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Ecologia, Salute ed Economia

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Riciclare i tappi di sughero per sostenere la bioedilizia e la creazione di un parco pubblico

Posted by darmel su 14 marzo 2010

tappi di sughero

A Milano e dintorni, l’associazione di volontariato “A braccia aperte” ha istituito una cinquantina di punti di raccolta.

I tappi salvati dalla discarica trovano un nuovo impiego nel campo della bioedilizia. E col ricavato viene realizzato un parco pubblico alla periferia Sud della città.

Il progetto di “A braccia aperte” si intitola “Qui si ricicla il sughero – Dai una mano al futuro”. I tappi vengono raccolti in contenitori situati presso supermercati, scuole, bar, ristoranti, botteghe del commercio equo e solidale.

Poi prendono la strada della cooperativa sociale “Arti e mestieri” di Boves, in provincia di Cuneo. Vengono macinati e trasformati in un granulato da impiegare nella bioedilizia come isolante termico e acustico.

Il ricavato dell’operazione è destinato all’allestimento del Parco della Vita a Cesano Boascone, un’area di 280.000 metri quadrati situata nel Parco Agricolo Sud Milano che appartiene al Pio Istituto di Maternità e ad alcuni privati. Sarà aperto a tutti ed attrezzato per le famiglie.

I volontari già si occupano della messa a dimora degli alberi e svolgono opere di manutenzione. Prevista un’area edificata destinata a progetti socio assistenziali, dove i volontari di “A braccia aperte” opereranno per la prevenzione dell’esclusione sociale e a favore dei minori in difficoltà.

“Qui si ricicla il sughero” dell’associazione “A braccia aperte”, con l’elenco dei punti di raccolta.

La raccolta dei tappi di sughero su Facebook

Fonte:
Il Parco della Vita
Blogeko.it

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Abolite l’elenco telefonico, costa 5 milioni di alberi l’anno

Posted by darmel su 11 settembre 2009

Elenchi telefonici? No, grazie. A chiederlo è il popolo di internet che, tramite una protesta verde partita dagli Stati Uniti e approdata anche in Italia, invita le compagnie di distribuzione a lasciare agli utenti la possibilità di scegliere se ricevere o meno gli elenchi.

Contro una consegna a pioggia, che spesso non raggiunge chi ne ha davvero bisogno, ma arriva nelle case di chi quegli enormi volumi non li scarterà neanche; contro i costi di produzione e consegna; contro soprattutto lo spreco di carta, acqua e carburante.

Il movimento chiede di lasciare all’utente la libertà di stabilire, a seconda dei casi, se il servizio sia più o meno utile. In modo così che ognuno decida se lo vuole oppure no.

Quand’è l’ultima volta che ne avete consultato uno? Se avete bisogno di un numero di telefono cosa fate per procurarvelo? Per molti la risposta sarà internet. Ecco quindi che dagli Stati Uniti parte la campagna “Ban the Phone Book”, ovvero “Aboliamo l’elenco”. Prima con l’apertura di un sito (www.banthephonebook.org) e poi con un sondaggio (l’81% dei consumatori intervistati è d’accordo).

Soprattutto a fronte dei dati diffusi dal sito: sarebbero 5 milioni gli alberi utilizzati ogni anno per la realizzazione delle “pagine bianche” americane e le operazioni di riciclo costerebbero ai contribuenti oltre 17 milioni di dollari annui. Inoltre il 75% degli intervistati dichiara di non essere a conoscenza dell’impatto ambientale ed economico delle operazioni di stampa, recapito e riciclaggio dei volumi.

In Italia le voci di protesta sono ancora poche e soprattutto meno organizzate. Un giro rapido della rete consente di scoprire che nel 2008 è stata lanciata una petizione online rivolta al ministero delle Comunicazioni che ha reclutato appena 34 firmatari. “Perché, a partire dal prossimo anno, non si trova il modo di chiedere chi vuole, e chi no, ricevere questi elenchi, riducendo così lo spreco di risorse?”. Questo il testo della petizione.

Più seguito è sicuramente il gruppo di Facebook “Eliminiano gli elenchi cartacei per chi ha internet” dove, intorno al fondatore Stefano Belardini, si sono riuniti un centinaio di interessati. “Sono un avvocato ma con degli amici ho fondato una onlus per la costruzione di pozzi di acqua potabile nei villaggi del Mali – spiega Stefano – Per questo sono molto sensibile al tema dell’acqua e in generale a quello dell’ambiente. Basti pensare che per fare 1kg di carta ci vogliono 500 litri di acqua e 2kg di legname. E’ assurdo che chi ha internet a casa o negli uffici si debba ancora vedere consegnare chili e chili di carta. Vorrei che almeno le persone possano su propria iniziativa dichiarare di non voler ricevere il cartaceo”.

Sui reali numeri di produzione e distribuzione degli elenchi in Italia è proprio la Seat Pagine Gialle, in qualità di editore di PagineBianche e PagineGialle, a fornire i dati aggiornati. Ogni anno vengono distribuite alle famiglie italiane 27,7 milioni di copie del volume PagineBianche e 22,5 del volume Pagine Gialle, utilizzando un totale di 45mila tonnellate di carta. Si tratta di carta speciale per elenchi, acquistata per il 45% in Finlandia, il 45% in Svezia e il 10% in Canada. Sul totale il 30% è carta riciclata e il 70% proviene da foreste oggetto di piani di riforestazione. Dagli anni ’70 è inoltre attivo un servizio di ritiro sul territorio italiano degli elenchi distribuiti nell’anno precedente.

A fronte dei milioni di volumi che Seat dichiara di distribuire ci sono però, secondo i dati GfK Eurisko dell’ultimo trimestre forniti sempre da Seat, 23,9 milioni di consultatori. Quanto basta per far pensare che gli italiani che utilizzano gli elenchi cartacei sono un numero inferiore rispetto alle copie distribuite e che probabilmente questi italiani preferiscono la versione online o altri servizi. Per loro, magari non proprio per tutti ma sicuramente per chi ha a cuore la questione ambientale e il risparmio energetico, arriva il consiglio degli avvocati del Codacons.

Ad ogni modo io personalmente ho già chiesto al mio operatore telefonico italiano di non ricevere più l’elenco telefonico… io non so davvero che farmene. Fatelo anche voi se non vi serve! Basta consumare risorse senza rendercene conto.
Spesso la gente si chiede cosa può fare per aiutare il mondo o la natura. In verità l’azione del singolo è molto importante e si può fare davvero tanto, con tanti piccoli cambiamenti… e questo può essere il primo. Chiamate il vostro operatore telefonico!

Fonte: repubblica.it

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Singapore diventa la prima città ad auto-sufficienza idrica

Posted by darmel su 7 agosto 2009

Khoo Chye Teng, il capo dell’agenzia dell’acqua di Singapore si è finalmente svegliato dopo 5 anni dall’inizio del mandato, e ha impresso una svolta al sistema idrico della città asiatica. A differenza dei suoi predecessori alla Public Utilities Board, Khoo non vuole che il suo Paese dipenda dalle risorse di quelli ricchi, ma vuole raggiungere l’auto-sufficienza, almeno per quanto riguarda l’acqua, per la sopravvivenza a lungo termine e per lo sviluppo.

Grazie alla tecnologia, Singapore ha ora la capacità di generare gran parte della propria acqua e si prepara a svolgere un ruolo di primo piano nel riciclaggio delle acque usate, un settore emergente del valore di circa 100 miliardi di dollari a livello mondiale.

Questo processo si baserà sulla depurazione dell’acqua su larga scala e relativamente a buon mercato, visto che si finisce con il purificare gli scarichi delle lavorazioni chimiche. Con una superficie di soli 700 chilometri quadrati, Singapore non ha molti fiumi da cui trarre le risorse per sopravvivere, e così molto spesso, per stessa ammissione di Khoo, si deve fare affidamento alla sola acqua abbondante che c’è in quelle terre, quella che arriva dal cielo con la pioggia.

Il governo ha trasformato i due terzi di tutta l’isola in un grande bacino per le abbondanti piogge che cadono tutto l’anno per tagliare i condotti che provengono dalla Malesia da cui si riforniva fino a poco tempo fa. Oggi esiste una rete di drenaggio delle acque piovane di 7 mila km suddivisa in 15 serbatoi, che diventeranno prossimo anno 17.

Siamo probabilmente l’unica città o Paese al mondo che ha un piano urbano di raccolta delle acque piovane su così vasta scala

ha spiegato Khoo. Come parte del suo obiettivo, Singapore sta trasformando in serbatoi alcuni laghi che possono ospitare gli sport acquatici e altre attività ricreative. Le brutte condotte delle fognature e i canali invece saranno trasformati per assomigliare a dei fiumi e dei torrenti naturali.

Il punto di svolta per Singapore è venuto nei primi mesi del 2000, dopo che i miglioramenti nella tecnologia hanno reso possibile e conveniente il trattamento delle acque reflue su vasta scala. Questa si basa su una varietà di processi che utilizzano filtri semi-permeabili piuttosto che le sostanze chimiche o l’energia elettrica per separare l’acqua dalle sostanze contaminanti ed impurità.

Il prodotto è sicuro da bere e utilizzare e per far girare i motori dell’economia di Singapore. Il tutto con un investimento di “soli” 5 miliardi di dollari di Singapore (meno di due miliardi e mezzo di euro) per costruire le infrastrutture nel corso degli ultimi sette anni. Dimostrazione che non ci vuole tanto per rendere un Paese auto-sufficiente dal punto di vista dell’acqua, anche senza fonti dirette. Ma il dato triste è che tale ingegno (ed anche l’impegno) sorge sempre in caso di necessità e non in previsione futura perché tanto, finché le risorse ci sono, l’uomo continua a sprecarle nella totale indifferenza.

Questa iniziativa ha interessato la statunitense General Electric, la Siemens e alcune società tedesche e olandesi che hanno intenzione di istituire centri di ricerca per sviluppare nuove soluzioni per soddisfare le esigenze di acqua del mondo, mentre alcuni progetti sono stati già avviati in Qatar e in Algeria. L’Italia ha acqua in abbondanza, ma farebbe bene a prendere in considerazione tali investimenti. Questa sì che sarebbe politica sostenibile.

Fonte: ecologiae.com

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Guida al riciclo: a Milano Amsa mette a disposizione il sito “dove lo butto?” consulente ecologico virtuale

Posted by darmel su 10 aprile 2009

 

Si chiama “dove lo butto?” ed accorre in aiuto di tutti quelli che, di fronte a un rifiuto, non sanno da che parte buttarlo per un corretto riciclo. Si trova all’ indirizzo www.dovelobutto.net e dispone di un simpatico “assistente virtuale” che indica, inserendo il nome del rifiuto, dove va buttato.
Milano è la prima grande città italiana e una delle poche a livello europeo in cui sia stato attivato su tutto il territorio, centro e periferia, un sistema di raccolta differenziata “porta a porta”: ad eccezione di alcune postazioni stradali per carta e vetro, infatti, tutto il rifiuto indifferenziato e la quasi totalità del rifiuto differenziato è stoccato in spazi privati e conferito a piano strada nei giorni e negli orari comunicati da Amsa a ciascuno stabile.

VIA I CASSONETTI STRADALI
Questo sistema ha permesso di eliminare completamente i cassonetti stradali per la raccolta dei rifiuti indifferenziati e quasi completamente le campane per la raccolta differenziata della carta e del vetro (attualmente sono presenti sul territorio circa 225 postazioni), con effetti positivi in termini di igiene e di decoro urbano.

IL SERVIZIO DI RACCOLTA RIFIUTI
Il servizio di raccolta rifiuti viene svolto tra le ore 6.00 e le ore 11.50 del mattino: in particolare entro le ore 8.00 i camion dedicati alla raccolta devono uscire dalle zone centrali e tra le ore 8.00 e le ore 11.50 dalle zone esterne. La raccolta dei rifiuti a Milano viene effettuata presso ogni stabile due giorni alla settimana; in entrambi i giorni si raccolgono i rifiuti indifferenziati, mentre in una sola delle due giornate gli operatori di Amsa raccolgono i sacchi gialli per plastica e metallo e svuotano i cassonetti condominiali per la raccolta differenziata di carta e vetro.

Il servizio di raccolta rifiuti ingombranti a domicilio è offerto ai cittadini milanesi gratuitamente, con alcuni limiti (peso, volume e dimensioni), nel rispetto delle modalità determinate nell’ Ordinanza del Sindaco per la Raccolta Differenziata dei Rifiuti, in vigore dall’ 8 febbraio 2001.

Fonte: mondoecoblog.com

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Emergenza rifiuti in Italia: le 10 proposte concrete di Legambiente

Posted by darmel su 7 aprile 2009

LIVORNO. 10 proposte per risolvere concretamente, e con risvolti positivi sul piano economico e occupazionale, l’emergenza rifiuti in Italia: è questo il piano di lavoro individuato da Legambiente e illustrato, oggi a Roma, nel corso del convegno “Rifiuti Made in Italy”. Rivolgendosi al Governo e al Parlamento e supportata da un nutrito gruppo di operatori del settore e di rappresentanti di istituzioni, Legambiente ha provato ad indicare la strada per migliorare la gestione dei rifiuti, partendo dalle buone pratiche da replicare e le modifiche normative necessarie per il recepimento della direttiva europea.

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Nestlè: uova di Pasqua ad imballaggio ridotto

Posted by darmel su 7 aprile 2009

Le uova di Pasqua Nestlé in vendita nel Regno Unito hanno molto meno imballaggio di quelle in vendita in Italia. La multinazionale ha ridotto l’imballaggio del 30% e sostituito buona parte della plastica usata come protezione delle uova con del cartone riciclato e riciclabile. La promozione dice a grandi lettere “facile da riciclare”.

In Italia non si vedono le stesse campagne ecologiche su cui punta la filiale britannica, ma si punta all’abbinamento del marchio con altri prodotti (I Cesaroni, Shrek, Le Cronache di Narnia…). Forse che in Italia la Nestlé sappia che chi e’ sensibile a certi temi come l’ecologia probabilmente boicotta il marchio per via del latte in polvere?

In Italia le uova di cioccolato richiedono un enorme volume di trasporto, cosa che potrebbe essere evitata se i consumatori smettessero di preferire la confezione “col fiocco in alto” al posto di quella “a forma di uovo”. Se ci fate caso, anche le uova bio o quelle equo-solidali sono confezionate col fiocco in alto. Altro modo di ridurre il traffico dovuto al trasporto di uova di Pasqua e’ scegliere quelle piene. Se ne sprecano meno (quelle rotte) e si porta in giro meno spazio vuoto.

Fonte:
ecowiki.it
nestle.co.uk

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Greenfluff – l’azienda che ricicla le auto

Posted by darmel su 26 marzo 2009

Greenfluff è un’azienda di Arese specializzata nel riciclaggio delle plastiche e dei tessuti ottenuti dopo la demolizione delle vetture. E stima di fatturare 20 milioni nel 2009.
Sembra una favola di Natale, invece è un nuovo business. Una quindicina di ex cassintegrati Fiat, assunti dopo sette anni di disoccupazione; recupero dei rottami delle auto per un ambiente più vivibile; una stima di 20 milioni di fatturato nel 2009; e persino un nome allegro: questa è Greenfluff, azienda di Arese (Milano) ideata da un giovane e cocciuto imprenditore, Diego Giancristofaro.

Dopo tre anni passati a cercare investitori e a progettare impianti, Giancristofaro, 36 anni e appassionato di temi ambientali, in aprile farà finalmente partire i macchinari del nuovo stabilimento di Arese, l’unico in Italia dedicato al trattamento del «carfluff», ovvero i residui della rottamazione delle auto al netto del passaggio dallo sfasciacarrozze e dai frantumatori. «Dal 2005 a oggi abbiamo investito nel progetto 8 milioni, ma questo business offre grandi prospettive» dice Giancristofaro, oggi presidente e amministratore delegato della società.
«A regime, l’impianto tratterà circa 100 mila tonnellate di materiale, ma la produzione annua di “carfluff” in Italia supera ormai le 500 mila tonnellate. Sarebbe un errore fermarci: così stiamo accarezzando l’idea di un secondo stabilimento».
Quello di Giancristofaro è un business sicuro. Non a caso la sua idea d’impresa ha vinto l’Oscar tecnologico 2006 e ha suscitato l’interesse di Quantica Sgr, il fondo di venture capital partecipato dal Cnr, che ha finanziato il progetto con 2,8 milioni: la più grossa operazione del 2006.

Paraurti e vetri. Il circuito dello smaltimento delle automobili è complesso: gli sfasciacarrozze asportano parti visibili come paraurti, vetri e specchietti, quindi pressano la carcassa.
I frantumatori prelevano altre parti metalliche e quel che resta è il «carfluff»: un ammasso di metalli, plastiche e fibre tessili pari al 30% del peso iniziale di un’auto. «Io vengo pagato per il conferimento di questi residui industriali» continua Giancristofaro «ma ottengo un ulteriore guadagno separando e rivendendo metalli e plastiche».
L’innovativa soluzione meccanica messa a punto da Greenfluff consente infatti di separare i materiali metallici di scarto e quindi di salvare le plastiche attraverso un processo di flottazione ad acqua. «Recupero circa l’80% del materiale e quel che resta sono inerti che si possono smaltire in discarica».
L’intero processo avviene a freddoe senza combustione o agenti chimici. Le cose vanno talmente bene che sta per essere aperto un secondo impianto nei pressi di Foggia.

L’idea di Giancristofaro nasce in Germania, dall’osservazione dello smaltimento e del recupero dei metalli nobili dalle schede dei computer. Il resto lo hanno fatto la sua passione e il Parlamento europeo, che nel 2005 ha vietato di versare il «carfluff» in discarica. «Paesi come l’Austria e la Germania si sono subito adeguati, l’Italia invece ha vissuto di proroghe, collezionando procedure di infrazione».
Giancristofaro ha studiato e fatto esperienza nei consorzi nazionali per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sino a mettere a punto il suo progetto d’impresa. «Ma la battaglia più difficile è stata quella per conservare la maggioranza» conclude Giancristofaro. «Il fondo Quantica mi ha aiutato. Ma tutti gli altri cui mi ero rivolto erano stati chiari: a me sarebbe rimasto soltanto il 25%. Dopo dieci anni di tenaci e solitarie ricerche, non ero disposto a cedere».

Fonte:
blogonomy.it
novambiente.it

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Verus Energy – la società che produce energia dai rifiuti

Posted by darmel su 21 marzo 2009

I co-fondatori di Verus Ltd Tim Jervis e David Diracles hanno capito che la generazione di energia a livello mondiale richiede colossali infrastrutture per sostenere i cambiamenti del pianeta.

Verus Energy è una nuova forma di società di sviluppo che si concentra sulla costruzione di impianti di energia da fonti rinnovabili che utilizzano i rifiuti come materia prima. Jervis e Diracles spiegano che “sono in grado di progettare, costruire e gestire centrali elettriche che utilizzano i rifiuti, piuttosto che i combustibili fossili come fonte di energia”.
La loro missione è di aiutare il Regno Unito (e presto gli Stati Uniti) a utilizzare i rifiuti per produrre energia.

Invece di inquinare l’aria con la tradizionale generazione di energia elettrica (cioè l’incenerimento dei rifiuti), Verus utilizza processi molto più puliti:
– digestione anaerobica: i rifiuti sono convertiti in biogas attraverso la decomposizione della materia organica come conseguenza della digestione batterica
– pirolisi: si espongono ad alte temperature i rifiuti, ma in assenza di ossigeno, cosicchè non possano bruciare. L’alta temperatura converte i rifiuti in un gas sintetico

Infine il biogas e i gas sintetici creati con la digestione anaerobica e la pirolisi possono essere bruciati nello stesso modo del gas naturale per produrre elettricità e calore.

Negli Stati Uniti un certo numero di comuni e imprese stanno seriamente considerando o già costruendo questo tipo di impianti. Il Giappone è diventato il leader nell’impiego di queste tecnologie perché essendo una nazione su un’isola ha poco spazio da dedicare alle discariche.

Fonte: cleantechnica.com

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A Conegliano Veneto il primo eco-edificio costruito con rifiuti della raccolta differenziata

Posted by darmel su 19 marzo 2009

Savno (Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale), il consorzio che da sette anni si occupa della gestione di tutti i servizi di igiene ambientale di 35 Comuni nella provincia di Treviso, riceverà il premio Energy Globe Award nell’ambito del progetto “La sostenibilità ha trovato casa” grazie alla realizzazione della nuova sede costruita interamente con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Il primo edificio interamente ecologico ed eco-compatibile d’Italia.

Il Presidente di Savno Riccardo Szumski ha così commentato questo grandioso successo: “L’assegnazione di questo importante riconoscimento internazionale corona l’impegno di Savno sul tema della raccolta differenziata e della sostenibilità ambientale e riconferma il ruolo decisivo e strategico della Società nell’innescare efficaci azioni di promozione, diffusione e sensibilizzazione ambientale. .

Quando abbiamo costruito la nostra eco-sede con materiali provenienti da raccolta differenziata abbiamo voluto fare una scommessa: se invitiamo i cittadini a riciclare dobbiamo dimostrare che la raccolta differenziata non è una cosa vana, e dare loro il buon esempio. E con i rifiuti raccolti siamo riusciti a creare non solo un palazzo, ma anche un simbolo: il simbolo della sostenibilità.

Gestire in modo intelligente le risorse è possibile!

Per questo vogliamo dedicare questo successo anche a tutti i cittadini e agli amministratori dei comuni in cui operiamo, grazie all’impegno dei quali l’importante progetto di costruzione della sede ha potuto realizzarsi”

Costruito su 2 piani, per una superficie di 600 metri quadrati, l’edificio è stato progettato secondo i criteri della più moderna “bio-architettura” e realizzato in ogni sua parte, dalle fondamenta fino al tetto, utilizzando rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, come l’acciaio, metallo riciclato e riciclabile all’infinito e soprattutto non dannoso per l’uomo, che ne compone la struttura portante.

Dal recupero delle bottiglie in Pet provenienti dalla differenziata dei 35 Comuni trevigiani, derivano invece gli speciali fogli in poliestere utilizzati per l’isolamento termo-acustico della struttura.

Si tratta di fibre di plastica altamente fono e termoisolanti, “termolegati” cioè privi di resine leganti e colle, nonché autoestinguenti, vale a dire che non producono fumi tossici in caso di incendio.

Anche l’isolamento dei pavimenti è ottenuto con materiale proveniente dalla raccolta differenziata: è stata, infatti, impiegata una particolare fibra di cellulosa realizzata utilizzando i quotidiani riciclati, un materiale naturale e con ottime caratteristiche isolanti che richiede poca energia per essere prodotto e può essere riciclato all’infinito.

Infine i pannelli in legno-cemento utilizzati per il tamponamento, anch’essi riciclabili al 100% e prodotti con il consumo di pochissima energia, provengono dagli scarti delle segherie.

Materiali riciclati e riciclabili quindi, dotati di certificato bio-ecologico, ma non solo: la struttura vanta, infatti, soluzioni impiantistiche all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili.

Il risparmio energetico sarà garantito anche dal sistema di climatizzazione geotermica, scelto per il riscaldamento e il raffrescamento dell’edificio, garantito da fonti rinnovabili per cui il 70% dell’energia sarà fornito dall’accumulo della massa terrestre.

Per limitare l’impatto termico ed ambientale, inoltre è prevista la realizzazione di un giardino pensile sul tetto dell’edificio, creato utilizzando il compost proveniente dalla raccolta differenziata. Si tratterà di un vero e proprio “tetto verde” accessibile, in grado di proteggere dalle escursioni termiche, trattenere le polveri sottili dell’aria e conservare l’umidità.

È stato, infine, predisposto un impianto per la raccolta dell’acqua Piovana, che verrà utilizzata per alimentare le piante ed i servizi igienici.

Fonte: terranauta.it

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La pagella della carta igienica

Posted by darmel su 10 marzo 2009

Si sa che l’uomo “sviluppato” vuole stare comodo, anche quando è in bagno. Per questo ora non basta più la carta igienica a doppio velo, negli USA ormai il triplo velo è un must.carta20greenpeace1

Peccato che la morbidezza sul deretano si paghi con la deforestazione. Antiche foreste vengono tuttora tagliate in tutto il mondo per produrre carta, compresa quella igienica.

Greenpeace, che non ne lascia scappare una agli ecodevastatori, ha per questo preparato una pagella dei tessuti a base di carta; qui a sinistra vedete quella relativa alla carta igienica, ma ci sono anche fazzoletti e tovaglioli: qui la guida completa.

E’ da notare che anche la carta igienica ecologica può essere morbida, anzi più morbida di quella ecodevastatrice come è stato anche dimostrato negli USA da una prova televisiva in diretta.

Greenpeace ha considerato tre indicatori perchè un prodotto potesse essere promosso:

  • produzione al 100% da materiale riciclato (carta, sottoprodotti del legno o altro)
  • produzione almeno al 50% da carta
  • uso di processi senza cloro (PCF) per la sbiancatura (il mondo non è ancora pronto per la carta igienica giallina o marroncina…)

Un prodotto viene promosso se soddisfa tutte le tre condizioni, rimandato se ne soddisfa solo due, bocciato negli altri casi. E’ da notare che i marchi più famosi (Kleenex, Scott, Wal-Mart) sono stati tutti bocciati.

Sarebbe ora di fare qualcosa del genere anche in Italia…

Fonte: ecoalfabeta.blogosfere.it

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