acquedotti, nella maggior parte dei casi, sono abbandonati a se stessi: circa un terzo ha bisogno di manutenzione e almeno 50 mila chilometri di tubature devono essere completamente rifatti. Negli ultimi trent’anni, però, gli investimenti pubblici sono progressivamente diminuiti (dai 2,3 miliardi di euro del 1985 si è passati ai 700 milioni del 2005), anche se i numeri (63 mila addetti e 291 mila chilometri di rete acquedottistica) mostrano come si tratti di un settore di particolare importanza economica e strategica. Se alla vecchiaia della rete si aggiungono poi le perdite fisiche involontarie e volontarie, gli allacciamenti abusivi e gli usi non contabilizzati, ecco che si arriva al 42% di perdite dell’acqua erogata. I dati variano tra un valore minimo del 22% nell’Ambito territoriale ottimale (Ato) 3 Piemonte-Torinese e uno massimo del 73% nell’Ato 4 Lazio-Meridionale e nell’Ato 2 Abruzzo-Marsicano.

Il ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, ha recentemente dichiarato che una delle priorità del proprio ministero è la risistemazione delle reti. In questo modo la situazione potrebbe migliorare notevolmente, ma ecco un esempio perfetto di carenza idrica e malagestione: Agrigento. La città siciliana è da sempre una delle più assetate d’Italia, eppure la quantità di acqua a disposizione dei cittadini è superiore alla media nazionale. Non è la mancanza d’acqua, quindi, il vero problema, bensì la rete idrica fatiscente (con perdite del 54%). In un contesto del genere, dove il primo passo dovrebbe essere quello di rimodernizzare la rete, il Commissario regionale all’emergenza idrica ha, invece, deciso di procedere alla costruzione di un dissalatore (del costo di oltre 10 milioni di euro) che permetterà agli agrigentini di avere ancora più acqua. In teoria, perché in pratica le perdite continueranno ad essere elevate ed in più si saranno spesi molti soldi inutilmente.

Enzo Dimasi (17 maggio 2007)

Fonte: giornalismo.maldura.unipd.it

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