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Ecologia, Salute ed Economia

Ecco perchè dico NO al Nucleare, votando SI al referendum…

Posted by darmel su 12 giugno 2011

Oggi è un giorno storico per l’Italia e che verrà ricordato negli anni a venire. Finalmente è arrivato il momento per gli italiani di fare qualcosa per il proprio Paese, per fare qualcosa per la loro (nostra!) Italia.

Andate a votare e scegliete il futuro che desiderate per voi e i vostri figli!

Qui vi cito alcuni motivi per dire NO al Nucleare, votando SI al referendum, dello scrittore Carlo Dorofatti

1. Perché l’’Italia non ha alcuna necessità di comprare energia elettrica. Infatti secondo i dati TERNA pubblicati nel 2009, quando ancora il ricorso alle fonti rinnovabili non era al massimo, la potenza installata in Italia al 31/12/2008 era di 98.625 MW e la potenza massima richiesta in Italia nel 2008 era di 55.292 MW.
Abbiamo quindi un’eccedenza di energia superiore a quasi tutti i paesi europei!!!

 2. L’energia elettrica ci avanza, ma la compriamo. Perché? Perché l’ENEL è privata e deve fare profitto e preferisce tenere i suoi impianti spenti o farli funzionare solo saltuariamente per poi comprare l’energia elettrica a prezzi stracciati da Paesi che la svendono perché ne producono troppa, come la Francia.

 3. Perché quando le miniere facili di Uranio saranno esaurite, ci vorrà più energia per estrarlo e arricchirlo di quanta ce ne fornirà. 
In natura non esiste comunque l’Uranio da solo: si estrae un minerale, che va macinato, lavorato, arricchito e trasformato nel combustibile per le centrali, trasportato fino alla centrale… ed è molto radioattivo.

 4. Perché dovremo importare Uranio da altri paesi, esattamente come il petrolio, Il suo prezzo aumenterà sempre di più perché sarà necessario estrarlo da miniere che ne conterranno sempre meno. 

5. Perché in tutto il mondo solo sette società controllano l’85% dei giacimenti di Uranio e soltanto quattro fanno ben il 95% dell’arricchimento del combustibile.

 6. Perché nella migliore delle ipotesi, non avremo centrali nucleari funzionanti prima di 15 anni. Completamente fuori tempo massimo per il clima!!!

 7. Perché da una centrale nucleare escono gas, liquidi e solidi tutti fortemente radioattivi. I gas radioattivi non vengono intrappolati, e si liberano interamente, come gli Xe 133, Kr 85, H 3, il Trizio. Ci sono studi serissimi,come lo studio tedesco, KIKK Studium, e uno americano che dimostrano che c’è un forte aumento di leucemie nei bambini e di tumori degli embrioni tra la gente che vive vicino alle centrali nucleari.

 8. Perché non spenderemo meno in bolletta. Infatti bisogna tener conto non solo della spesa per le centrali ma dell’intero ciclo, specie dei costi successivi dovuti al deposito delle scorie e allo smantellamento delle centrali, ovvero i “costi differiti” di cui nessuno parla mai. 

9.Perché il nucleare ci costa ancora in bolletta (voce A2) per le vecchie centrali fuori uso 1 miliardo di euro all’anno, senza produrre più UN SOLO kWh da 23 anni.

 10. Perché in un anno una sola centrale da 1000 MW produce scorie che contengono la stessa radioattività prodotta da 1000 bombe come quella di Hiroshima.

 11. Perché nessuno al mondo è ancora riuscito a trovare una soluzione definitiva al problema delle scorie che sono radioattive per lungo tempo; le scorie ad alta attività lo sono anche per centinaia di migliaia di anni.

 12. Perché esistono due tipi di scorie, quelle a bassa e media attività e quelle ad alta attività. Quelle a bassa e media attività sono messe in contenitori appositi e poi in depositi di superficie, che in molti paesi, come la Gran Bretagna, sono già quasi pieni, oppure si cerca di affossarle sottoterra, tipo nelle miniere di sale, come ad Asse, in Germania che stanno cedendo e da un momento all’altro crollare, così stanno cercando di ritirare fuori tutti i bidoni. Solo che alcuni sono rotti…
Quelle ad alta radioattività quelle ad alta attività restano radioattive anche 200.000 anni, e nessuno al mondo sa dove metterle al sicuro. E sono in giro per il mondo: in Francia hanno seppellito scorie radioattive sotto un parcheggio, in Italia navi con veleni sono state affondate.

 13. Perché il problema delle scorie, enorme problema anche economico, lo erediteranno le generazioni future. E fra 50 anni nessuno si ricorderà più di dove sono state messe e nessuno già oggi può dare garanzie sulla resistenza dei depositi agli eventi naturali del pianeta.

 14. Perché la radiottività persiste per migliaia, milioni, miliardi di anni: il plutonio 241000 anni, l’uranio 238 4,5 miliardi di anni, l’uranio 235 710 milioni di anni, l’uranio 234 245000 anni.

 15. Perché l’Italia installerà i reattori EPR, che nessuno al mondo ha ancora installato. Nelle centrali in costruzione in Finlandia e in Francia stanno causando tantissimi problemi. Infatti l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare finlandese ha fatto sospendere i lavori perché ha trovato ben 2.100 non conformità nel cantiere e ha scoperto che le saldature del circuito di raffreddamento della centrale, che sono una struttura importantissima per la sicurezza, non sono a norma!

 16. Perché i famosi reattori di IV generazione non saranno pronti prima del 2030-2040 e a tutt’oggi si fanno promesse sulle caratteristiche di una tecnologia che esiste solo nelle ipotesi di studio, sottraendo intanto fondi agli studi, sulle rinnovabili, ad esempio…

 Fonte: Ecco perchè dico NO al Nucleare, votando SI al referendum…

 

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Investimenti record nel 2010 grazie a Cina e micro impianti

Posted by darmel su 13 gennaio 2011

CINQUE volte la cifra del 2004, il doppio del 2006 e un +30% rispetto al 2009. Con un totale di 243 miliardi di dollari investiti nel 2010, la corsa mondiale all’energia rinnovabile sembra non conoscere ostacoli. A certificare il nuovo record toccato nel corso dell’anno appena chiuso è l’ultimo rapporto 1 di Bloomberg New Energy Finance. “Si tratta di un risultato spettacolare – si entusiasma il direttore generale dell’agenzia Michael Liebreich – il precedente record di investimenti è stato battuto con un netto margine di 50 miliardi di dollari”. “Un dato – prosegue – che va a sbattere dritto in faccia allo scetticismo sul settore dell’energia pulita” e alle tante difficoltà dell’anno passato: dai “dubbi sulla sostenibilità degli incentivi europei, al fallimento dell’amministrazione Obama a legiferare in materia, fino alle crescenti e infondate perplessità sulla gravità dei cambiamenti climatici”.

Il rapporto di Bloomberg entra anche nel dettaglio geografico del flusso del denaro e delle sue destinazioni settoriali. “A trainare i nuovi investimenti – si legge – sono state la crescita delle attività in Cina e i settori europei dell’eolico offshore e del piccolo fotovoltaico”. Il dato più soprendente e carico di ripercussioni sulle tendenze di lungo termine è proprio quest’ultimo. Bloomberg rileva infatti come gli investimenti in centrali di piccole dimensioni per la produzione distribuita di energia sono cresciuti del 91% in un anno, toccando quota 59,6 miliardi di dollari. “A dominare questo settore – precisa il rapporto – sono state in particolare le installazioni di pannelli fotovoltaici sui tetti e altri impianti di piccola taglia soprattutto in Germania, ma anche negli Stati Uniti, nella Repubblica Ceca e in Italia”.

Una tendenza che è quanto di più lontano possa esistere dal gigantismo delle maxi centrali, in particolare nucleari, e che sembra dare credito al sogno di chi, come lo scomparso Hermann Scheer 2, lega lo sviluppo delle rinnovabili a quello della democrazia attraverso l’abbattimento dei monopoli energetici. “Stiamo osservando con particolare entusiasmo quanto sta accadendo alla generazione distribuita – dice ancora Liebreich – la sua crescita straordinaria lo scorso anno ci ha sorpreso e dobbiamo capire cosa accadrà ora con la riduzione delle tariffe incentivanti per il solare in Germania”.

Per quanto gli investimenti destinati ai piccoli impianti contino ormai per un sesto del totale, a fare la parte del leone sono ancora i grandi progetti messi in campo nell’eolico, in particolare in Cina (sulla terraferma) e in Europa (al largo del Mare del Nord). L’altro fattore che si impone all’attenzione del rapporto Bloomberg riguarda proprio l’Asia e soprattutto Pechino. Con 51,1 miliardi di dollari investiti nel 2010, un +30% rispetto al 2009, la Cina è ora la nazione regina nelle rinnovabili. Una spinta che ha trascinato con sé un intero continente. La cifra totale degli invetimenti in energia verde in Asia e Oceania ha superato infatti quello messo in campo dalle Americhe e si sta avvicinando sempre più alla leadership europea. Altra notizia molto positiva che emerge dallo studio è il record di investimenti destinati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, passati dai 15,8 miliardi di dollari del 2009 ai 21 dello scorso anno.

“Per anni – ricorda Liebreich – ci siamo ripetuti che per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica nel 2020 e poi iniziare a ridurle occorrono investimenti per 500 miliardi di dollari l’anno in energia pulita. Quello che ci dicono i nuovi dati – conclude – è che siamo a metà strada e si tratta di un’ottima notizia”.

Fonte: repubblica.it


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Seci Energia acquisisce la maggioranza di Exergy

Posted by darmel su 12 gennaio 2011

È stato firmato il contratto definitivo di acquisto da parte di Seci Energia (Gruppo Industriale Maccaferri) della quota di maggioranza di Exergy, società con sede a Legnano (Milano) leader nel settore dell’ORC e dei servizi di ingegneria. Lo Studio Bernoni Professionisti Associati di Milano ha assistito Exergy in qualità di advisor, mentre Seci Energia è stata assistita dal team interno.

Grazie a questa acquisizione, il Gruppo Industriale Maccaferri entra nel business dell’efficienza energetica attraverso la tecnologia Orc (ciclo Rankine a fluido organico) che consente di sfruttare fonti di calore a bassa temperatura, recuperando calore dallo scarico di motori, turbine o forni industriali, gas flare, sorgenti geotermiche a bassa entalpia, sistemi CSP a concentrazione solare e adatta ad ogni applicazione di piccola taglia a combustione esterna, quali ad esempio gli impianti a biomassa.

Seci Energia è la sub-holding del Gruppo Industriale Maccaferri in cui sono concentrate le attività energetiche operanti nel settore delle biomasse con Powercrop e Sab, nel solare con Enerray, nel termoelettrico con Termica Celano e Termica Colleferro, nel biogas con Sebigas, nell’eolico con Was e nell’idroelettrico con società attive nella penisola balcanica.

Fonte: IlGiornale

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La Grande Fame

Posted by darmel su 10 gennaio 2011

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Principali Paesi esportatori (verdi) e importatori (rossi) di cereali per milioni di tonnellate 2009/2010

Cos’hanno in comune la rivolta in corso in Algeria, gli incendi estivi in Russia e le inondazioni in Australia? La risposta è l’aumento del prezzo dei cereali che ha raggiunto il suo picco all’inizio del 2011. Il prezzo è aumentato del 32% da giugno a dicembre 2010 e continua a salire. Le ultime rivolte per il cibo, i vecchi “assalti ai forni“, avvennero nel 2008 in molti Paesi, tra cui l’Egitto, la Somalia e il Cameroun in occasione del precedente picco. Rispetto ad allora la situazione è cambiata in peggio. Alcuni tra i principali produttori di cereali sono stati colpiti da siccità come l’Argentina e gli Stati Uniti, da inondazioni come l’Australia o da un caldo infernale, mai registrato nell’ultimo secolo, come la Russia. I Paesi importatori devono pagare di più, ma spesso non è sufficiente per ottenere la quantità di cibo necessaria.

La Russia, finora la terza esportatrice di frumento, dovrà importare 5 milioni di tonnellate di cereali e insieme all’Ucraina ha posto restrizioni all’esportazione. La Cina, da nazione esportatrice, è diventata importatrice, in prevalenza da Argentina e Stati Uniti, a causa dell’urbanizzazione e della crescente scarsità d’acqua. Nei primi sette mesi del 2010 la Cina ha importato circa 38 milioni di tonnellate di cereali, con un aumento del 20% anno su anno. La sola quantità di grano importata nel 2010 è stata 56 volte quella del 2009. Nel mondo le prime nazioni importatrici sono nelle aree del Nord Africa e nel Medio Oriente. Non sorprende che la prima reazione sia avvenuta in Algeria ed è probabile che si possa estendere a macchia d’olio. Secondo la FAO un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. Il peggioramento del clima e la diminuzione dei raccolti, un andamento che non sembra reversibile nei prossimi anni, non potrà che aumentare il numero degli affamati e delle nazioni che terranno per sé i loro raccolti. Primum vivere.

La Comunità Europea nel suo complesso per ora esporta cereali, ma tra tutti i suoi membri la prima importatrice di cereali dall’esterno della UE è l’Italia. Non sembra vero, ma riusciamo a eccellere nel peggio con una tenacia formidabile. Nel periodo gennaio/luglio 2010 abbiamo importato ben 6,7 milioni di tonnellate di cereali. L’autosufficienza alimentare è la prima assicurazione per il nostro futuro. E’ necessario il rilancio dell’agricoltura. Meno cemento e più campi di grano.

Fonte: beppegrillo.it


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Il nuovo brevetto di Chicco Testa – Lo spot atomico finto-neutrale

Posted by darmel su 6 gennaio 2011

Campagna da 6 milioni di euro pagata dalla lobby delle centrali. Il forum per l’informazione obiettiva sul nucleare, guidato da uomini di Enel e Edf.

Gli antinuclearisti hanno reagito rabbiosamente. Altro che spot neutrale, protestano. Chicco Testa, presidente del Forum nucleare italiano, ironizza sulle critiche attirate dalla massiccia campagna pubblicitaria per una discussione senza pregiudizi sull’energia atomica: “Qualcuno sostiene che aver dato gli scacchi bianchi al filonucleare comunica in modo subliminale che quella è la parte migliore”. Testa ha ragione. E’ inutile analizzare i contenuti visivi e testuali di uno spot televisivo per capire da che parte tira. Si fa molto prima a guardare chi lo paga. E così si scopre che, in un Paese dove l’opposizione è accusata di ostacolare la regolare attività di governo, qualcuno considera normale che la lobby nucleare si tassi per affidare a se stessa l’informazione equilibrata da dare al popolo.

Testa conosce l’argomento. L’E-nel l’ha scelto per sanare i danni gravissimi da lui stesso prodotti alla cultura nucleare nazionale negli anni ‘80, quando guidava le manifestazioni per fermare le centrali. E’ lui che il 9 novembre 1987, deputato comunista, così commentava l’esito del referendum nucleare: “Il risultato è di grandissimo interesse politico. La battaglia è stata dura per i grossi interessi in campo”. Adesso evidentemente non ci sono più interessi in campo. Forse i 6 milioni stanziati per la campagna pubblicitaria sono disinteressati. E così, con la mente libera di spaziare senza pregiudizi nelle ampie praterie della conoscenza, l’ex leader antinucleare inonda tv e giornali con lo spot che invita a informarsi in modo serio, senza stare a sentire le assurdità propalate dai suoi successori di Legambiente e simili.

Lo spot
Creato dalla Saatchi & Saatchi così velocemente da andare in onda prima che il Forum nominasse il comitato scientifico che doveva approvarlo, rappresenta una partita a scacchi tra un favorevole e un contrario al nucleare, che sono poi la stessa persona, a rappresentare il dubbio che è in noi. Il dubbioso ha il nero, però muove per primo: “Sono contrario all’energia nucleare perché mi preoccupo per i miei figli”. Apertura generica. Il bianco replica mostrando conoscenze specifiche: “Sono favorevole perché tra cinquant’anni non potranno contare solo sui combustibili fossili”. E con i combustibili fossili, che tutti i telespettatori hanno imparato a enumerare fin dalle elementari, i figli sono sistemati.

Lo spaesato ci riprova: “Ci sono dei dubbi sulle centrali”. E’ ancora generico e disinformato, e il granitico lo infilza di nuovo: “Ma non ce ne sono sulla sicurezza”. E passa la paura. Terzo tentativo: “Il nucleare è una mossa azzardata per il Paese”, ci riprova l’ignorante. “O forse è una grande mossa”, insinua l’ottimista con il tono di chi sa a chi chiedere le dritte per vincere in Borsa. La voce neutrale dell’arbitro chiude lo spot: “E tu sei a favore o contro l’energia nucleare? O non hai ancora una posizione?”. Inutile qui ricordare i commenti diffusi nella Rete sui gradi angolari della posizione che lo spot suggerisce (subliminalmente) al cittadino.

Il caso
Lo spot finto neutrale solleva un problema più generale. L’informazione equilibrata e obiettiva sul nucleare, gestita dal Forum di Chicco Testa, è finanziata (fino a oggi per 7 milioni, mentre il budget 2011 è ancora in fase di definizione) dalle seguenti aziende, in ordine alfabetico: Alstom, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, Eon, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Gdf Suez, Sogin, Stratinvest Ru, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse. Tra i soci del Forum ci sono anche Cisl e Uil di categoria, più alcune Università italiane.

I dirigenti del Forum sono, oltre a Chicco Testa, Bruno D’Onghia (capo in Italia dell’Edf, gigante elettrico nucleare francese), Karen Daifuku (nota lobbista internazionale del settore), e tre dirigenti Enel: Giancarlo Aquilanti, Paolo Iammatteo e Federico Colosi. L’associazione è fondata sul “supportoorganizzativoestrategico” della Hill & Knowlton, multinazionale della comunicazione. Testa, che non disdegna mai la polemica, replica alle critiche degli antinuclearisti con una provocazione: “Mi diano sui loro siti lo stesso spazio che noi diamo a loro sul nostro Forum”.


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Beppe Grillo e il suo movimento MoVimento 5 Stelle

Posted by darmel su 26 marzo 2010

Qualche riflessione sul movimento politico di Beppe Grillo (MoVimento 5 stelle) e delle sue iniziative in vista delle prossime elezioni di marzo. Il movimento propone una politica che parte dal basso e attenta ai temi dell’ambiente, dell’energia, dei rifiuti, della mobilità, delle privatizzazioni e di tanto altro.

Come probabilmente molti cittadini, anche io sono spesso nauseato dalla politica che conosciamo attraverso TV e giornali e spesso e volentieri me ne disinteresso. Proprio per questo evito di inserire post politicizzanti in questo blog.

Ma qualche giorno fa mi è successo qualcosa di nuovo: sono letteralmente inciampato in un comizio di Beppe Grillo (per il quale ammetto ho avuto sempre una simpatia per il personaggio comico e qualche dubbio per il politico nascente), in vista delle elezioni regionali di marzo. Sono rimasto ad ascoltare una mezz’oretta perchè ho pensato che se riesco a guardare la TV idiota di prima serata perchè non dovrei ascoltare un comizio di Beppe Grillo: in piazza c’era una bellissima atmosfera partecipativa e seria ma allo stesso tempo leggera. Il movimento mi è piaciuto perchè fatto dal basso, dai cittadini, e pieno di iniziative concrete e vicine al mio senso civico.

Fino ad ora non sapevo veramente su quale partito indirizzare il mio voto per le prossime elezioni regionali. Tutti i manifesti mi sembravano uguali e non dicevano quello che volevo sentire: attenzione al territorio, gestione sensata delle risorse e progetti nuovi, attenzione alle energie alternative e un NO secco alla follia del nucleare.

Possiamo criticare quanto vogliamo Beppe Grillo, ma è un fatto che sta riscuotendo l’interesse o perlomeno la curiosità di tantissimi italiani, compreso il mio.

Qui di seguito è possibile trovare una sintesi del movimento, estratto dal sito di Beppe Grillo beppegrillo.it

Il MoVimento 5 stelle raccoglie le esperienze di cittadinanza attiva svolta, in questi anni, da decine di Gruppi di attivisti.
Siamo una rete di cittadini auto organizzati che ha accolto la sfida lanciata da Beppe Grillo il 4 ottobre 2009 di mobilitarsi contro la corruzione della politica, siamo fortemente motivati a reagire attivamente alla profonda crisi del sistema economico e democratico nazionale.

Siamo una rete di cittadini auto organizzati, composta da centinaia di persone che stanno lavorando liberamente e gratuitamente a questo progetto politico nato grazie anche ad Internet. Dallo scambio continuo di esperienze, idee e professionalità, è stato costruito il programma politico, discusso e sviluppato dalla Rete.

Il movimento 5 stelle ha deciso di mobilitarsi e di presentarsi come Vera alternativa per le Elezioni Regionali del 28 e 29 marzo 2010 in Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Si presenta alle elezioni indipendente da ogni partito, una scelta decisa per garantire al meglio l’interesse pubblico.

Il Movimento 5 Stelle presenta un nutrito programma d’intenti, esemplificato nelle cinque stelle (acqua pubblica, tutela dell’ambiente, sviluppo sostenibile, mobilità sostenibile, connettività libera e gratuita), e propone di fare proprie e replicare le tante “buone pratiche” che già esistono, nel nostro paese e nel mondo.

Il tentativo è inoltre quello di proporre non un nuovo partito, ma una rete di cittadini; di riportare l’impegno politico ad essere un “servizio” invece che un “potere”.

Primo obiettivo: permettere ad almeno un candidato di entrare in consiglio, per essere gli occhi e la voce di una partecipazione democratica diretta, tramite appunto una rete, dove ognuno conti uno; ogni persona potrà proporre, discutere e votare le scelte portate avanti nel tempo.

Beppe Grillo non è né candidato né candidabile nel Movimento di cui è il principale promotore, per via delle regole che la lista si è data. Solo persone incensurate; già questa è, nel quadro politico nostrano, una bella novità. Tramite assemblee e votazioni aperte a tutti, si è definita una lista di cittadini dell’età media di 35 anni, non politici di carriera e che, se eletti, non potranno superare i due mandati.

Il nostro obbiettivo è di rendere effettiva la Democrazia:

  • informando costantemente su quello che succede nei luoghi del potere politico;
  • rendendo pubbliche le proposte di legge prima che vengano votate;
  • incentivando la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica;
  • controllando e opponendosi ad ogni forma di malaffare;
  • dando spazio alle “buone pratiche” per l’amministrazione pubblica e alle politiche ecologiste e virtuose.

Il nostro obbiettivo è di rendere effettiva la Democrazia:

  • informando costantemente su quello che succede nei luoghi del potere politico;
  • rendendo pubbliche le proposte di legge prima che vengano votate;
  • incentivando la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica;
  • controllando e opponendosi ad ogni forma di malaffare;
  • dando spazio alle “buone pratiche” per l’amministrazione pubblica e alle politiche ecologiste e virtuose.

I nostro valori fondanti:

  • Il cittadino al centro della vita politica e delle decisioni pubbliche.
  • La salute e la tutela dell ambiente intesi come bene comune irrinunciabile.
  • La trasparenza nella gestione della cosa pubblica e nei rapporti con i cittadini.
  • La democrazia diretta per coinvolgere i cittadini nelle decisioni e come antidoto ad ogni forma di emarginazione e di violenza: uno vale (davvero) uno.
  • La rivalutazione delle competenze e dei meriti al posto del clientelismo.
  • La centralità dei valori quali il rispetto, il confronto e l’onestà.
  • La creazione delle opportunità perchè tutti possano vivere nella legalità.
  • La corretta informazione come fondamento della libertà di decidere.
  • Il rifiuto in modo assoluto di ogni forma di violenza.

Alcune delle nostre proposte per una Lombardia a 5 stelle:

ACQUA PUBBLICA: contro la legge per la privatizzazione voluta da tutti i partiti.

LAVORO: favorire la trasformazione del Sistema Produttivo in chiave ecologica e sostenibile, favorire l’Agricoltura locale, la Filiera corta e i prodotti a “KM zero”, Vera tutela del lavoro e del consumatore.

ENERGIA: riduzione drastica degli sprechi energetici, edilizia a basso consumo, Si alle fonti di energia rinnovabile e No al nucleare.

AMBIENTE: Stop alla cementificazione selvaggia e al consumo di territorio, Vera difesa delle aree verdi.

RIFIUTI: Si alla raccolta differenziata fonte di materie prime, No agli inceneritori fonti di inquinamento.

MOBILITÀ: indirizzare la maggior parte degli investimenti sul trasporto pubblico.

ETICA: Controllo sull’attività amministrativa e legislativa, eliminazione dei privilegi della casta partitica.

Sostegno prioritario alla SCUOLA PUBBLICA e alla SANITÀ PUBBLICA contro le privatizzazioni selvagge dei servizi più importanti.

INTERNET bene universale gratuito e accessibile a tutti, fonte di informazione libera e strumento di democrazia per il futuro.

Tutte le informazioni sul MoVimento 5 stelle potete trovarle su: beppegrillo.it

Un estratto del discorso di Beppe Grillo a Milano il 24 marzo 2010

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Crisi economica: il consumatore spende meglio ed è attento all’ambiente

Posted by darmel su 16 marzo 2010

Milano, 16 mar. – (Adnkronos/Labitalia) – La crescita economica non si è soltanto interrotta per via della crisi, ma ha anche smesso di essere vissuta come valore assoluto. Nella società italiana, e non più solo in nicchie ristrette, si fa strada la convinzione che siano possibili e apprezzabili stili di vita contraddistinti dalla “condanna dello spreco, l’attenzione alla sostenibilità ambientale, il disagio per le forti sperequazioni sociali, una maggiore oculatezza nello spendere, la presa di distanza da processi di accumulazione di beni e servizi scissi da una loro effettiva fruizione, uno shift di attenzione dai beni identitari a quelli relazionali, un diffuso goodwill verso le marche che si caratterizzano per una maggiore attenzione alla dimensione etica”. Lo sottolinea Giampaolo Fabris, docente di sociologia dei consumi all’Università Iulm, nel libro “La società post-crescita. Consumi e stili di vita” (Egea, 2010, 430 pagine, 26,50 euro).

Costretto a spendere meno, il consumatore si è accorto che può spendere meglio, rispettando gli altri e l’ambiente senza rinunciare alla qualita’, rivela Giampaolo Fabris. Per il sociologo, i più recenti sviluppi dei consumi, in un trend complessivamente negativo a causa della crisi, vedono andare controcorrente comparti come l’alimentazione biologica o il benessere, mentre sembra definitivamente superata la fase di bulimia dei consumi che aveva contraddistinto gli ultimi anni. I tempi di sostituzione di automobili ed elettrodomestici si allungano in assenza un’usura effettiva, i guardaroba si restringono, in tavola arriva meno quantità, ma più qualità e al possesso si comincia a preferire l’accesso.

Il cittadino, in quanto a disponibilità a sobbarcarsi gli impegni della raccolta differenziata dei rifiuti, ha abbondantemente scavalcato le capacità organizzative delle amministrazioni locali. Anche in economia, viene messa in discussione la tirannia del Pil come unico indicatore di sviluppo. A dare conto con maggiore trasparenza di questo mutamento è il settore alimentare.

“Gli italiani che dichiarano di consumare regolarmente cibi biologici -dice Fabris nel libro- passano dal 22% del 2008 al 26% del 2009 (circa il 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane). Nielsen segnala che, nella prima metà del 2009, si è registrato nella Gdo un aumento del biologico dell’8,5%. L’Italia, con circa 50.000 produttori che adottano tecniche di coltivazione rispettose dell’ambiente alimentando un mercato di circa 3 miliardi di euro e oltre un milione di ettari dedicati, è il primo produttore al mondo nell’agroalimentare biologico”, mentre si diffondono forme alternative di distribuzione come i farmer market e l’agriturismo, attente al valore dei prodotti del territorio.

Il consumatore, costretto dalla crisi a spendere meno, ha scoperto che può spendere meglio, affrancandosi in parte dai miti delle marche: i monogami, che nel 1995 erano il 47,9% della popolazione, oggi sono solo il 39% e i livelli di soddisfazione sono crollati.

Fabris interpreta il cambiamento come la rivincita di uno stile di vita mediterraneo contrapposto a quello anglosassone e ne vede la tangibile conferma nel salvataggio di Chrysler da parte di Fiat, nel nome dello sviluppo di auto più economiche e rispettose dell’ambiente, nonchè nella diffusione di nuove abitudini alimentari anche negli Stati Uniti.

Il sociologo ammette di individuare una tendenza ancora nella sua fase iniziale. “Il più forte ostacolo alla sua diffusione -scrive- è la mancanza di una elaborazione collettiva, di paradigmi a cui fare riferimento, l’assenza di modelli proposti dai media”. I consumatori, però, si stanno attrezzando anche per questo: il web si sta rivelando decisivo nel superamento della passività, dovuta a una forte asimmetria informativa, che ha caratterizzato in passato il loro rapporto con i produttori e il libro di Fabris potrebbe rappresentare un importante nucleo di elaborazione teorica per il movimento emergente.

Fonte: adnkronos.com

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Quibio, la bioplastica tutta italiana

Posted by darmel su 15 marzo 2010

Dall’idea di due cagliaritani, Giuseppe Brau e Maria Grazia Sanna, 10 anni fa è nato Quibio, portale specializzato nell’e-commerce di prodotti in bioplastica, biodegradabile e compostabile al 100%. I prodotti possono essere acquistati sul sito di Quibio e verranno spediti gratuitamente in tutta Italia in sole 48 ore, questo è quanto promettono alla Quibio.

Ci sono utensili per la casa ad uso quotidiano, ed usa e getta, di tutte le categorie, tutti rigorosamente col prefisso bio: biobicchieri e biotazzine, biovaschette, biopannolini, biopattumiere, biopiatti, biociotole, biotovaglie, bioposate, biogiochi, bioguanti… insomma, di tutto e di più.

I prezzi sembrano abbastanza competitivi. I pannolini, ad esempio, in confezione da 30 vengono intorno ai 14 euro, e non dimentichiamoci il trasporto gratuito (con un ordine minimo di 30 euro) e la possibilità di ricevere i prodotti comodamente a casa nostra. Un po’ più costose mi sono sembrate invece le posate: una confezione da cinquanta forchette in bioplastica costa intorno agli 8 euro, quando nei supermercati si trovano anche 100 posate ad un euro. Ma non si può avere tutto, e l’ecosostenibilità spesso, si sa, che ha costi proibitivi. Va meglio per le tovagliette in carta riciclata che partono dai sei euro. La Quibio fornisce carte da imballaggio, sacchetti biodegradabili e altri prodotti a molte aziende italiane, senza dimenticare i privati. La mission dell’azienda è fornire:

Posate, piatti, bicchieri e tutti quei prodotti di largo consumo destinati a trovare una collocazione nel mercato, tra gli utenti ecosensibili che preferiscono l’utilizzo di oggetti rispettosi della natura. Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione all’utilizzo dei prodotti ecocompatibili nel settore dell’usa e getta.

Insomma un usa e getta tutto italiano e tutto biodegradabile, che si propone su larga scala, con prodotti di vario genere, e che festeggia il suo decennale nell’e-commerce con un po’ di sana pubblicità. Anche quella, rigorosamente, bio.

Fonte:
Quibio.it
ecologiae.com

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Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Posted by darmel su 15 marzo 2010

A Febbraio Terna ha presentato il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che tra mille difficoltà cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione: quella che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.

Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.

Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.

La seconda, invece, è che non si parla di nucleare nonostante il fatto che, se le centrali un giorno dovessero realmente vedere la luce, avranno bisogno di una rete molto robusta per sopportare la nuova quantità di energia prodotta. Non è strano, a dire il vero, visto che è ancora fortissimo il dibattito sulla localizzazione dei siti e la maggior parte dei governatori stanno dando battaglia per evitare di trovarsi, tra una decina di anni, con la centrale nel giardino. C’è da scommettere, però, che ogni tipo di valutazione sul dove verranno messe le centrali atomiche dovrà passare prima da una valutazione di Terna sul come allacciarle in rete.

Per le rinnovabili, invece, le buone notizie sono due: l’eliminazione dei vincoli strutturali, come già accennato, e l’istallazione di pannelli fotovoltaici in terreni adiacenti le stazioni elettriche che, attualmente, non sono utilizzati. Terna dichiara la volontà di spendere circa 300 milioni di euro in questo progetto e crede di poter arrivare a 100 Mw istallati nel solo 2010. Si tratterà, per essere più precisi, di impianti di piccola taglia.

La vera, buona notizia, però, è un’altra: il grosso degli investimenti per la rete sarà al centro-sud dove, contemporaneamente, ci sono sia le centrali più vecchie che le reti più vecchie. Il solo fatto di avere collegamenti nuovi e più robusti permetterà di utilizzare centrali più pulite. Due esempi per chiarire: con il raddoppio dell’elettrodotto sottomarino Sorgente-Rizziconi che collega Sicilia e Calabria si potrà fare a meno dell’inquinantissima centrale termoelettrica ad olio combustibile di San Filippo del Mela (Me) perchè l’energia in meno (1.600 MW) si potrà in parte importare in Sicilia dalla Calabria. Certo, si spera che non sia l’elettricità della centrale a carbone di Saline Joniche

Discorso simile in Sardegna per l’elettrodotto di collegamento con il continente, il Sapei, che farà il paio con il gasdotto Galsi e permetterà di sostituire le centrali a carbone e a gasolio sarde con nuove centrali a turbogas a ciclo combinato. Non sono proprio ecologiche, ma di questi tempi è sempre meglio di niente. Sempre il Sapei, per finire, permetterà di sfruttare al meglio l’abbondante produzione eolica sarda, realmente ecologica anche se a qualcuno non piace.

Fonte: ecoblog.it

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Nasce Asso Energie Future, prima battaglia: difendere gli incentivi

Posted by darmel su 15 marzo 2010

Febbraio è nata una nuova associazione di categoria che raccoglie una trentina di aziende attive nel campo dell’energia e, in particolare, del fotovoltaico. Si chiama Asso Energie Future, non è ancora associata a Confindustria, ma il suo statuto ne prevede la posibilità.

Il presidente di questa associazione è Massimo Sapienza, un catanese di appena 35 anni che oggi vive nella capitale ai Parioli, presidente e amministratore delegato di Helio Capital S.p.A. che, a sua volta, è un fondo chiuso di investimento specializzato negli investimenti in energie rinnovabili. Il primo di questi investimenti è stato un impianto fotovoltaico da 1 MW in Puglia.

Helio Capital è posseduto da Cimino & Associati Private Equity (Cape). Non è la prima volta che parliamo di Cape su Ecoblog: è la stessa azienda che ha proposto “Sunny car in a sunny region”, cioè il progetto di riconversione della Fiat di Termini Imerese in una fabbrica di auto elettriche e colonnine di ricarica. Un progetto che dovrebbe essere realizzato da Cape Regione Siciliana Sgr S.p.a., un altro fondo chiuso misto pubblico-privato che vede la stessa Regione Sicilia come socio al 49%. Mezza Termini, quindi, se la potrebbe comprare la stessa Regione.

Asso Energie Future è un’associazione che probabilmente farà parlare di sè. O almeno così si potrebbe ipotizzare visto che in meno di un mese di vita, come ben si può constatare dalla rassegna stampa aziendale, ha già collezionato un paio di pezzi sul Sole 24 Ore, due su Quotidiano Energia e vari passaggi su alcune delle maggiori agenzie nazionali di stampa.

Insomma, questa è gente ben messa, che ha i soldi e che sa come farli girare. E a deciso di farli girare nel settore delle rinnovabili. Si dirà: vengono a fare incetta di soldi pubblici, tra incentivi e Certificati Verdi. Più o meno, ma sarebbe una interpretazione troppo semplicistica della situazione. Vero è che la prima battaglia di Asso Energie Future è quella per la conferma del Conto Energia, come confermano le proposte pubblicate dall’azienda stessa nel suo sito web.

Tuttavia, sempre nelle stesse proposte, si legge anche qualcosa di molto interessante: se venissero mantenuti gli attuali incentivi il rendimento in vent’anni del capitale investito in fotovoltaico sarebbe del 10% mentre lo stesso capitale, investito nel settore immobiliare, renderebbe l’11%. Se invece, come sembra dalle indiscrezioni che girano in questi giorni, gli incentivi del Conto Energia venissero abbassati (si parla di tagli tra il 6 e il 15% circa) la redditività dell’investimento nel solare sarebbe ben lontana dal grande banchetto che molti descrivono.

Detta in altre parole: se il Governo taglia gli incentivi i soldi andranno verso il mattone, se li lascia come sono andranno nelle rinnovabili. Un bivio non da poco, vista la terribile tendenza italiana alla speculazione edilizia che, si sa, è sempre ben retribuita. Sarà forse un caso che, da un paio di mesi a questa parte, si parla solo di nuovo Conto Energia e di Piano Casa? Probabilmente no e, sinceramente, tra i due scelgo il primo: l’Italia ha già un passato di cemento, palazzine ed ecomostri illuminati e riscaldati a petrolio, vorrei che provasse ad avere un futuro diverso.

Fonte: ecoblog.it

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